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EDITORIALE 14 Settembre Set 2015 1027 14 settembre 2015

Siamo un Paese che dipende da Alfano & C.

Ncd, partito dello 0 virgola, frena le riforme. Per paura di estinguersi. Silvio, pensaci tu a Renzi...

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Angelino Alfano e Matteo Renzi.

Siamo un Paese che dipende da Alfano & C, e già questo di per sé basta a dire come siamo messi.
Ebbene sì, dipendiamo dai mal di pancia del Nuovo centrodestra, un partitino oramai ridotto allo 0 virgola, ancora forte però di un pugnetto di voti che in Senato servono a Matteo Renzi per governare.
Almeno fin che la minoranza dei Dem non si riduce a più miti consigli, o Denis Verdini tra le file della destra riesce a fare una pesca un po’ più copiosa.
QUEL MALEDETTO QUID. Il Ncd nacque da un moto di stizza del suo segretario Angelino Alfano che, stanco di essere preso a schiaffi da Silvio Berlusconi, il quale pur avendolo designato a erede gli rimproverava un giorno sì e l’altro pure la mancanza di quid, se ne andò sbattendo la porta.
A seguirlo, un gruppo di ex azzurri, molti dei quali impoltroniti nei ministeri e nelle commissioni, pronti a cambiare parrocchia di fronte al rischio di restare a mani vuote.
OPPOSIZIONE? PER CARITÀ. La parola «opposizione» ha infatti per Ncd lo stesso effetto che ha l’aglio per i vampiri.
Nonostante i nobili ma poco credibili sforzi di dare un connotato ideologico alla nuova formazione smarcandosi dal Caro leader - difficile dare credibilità a chi per anni ha fatto da mero strapuntino al Cavaliere - il Ncd è rimasto un precario ensemble del piccolo cabotaggio, una stanzetta di compensazione clientelare attrezzata a difendere la rendita di posizione faticosamente conquistata.
QUALE IDEALE C'È NEL NCD? Il senso di quel cespuglio è infatti ancora oggi ai più ignoto.
Quale spinta ideale sorregga i suoi accoliti è arduo individuare, così come cosa differenzi nell’ideologia la costola Ncd da Forza Italia, il corpo da cui si staccò, o dallo stesso Partito democratico, se non forse una difesa della morale cattolica che persino papa Bergoglio definirebbe anacronistica.
Ora però Ncd ha puntato i piedi, e lo ha fatto sulla riforma del Senato e la Legge elettorale, visti dai nuovi centrodestri allo stesso modo con cui i contadini pugliesi vedevano la xylella. Ovvero una catastrofe, una biblica sventura che ne minaccia l’estinzione.
CÈ CHI TORNA IN FORZA ITALIA. Infatti, a conferma della vocazione trasformista, la scissione dell’atomo è già iniziata con alcuni esponenti tornati all’ovile berlusconiano, e altri in procinto di farlo.
Non foss’altro però che prima devono avere ben chiaro che fine farà Forza Italia, la cui casa un tempo per i transfughi molto accogliente, grazie al disamore di Silvio ha le fondamenta che scricchiolano.
Risultato: il Nuovo centrodestra del mirabolante Alfano prepara le barricate in vista della battaglia fondamentale per la sua sopravvivenza, e i messi del Pd fanno la spola nel tentativo di scardinarne la resistenza.
I VOTI AL PD LI PORTERÀ SILVIO. Siamo forse l’unico Paese la cui vita politica si blocca, o per lo meno rallenta vistosamente, per star dietro alle ubbie di un partito inesistente.
Meno male che alla fine ci penserà Silvio, con qualche uscita dei suoi dall’Aula, un po’ di diplomatiche febbri e qualche altro viaggio in Crimea, a rimuovere l’ostacolo.

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