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POLITICA 17 Settembre Set 2015 2148 17 settembre 2015

Senato, la mediazione di Renzi passa per il listino

Scontro a distanza con Grasso. Proposta in Direzione per evitare il Vietnam.

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Il presidente del Senato Pietro Grasso e il premier Matteo Renzi.

Al di là del muro contro muro e dell'incomunicabilità con la minoranza dem e con la presidenza del Senato, Matteo Renzi ha dato mandato di continuare a cercare fino all'ultimo un'intesa politica.
E tra quattro giorni, in direzione, farà una nuova apertura, annunciando che il Pd presenterà comunque un emendamento per introdurre, non nell'art.2 del ddl Boschi, il listino dei senatori.
Un mossa che, secondo lo schema del governo, dovrebbe servire da assist a Grasso per non aprire il 'vaso di Pandora' degli emendamenti e alla maggioranza per cercare di assorbire una parte dei dissidenti dem.
EVITAREV UN VIETNAM. La volontà di non spaccare il Pd e di non trasformare l'aula di Palazzo Madama in un Vietnam con le opposizioni sulle barricate è, spiegano al vertice dem, alla base dell'ultimo tentativo che il segretario farà la prossima settimana. «Non è per un problema di numeri che in ogni caso già ci sono», assicurano i renziani. Ma è anche vero che il governo vuole evitare l'impressione di una maggioranza raccogliticcia, con senatori pescati tra vari gruppi o micro-fazioni, sulla riforma istituzionale.
LISTINO NEL DDL. La proposta di inserire nel ddl Boschi il listino è una mossa politica che in primo luogo, sostengono fonti dem, verrebbe incontro alla richiesta ribadita più volte da Grasso di cercare un'intesa politica e di non lasciare a lui il cerino di una decisione così delicata. Segnali dalla presidenza di Palazzo Madama non sono arrivati, ma l'impressione della maggioranza renziana è che, alla fine, Grasso dichiarerà ammissibili solo gli emendamenti al comma 5 dell'art.2 senza intaccare il cuore della non elettività dei senatori.
RENZI PREME PER FARE PRESTO. Al premier, d'altra parte, interessa soprattutto il messaggio di fondo che passa ai cittadini dalla riforma del Senato. «Abbiamo meno politici e aumenta la qualità della politica: che avvenga con un articolo o l'altro è indifferente», ha spiegato Renzi convinto che la riforma vada portata a casa il prima possibile per girare pagina e attenzione mediatica su temi, come la Tasi, che interessano di più ai cittadini. Una riforma che nel suo impianto è la migliore possibile. Per questo l'affermazione del premier, riportata da qualche quotidiano, di «abolire il Senato e farci un museo» è stata seccamente smentita di primo mattino da Palazzo Chigi. E nel pomeriggio derubricata a 'paradosso' dai fedelissimi del presidente del Consiglio. «Come a dire» - si spiega - «che se si riaprisse l'art.2 allora a quel punto tutta la riforma è modificabile al punto che si può arrivare a pensare all'eliminazione del Senato».
VOTO PER SCONGIURARE STRAPPI. Semplificare il Paese, abbassare le tasse e rendere le istituzioni più moderne saranno, d'altra parte, il cuore dell'intervento del leader Pd alla direzione. È chiaro che Renzi chiederà alla fine un voto per chiarire la linea e anche per ribadire alla minoranza da che parte sta la maggioranza del partito. Ma l'intenzione, a meno che la situazione non precipitasse per una serie di concause, inclusa la decisione di Grasso, è di mandare in porto il prima possibile la riforma e non di aprire rese dei conti senza possibilità di ritorno nel Pd.

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