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POLITICA 15 Settembre Set 2015 1520 15 settembre 2015

Riforme, le richieste della minoranza Pd

La senatrice dem Lo Moro lascia il tavolo: «Siamo su un binario morto». Dall'elezione diretta alle funzioni delle Regioni: ecco i punti su cui manca l'accordo.

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Doris Lo Moro, senatrice del Pd.

Lo strappo nel Partito democratico sulle riforme costituzionali era nell'aria e alla fine è arrivato. Definitivo o meno, si vedrà.
La senatrice della minoranza dem Doris Lo Moro, bersaniana doc, ha abbandonato la riunione del Pd con il ministro Maria Elena Boschi e i capigruppo di Camera e Senato, Ettore Rosato e Luigi Zanda. «Siamo a un binario morto, a quel tavolo non si discute né di articolo 2 né delle funzioni del Senato», ha detto. «C'è divergenza tra quello che viene comunicato all’esterno e quello che avviene nelle riunioni».
LEGGE SUBITO IN AULA. Ma Boschi ha replicato: «Non è saltato alcun tavolo: mi dispiace quello che dice Lo Moro. Abbiamo lavorato seriamente per raggiungere un accordo su diversi punti e continueremo a lavorare». Il gruppo del Pd avrebbe quindi intenzione di calendarizzare direttamente per l'Aula il testo di riforma costituzionale, per accelerare i tempi di esame evitando che il ddl resti 'impantanato' ancora a lungo in commissione.
RENZI SFIDA GRASSO. In precedenza il premier Matteo Renzi aveva lanciato la sfida al presidente del Senato Pietro Grasso sull'articolo 2: «Tocca a lui decidere, per me il punto chiave è che si arrivi al Senato delle autonomie, già votato in doppia conforme. Come si possa cambiare idea per la terza volta è un problema che riguarda il presidente del Senato».
Ma cosa divide, nel dettaglio, la minoranza dem e il governo? Ecco una breve guida per capire le ragioni del braccio di ferro.


1. Elezione diretta dei senatori

I ribelli Pd chiedono l'elezione diretta dei senatori attraverso un intervento sull'articolo 2 del ddl Boschi, inserendo un apposito comma che stabilisca l'indicazione da parte dei cittadini dei consiglieri regionali che andranno a Palazzo Madama. Per l'esecutivo, invece, i futuri senatori saranno indicati dai consigli regionali.

2. Poteri di verifica al Senato

Inoltre i 'ribelli' chiedono che il nuovo Senato abbia poteri di verifica, controllo e inchiesta. Con la riforma voluta da Renzi, invece, si supererà il bicameralismo perfetto, Palazzo Madama avrà molti meno poteri (non potrà più votare la fiducia al governo) e la sua funzione principale sarà quella di funzione di raccordo tra Stato e Regioni-Comuni. Per il resto avrà potere di voto su riforme e leggi costituzionali, leggi sui referendum popolari, leggi elettorali degli enti locali, diritto di famiglia, matrimonio e salute e ratifiche dei trattati internazionali. Tolte queste materie, la competenza legislativa sarà quindi appannaggio della sola Camera dei deputati.

3. Modello del Bundesrat tedesco

La riforma prevede poi la modifica del Titolo V della Costituzione, con la scomparsa delle Province e l'eliminazione della legislazione concorrente tra Stato e Regioni.
Il ddl Boschi dà più competenze allo Stato centrale permettendo anche il commissariamento di Regioni ed enti locali in caso di grave dissesto finanziario, ma prevedendo la delega di ulteriori competenze alle Regioni a Statuto ordinario virtuose in quanto a bilancio. Lo Stato, inoltre potrà esercitare una «clausola di supremazia» verso le Regioni a tutela dell’unità della Repubblica e dell’interesse nazionale.
La minoranza Pd, invece, vorrebbe seguire il modello del Bundesrat tedesco, l'organo attraverso cui i Länder partecipano alla funzione legislativa e all’amministrazione dello Stato federale, con voce in capitolo specie su norme finanziarie e sui decreti legislativi del governo.

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