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INTERVISTA 16 Settembre Set 2015 1030 16 settembre 2015

Rimborsi ai partiti, Salvi: «Sbagliato inseguire il M5s»

Via il finanziamento pubblico entro il 2017. Ma poi è arrivata la sanatoria del Pd. «Una pezza su un errore», dice l'ex ministro Salvi: «I soldi alla politica servono».

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Finanziamento pubblico ai partiti? Vade retro.
Prima è arrivata l'abolizione entro il 2017 voluta dal governo Letta, poi la soddisfazione di Matteo Renzi per il successo, almeno in casa Pd, della raccolta del 2 per mille.
«Vorrei ringraziare i 549.196 italiani che hanno scelto di destinare il 2 per 1000 al Partito democratico», ha scritto il premier su Facebook, ribadendolo in ogni occasione pubblica.
FIN DALLA LEOPOLDA... «Quando abbiamo iniziato la battaglia per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, eravamo in pochi a crederci. Sembrava impossibile affermare un modello diverso, trasparente e responsabile. Ci dicevano: 'Così distruggete la democrazia e la partecipazione'. In realtà, restituire ai cittadini la libertà di finanziare o meno un partito è stato un nostro obiettivo fin dalla Leopolda».
Tutto bene quel che finisce bene, dunque.
MA ECCO LA SANATORIA. Almeno fino alla 'leggina' firmata Pd che permette ai partiti di ricevere i finanziamenti relativi agli anni 2013 e 2014.
Euro bloccati dall'ufficio di presidenza della Camera che a luglio aveva stabilito di non poter erogare alcun fondo senza la relazione di conformità della Commissione di garanzia.
Una sanatoria in piena regola, dunque. E una caduta di immagine per i dem.
«ERRORE NATO DALLA DEMAGOGIA». In realtà secondo l'ex ministro del Lavoro ed ex Ds Cesare Salvi, l'errore sta a monte.
Dove? «Nella demagogia con cui Letta ha abolito totalmente il finanziamento pubblico», spiega a Lettera43.it l'autore, tra l'altro, de Il costo della democrazia.
«Nei sistemi democratici», aggiunge, «il finanziamento è previsto. Certo in modo controllato e moderato».

L'ex ministro del Lavoro Cesare Salvi.


DOMANDA. E allora perché questa stretta di Letta?
RISPOSTA. Si è voluto inseguire il risentimento dei cittadini, un po' alla M5s...
D. Però il meccanismo del 2 per mille pare abbia funzionato, almeno per il Pd.
R. Sì, poi però ci si è resi conto di quello che era ovvio e palese.
D. Cioè?
R. La politica ha costi di funzionamento e i partiti si sono trovati in difficoltà ad andare avanti.
D. Soprattutto i più piccoli, come il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano.
R. Non solo. Direi che i finanziamenti fanno comodo a tutti.
D. E quindi hanno pensato alla sanatoria.
R. Una leggina che è un pasticcio per rimediare a un errore.
D. Non le pare paradossale che i controlli non siano stati terminati per tempo?
R. Veramente non sono stati dati alla Commissione i mezzi per completarli.
D. Perché non è pensabile un finanziamento totalmente privato?
R. Sarebbe una sperequazione. Senza contare la rincorsa delle lobby e delle influenze ancora maggiori che avrebbero sulla politica.
D. Senza peraltro che in Italia esista una legge sulle lobby.
R. Agirebbero senza controlli. Anche negli Usa ora si cerca di mettere un freno alle spese e alle donazioni che ormai sono diventate intollerabili.
D. In Europa però ci sono modelli che funzionano.
R. Basta guardare al Regno Unito, dove il finanziamento è sottoposto a controlli rigidi ed esistono tetti di spesa.
D. In Italia invece...
R. Finché si continuano ad affrontare le questioni in modo poco serio questi sono i risultati.
D. Quindi lei è per un finanziamento pubblico controllato?
R. Per un finanziamento più limitato e che escluda forme surrettizie che sono ai limiti della legalità quando non sono illegali. Sto pensando per esempio ai rimborsi dei consigli regionali.
D. Con la sanatoria il Pd ha fatto uno scivolone, come accadde per il caso Azzollini. Il partito predica bene ma razzola male?
R. Il gioco si fa pericoloso a causa di un vizio di origine.
D. Quale?
R.
Questa maggioranza non è espressa dal voto popolare. Al Senato i numeri sono risicati e questo impone di ricorrere a mezzi e mezzucci noti e meno noti, per assicurarsi i voti necessari a stare a galla.
D. Lo dimostra lo scontro in corso per la riforma del Senato.
R. Di una cosa sono certo: dopo la legge elettorale è necessario tornare al voto. Anche per eliminare la mancanza di trasparenza di partiti come il Ncd, tentato dal Pd e da Forza Italia.
D. Siamo al mercato delle vacche?
R. C'è il rischio. Inoltre mentre alla Camera il Pd ha una maggioranza amplissima, al Senato è appesa a un filo ed si è costretti a usare ogni espediente.
D. Ossigeno per il M5s.
R. Che con il suo 'no' deciso a rimborsi e finanziamenti può giocare la carta della coerenza.

Twitter @franzic76

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