Paesi Est hanno bloccato intesa migranti
IL PUNTO 15 Settembre Set 2015 0849 15 settembre 2015

Migranti, i Paesi dell'Est Europa bloccano l'accordo sui ricollocamenti

L'Ungheria guida il fronte del no. La Francia pensa a ripristinare controlli alla frontiera italiana. Via libera alla missione anti-scafisti.

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L'Unione europea ha trovato la quadra sul ricollocamento dei migranti - 26 mila dall'Italia e 14 mila dalla Grecia - ma è ancora divisa sulla seconda tranche di 120 mila persone e sulla gestione dei flussi alle frontiere.
Olanda, Austria, Polonia, Romania, Slovacchia, Ungheria e Germania hanno annunciato una stretta nei controlli, mentre la Francia è pronta a ripristinarli alla frontiera italiana.
BERLINO INTENSIFICA I CONTROLLI. Il portavoce di Angela Merkel ha però ribadito che Berlino non chiude le porte ai richiedenti asilo: «I controlli temporanei», ha affermato Steffen Seibert nel corso di una conferenza stampa, «non sono la stessa cosa di una chiusura delle frontiere. I rifugiati continueranno a venire in Germania e speriamo che ciò avvenga nel solo di un processo ordinato».
LA STRETTA UNGHERESE. Non solo: Vienna ha inviato soldati alla frontiera ungherese. Mentre il premier magiaro Viktor Orban ha chiuso il confine con la Serbia, compreso lo spazio aereo. La polizia ungherese ha avvertito che ogni 35 metri lungo la frontiera blindata dalla barriera metallica e di filo spinato fa la guardia un poliziotto o un militare.
In base alla nuova normativa sui migranti, in vigore dalla mezzanotte del 14 settembre, l'ingresso illegale in Ungheria è considerato un reato punibile con l'espulsione o la condanna fino a tre anni di carcere.
Contro l'accordo anche il ministro slovacco Robert Kalinek è arrivato al vertice sostenendo che «le quote non sono la soluzione»; e nelle stesse ore la premier polacca Ewa Kopacz ha ribadito la stessa linea, anche se il suo ministro ha dimostrato alcune aperture durante il vertice.
SCHENGHEN INDEBOLITO. A chiare lettere è emerso anche che il trattato di Schengen è in gioco in questa partita, indebolito ulteriormente dopo che Vienna e Bratislava hanno espresso l'intenzione di seguire l'esempio di Berlino e ripristinare i controlli alle frontiere, minacciando così di scatenare un 'effetto domino' che potrebbe peggiorare la già complicata situazione nel Vecchio continente.
Solo la Sloveria si è detta pronta ad accogliere i profughi cacciati da Budapest.

I falchi dell'Est bloccano l'intesa

I migranti stipati nei recinti metallici dell'Hangar 1, nel 'centro di raccolta' di Roszke.

A spaccare l'intesa sui 120 mila profughi (in origine erano 160 mila) da ricollocare sono dunque i falchi dei Paesi dell'Est. Mentre Regno Unito, Irlanda e Danimarca godono di una clausola di opt-out.
C'è «un accordo di principio» sostenuto da una larga maggioranza di Stati, ma nonostante i ripetuti tentativi, non è stato possibile trovare l'unanimità.
SE NE RIPARLA L'8 OTTOBRE. Tutto è rimandato alla nuova riunione dei ministri dell'8 ottobre, quando di fronte a mali estremi, si andrà avanti con la maggioranza qualificata.
Nonostante il 'muro' dell'Est però, i numeri per una maggioranza qualificata ci sono e sebbene, vista la delicatezza della questione, si tenda a considerarla l'ultima spiaggia, l'Alto rappresentante Ue Federica Mogherini non l'ha esclusa. «Non spetta a me decidere», ha affermato, «ma non vedo perché no».
VIA LIBERA ALLA MISSIONE ANTI-SCAFISTI. Intanto i 28 hanno dato il via libera formale per l'avvio della 'fase 2' della missione navale EuNavFor Med che prevede l'uso della forza contro gli scafisti nel Mediterraneo.

La creazione dei centri di smistamento

Intanto, col via libera al primo schema di 40 mila ricollocamenti si costituisce la base legale per l'avvio dell'approccio 'hotspot', centri di smistamento per distinguere i profughi dai migranti economici.
MIGRANTI ECONOMICI IN ITALIA E GRECIA. E proprio questi ultimi dovrebbero essere trattenuti in Italia e Grecia, in centri attrezzati regolati da una «certa severità», come spiega il ministro dell'Interno Angelino Alfano, in attesa del rimpatrio.
Il titolare del Viminale chiede però l'applicazione degli hotspot in modo graduale, in parallelo ai ricollocamenti, ma soprattutto condizionata «al funzionamento dei rimpatri», che devono essere «gestiti da Frontex con risorse comunitarie» e sotto la responsabilità europea.

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