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ISTRUZIONE 15 Settembre Set 2015 1345 15 settembre 2015

Stranieri a scuola, il problema dell'italiano come seconda lingua

Caos sulle quote di alunni stranieri in classe. E i docenti che dovrebbero insegnare la nostra grammatica non sono ancora riconosciuti. Così le soluzioni vengono rinviate al 2016. 

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Una classe al lavoro.

La campanella suonata il 14 settembre alla scuola Manzoni di Brescia ha avuto l'effetto di una sveglia improvvisa: al primo giorno di lezioni, si è scoperto che le due uniche classi prime elementari dell'istituto sono composte esclusivamente da alunni stranieri.
I piccoli studenti (17 in una classe, 18 nell'altra) sono infatti nati o hanno i genitori provenienti da Cina, Sri Lanka, India, Pakistan, Moldavia e Filippine.
Mai prima d'ora il numero di alunni stranieri alla Manzoni aveva raggiunto un picco come quello del 2015.
Ma nell'era dell'immigrazione e del melting pot c'era da aspettarselo. E non solo a Brescia.
INSEGNANTI SOTTO PRESSIONE. Eppure, fino al primo giorno di scuola la questione dell'integrazione degli alunni stranieri è finita in secondo piano, lasciando in mano agli insegnanti una situazione difficile da gestire quotidianamente: «Lavorare in queste classi è complicatissimo», ha raccontato una maestra, «alcuni bambini sono arrivati in Italia da poco e non parlano la nostra lingua. Speriamo che il provveditorato assegni presto qualcuno».
SOLUZIONI RINVIATE AL 2016. Dall'ufficio scolastico provinciale, il responsabile Mario Maviglia ha proposto di «unire le scuole del centro città, dove il numero di stranieri è elevato, sotto un unico istituto, in modo da permettere a un preside di evitare classi di questo genere».
Una soluzione-ponte in chiave futura, però, non certo realizzabile ad anno scolastico iniziato.
E questa non è l'unica idea per risolvere il problema che è stata rinviata almeno al 2016-2017 a causa di ritardi nella programmazione delle risorse, sia professionali sia economiche.

La Gelmini aveva previsto un tetto indicativo del 30% di stranieri

Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini.

Dopo la notizia della scuola di Brescia, la polemica è scoppiata sul tema delle quote.
Il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha chiesto un limite al numero bimbi di altre nazionalità nelle classi italiane.
In realtà un'indicazione a riguardo c'è già: si tratta della circolare dell'ex ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che prevedeva dal 2010/11 un tetto del 30% al numero di alunni stranieri per classe.
Ma la circolare è solo indicativa e lascia a scuole, enti locali e uffici scolastici regionali la responsabilità di 'smistare' gli studenti prima dell'inizio delle lezioni a settembre.
Capita così che in un istituto come la Manzoni di Brescia, dove le classi elementari sono solo due, sia impossibile applicare queste indicazioni e gli alunni siano tutti stranieri.
Inoltre, secondo i dati del Miur, sette scuole su 100 al Nord Italia superano il tetto non obbligatorio del 30% di studenti sranieri.
GIANNINI PROMETTE PIÙ INTEGRAZIONE. A inizio del 2015, invece, il sottosegretario all'Istruzione del governo Renzi, Davide Faraone, aveva contro-proposto quote minime di stranieri per ogni classe.
Ma il ministro Stefania Giannini ha smentito i tetti quantitativi, annunciando piuttosto maggiore attenzione all'insegnamento dell'italiano e all'integrazione degli 850 mila bambini stranieri (anche se di questi, secondo i dati del Miur, il 50% è nato in Italia ed è quindi straniero solo sulla carta).
BANDI ARRIVATI TROPPO TARDI. Peccato che i due bandi da 500 mila euro l'uno pubblicati dal ministero per progetti di potenziamento dell'italiano come seconda lingua e di accoglienza e sostegno linguistico-psicologico per i minori stranieri non accompagnati siano arrivati solo il 9 settembre: troppo tardi per organizzare la didattica del 2015-16 e rinviando tutto (forse) all'anno prossimo.
È quindi mancata una programmazione lungimirante, capace di stanziare risorse per l'integrazione degli stranieri a scuola con effetto immediato, in un momento storico di fortissima immigrazione.

Gli insegnanti di lingua italiana non ancora riconosciuti ufficialmente

Un corteo di protesta contro la riforma della scuola.

Un altro aspetto fondamentale riguarda gli insegnanti di italiano come seconda lingua (L2) che aspettano ancora il riconoscimento del loro ruolo da parte del Miur e l'unificazione delle certificazioni necessarie per svolgere il loro lavoro.
Infatti al momento esistono master per la didattica dell'italiano L2 o corsi per le certificazioni come il Ditals (Didattica dell'Italiano come Lingua Straniera), ma non c'è ancora una classe di concorso per insegnanti di italiano L2.
Questi ultimi, per ora, rischiano di essere scavalcati da professori 'improvvisati' che non hanno nessuna formazione in didattica della lingue.
VUOTO NORMATIVO DA COLMARE. Le recenti linee guida del Miur prevedono l'istituzione di una nuova classe di concorso per l'insegnamento di italiano L2 sia a scuola sia con gli adulti, ma si attende ancora un decreto specifico che possa colmare questo vuoto normativo.
Il ministro Giannini non ha definito i tempi di approvazione e attuazione del piano e restano incognite sui criteri di selezione degli insegnanti di italiano per stranieri.
SCUOLE ANCORA IMPREPARATE ALL'INTEGRAZIONE. Anche in questo caso la confusione sulle regole rischia di rallentare la preparazione delle scuole all'accoglienza e all'intregrazione degli alunni stranieri, con effetti negativi sia sull'apprendimento degli studenti sia sul lavoro degli insegnanti.

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