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MAMBO 14 Settembre Set 2015 1543 14 settembre 2015

Né Tsipras né Corbyn: dov'è la sinistra in Italia?

In Europa giovani e vecchietti radicali avanzano. Da noi invece Renzi è senza rivali.

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Jeremy Corbyn, 66 anni, deputato della sinistra estrema del Labour britannico.

Tornano le Pantere grigie?
Dopo il successo di Jeremy Corbyn, ultra 60enne, nella gara per guidare il Labour, altri due vecchietti aspirano a farsi largo in modo prepotente: Hillary Clinton, nata nel 1947 e Joe Biden che addirittura vide i natali nel 1942.
Il tema generazionale resta così molto mediterraneo, visto che anche in America latina i leader recenti marciavano fra i 50 e i 60 con alcuni ancora più vecchi.
È un dato di cronaca, non la ricerca di una rivincita generazionale né il segnale di fallimento della nuova generazione.
IN ITALIA SOLO SLOGAN. Questo dice solo che in Italia la discussione politica è di terribile banalità perché fondata su slogan, su impressioni, su facili costumi, intesi non nel senso a cui avete pensato.
Messa da parte la questione dell’età, in questo nostro provincialissimo Paese si sta discutendo se Corbyn possa essere o no un punto di riferimento per la sinistra italiana.
Oppure, come scrivono i liberali e soprattutto i liberali che hanno fieramente propagandato nei decenni scorsi le idee comuniste poi rumorosamente abbandonandole, se sia il personaggio che darà al Labour la sconfitta più cocente come ai tempi della Lady di ferro.
RADICALI, MA NON DA NOI. Non so entrare nella discussione che riguarda la politica interna britannica.
Non voglio entrare in quella italianissima per cui la sinistra è stata zapateriana, blairiana, ha visto addirittura una lista per Tsipras ma non ha mai saputo costruire alcunchè a partire da sé.
La domanda riguarda la ragione per cui tante esperienze radicali si affermano in parti così diverse dell’Europa e perché invece in Italia non si fanno passi avanti.
Credo che la vera ragione dell’affermarsi della sinistra radicale stia in due questioni: da un lato l’aggravarsi delle disuguaglianze, dall’altro la caduta del sogno europeo.
BASTA CON L'INDIFFERENZA. La sinistra riscopre che alle sue origine, nel suo Dna, se non c’è più l’uguaglianza assoluta non può esserci l’indifferenza verso le grandi e dilaganti diseguaglianze.
Questa stessa sinistra, che ha sempre ragionato in termini sovranazionali, vive la delusione dell’Europa di oggi e si appoggia a leadership che la contrastano evocando, sia pure con parole rare, un altro tipo di Unione europea.
In alcuni Paesi questi processi si sono incrociati con leadership molto giovani, come Alexis Tsipras, radicale diventato molto realista, e come Pablo Iglesias, leader degli spagnoli di Podemos.
Ora si aggiunge un vecchio frequentatore della politica, il britannico Corbyn che la sinistra l’ha attraversata non smarrendo mai la sua ispirazione radicale che ora lo vede in prima scena dopo il fallimento dei fratelli Miliband, figli di un marxista scolastico, approdati, i figli, a un labourismo di tendenza liberale.
ASSENZE CHE FAVORISCONO RENZI. In Italia è mancato tutto questo lavorio. I leader sono usurati da anni e anni di politica attiva in primo piano, giovani alla Iglesias non se ne vedono, vecchi alla Corbyn neppure perché con quell’età sono stati al minimo sindaci o ministri.
Queste assenze sono punti a favore di Renzi, ma non allontanano il problema per lui. Non sarà il successo di un comizio conclusivo a una festa dell’Unità a dare il segno della ristabilita connessione sentimentale con il proprio popolo. Si riguardi il passato e resti all’erta.

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