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INFRASTRUTTURE 17 Settembre Set 2015 1615 17 settembre 2015

Autostrada Orte Mestre, storia infinita di un'opera mai nata

Iter lungo 14 anni, rinvii, poche risorse. Ora Delrio blocca l'infrastruttura. Tramonto definitivo?

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Un tratto dell'autostrada E45.

Se fosse un film, sarebbe una saga da decine di episodi: l’autostrada Orte Mestre è una delle grandi opere italiane che ha conosciuto diverse vicissitudini, rimbalzando da un iter legislativo a un altro.
Pensata per diventare un nuovo collegamento tra il Nord e il Sud Italia e alleggerire il carico di traffico della A1, il tratto stradale dovrebbe attraversare 11 province e 48 comuni nelle regioni Lazio, Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Veneto, per un totale di 396 chilometri.
FU INIZIATIVA DI SILVIO. Sono passati ormai 14 anni da quando il presidente del Consiglio dell’epoca, Silvio Berlusconi, inserì la costruzione della “nuova Autostrada del Sole” nella Legge Obiettivo del 2001.
L’opera nel 2003 è stata dichiarata di pubblica utilità, salvo poi rimanere sempre sulla carta.
I lavori non sono mai stati avviati e il progetto ora rischia di scomparire del tutto: l’autostrada ad aprile 2015 non è stata inserita nella lista delle priorità dal ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio e ora attende di trovare posto nella Legge di Stabilità.
PROBLEMA DI SOLDI. Il nodo più spinoso resta quello dei soldi: Delrio ha imposto un giro di vite alla politica delle grandi opere, riducendo la lista da 419 a 30 progetti prioritari per un valore di 70,9 miliardi e una copertura finanziaria di 48 miliardi di euro.
«Stiamo facendo una riflessione: forse con 1,5 miliardi di finanziamento pubblico è più utile mettere in sicurezza la Romea ed eliminare i colli di bottiglia, senza introdurre il pedaggio», è stata la motivazione del ministro sulla esclusione della Orte Mestre.

La manutenzione del tratto esistente conviene allo Stato?

Un volantino del M5s contro la costruzione della Orte-Mestre.

Ma la manutenzione del tratto stradale esistente potrebbe rivelarsi un’impresa più difficile del previsto.
La E45 e la Romea, i due tratti stradali che sarebbero sostituiti dalla Orte Mestre, versano in condizioni terribili e non è raro assistere a incidenti spesso fatali.
In particolare, la Romea è una delle strade con il più alto numero di sinistri in Italia.
PROBLEMI DI SICUREZZA. «La manutenzione, per quanto ingente, non può risolvere i problemi di sicurezza e funzionalità esistenti sia sulla Romea che sulla E45», spiega Luca Bonsignore, presidente di Ilia SpA.
«Il vero problema di quelle strade è la loro stessa configurazione; il nostro progetto prevede importanti interventi di adeguamento funzionale, che costano molto più di 1,5 miliardi di euro. Rinunciare a realizzarlo sarebbe un errore per e infrastrutturazione del Paese e ancor più creerebbe un ingiustificato aggravio per le casse dello Stato e per le attività economiche del territorio».
MEGLIO IL NUOVO CORRIDOIO? Secondo i sostenitori dell’opera, la costruzione dell’autostrada Orte Mestre, oltre a essere un nuovo corridoio multifunzionale, potrebbe far risparmiare soldi pubblici destinati a una manutenzione forse inefficace, se non inutile, senza peraltro gravare sulle casse dello Stato.
Lo strumento del project financing, infatti, prevede sconti fiscali da riconoscere al concessionario nella fase di gestione, al posto del finanziamento pubblico immediato nella fase di costruzione.
SCONTO DI 1,5 MILIARDI. Questo permetterebbe allo Stato di risparmiare i soldi della manutenzione dei tratti stradali e di non spendere effettivamente denaro per la realizzazione del progetto, ma di partecipare alla costruzione concedendo uno sconto di 1,5 miliardi di euro sulle tasse al concessionario.
Luca Bonsignore spiega che il collegamento Orte Mestre «sarebbe la soluzione migliore e senza alcun impatto per le casse dello Stato, anzi con importanti ricadute economiche per il territorio.
GIÀ A FAVORE 200 ENTI. Il progetto, ricorda Bonsignore, «ha ottenuto il parere favorevole di oltre 200 enti, tra cui tra cui le cinque Regioni attraversate, Province e Comuni coinvolti, il ministero dell’Ambiente, il ministero dei Beni culturali e tutte le Soprintendenze interessate».

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