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PROFILO 18 Settembre Set 2015 1800 18 settembre 2015

Burkina Faso, il governo della restaurazione

Diendéré, il pretoriano a capo del colpo di Stato, è il fedelissimo dell'ex dittatore Compaoré. La Primavera sankarista è finita.

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Si tratta, ma la rivoluzione è finita.
I golpisti fedelissimi al regime si sono arresi all'esercito ma sono entrati nel cosiddetto governo di transizione.
La primavera del Burkina Faso ha retto quasi un anno, molto più di quanto molti avrebbero mai scommesso dall'ottobre del 2014, quando migliaia di burkinabé scesero in piazza a scandire gli slogan marxisti Thomas Sankara e il presidente-padrone Blaisé Compaoré, in sella dal 1987, si dimise, aprendo la strada a un fragile governo di transizione.
ELEZIONI ROVINATE. Ma i militari della Guardia presidenziale di (Rsp) Compaoré sono sempre rimasti con un piede dentro a deciderne i membri, fino al colpo di Stato del 17 settembre 2015 che ha mandato a monte il voto storico in agenda l'11 ottobre 2015.
L'ex capo di Stato maggiore Gilbert Diendéré, longa manus dell'ex presidente esiliato e pretoriano dell'Rsp ha fatto arrestare il presidente di transizione Michel Kafando, diplomatico ed ex ambasciatore all'Onu, e anche il primo ministro Yacouba Isaac Zida, tenente colonnello anche lui del famigerato Reggimento presidenziale, ma migrato per interesse politico dalla parte dei sankaristi.
ESERCITO DIVISO. Diendéré, descritto come l'uomo più vicino a Compaoré, ha infine accettato l'accordo con la giunta provvisoria destituita, dopo una settimana di scontri e sangue con le frange dell'esercito, rimaste fedeli al governo delle rivolte.
Rilasciato, Kafando ha ripreso le sue funzioni da capo di Stato ad interim, anche il primo ministro Zida è tornato un uomo libero, il «dialogo è ripreso per non tradire le attese di un interno popolo», raccontano i negoziatori.
Ma gli esponenti del vecchio regime sono più forti di un anno fa, sempre più infiltrati nelle 'nuove'e provvisorie, istituzioni.

Capo dell'intelligence e comandante del regimento presidenziale

Qualcosa doveva accadere per bloccare, come sempre avviene negli altri Stati africani, il processo democratico del Burkina Faso.
Spari nelle piazze, almeno 10 morti e decine di feriti: prima della mediazione, nel putsch il governo ad interim era stato sostituito dall'autoproclamato Consiglio nazionale per la democrazia di Dienderé e ora questi uomini dovranno essere assorbiti nelle trattative, la giunta provvisoria dei sankaristi esclude esecuzioni.
Militari e politici del partito dell'ex presidente, il Congresso per la democrazia e il progresso (Cdp) cui era stato negato di partecipare alle elezioni, sono dentro: i movimenti d'opposizione non si fanno grandi illusioni.
LE PIAZZE REPRESSE. Dal suo rifugio in Costa d'Avorio Compaoré può festeggiare.
Prima del voto, una commissione governativa aveva anche chiesto di smantellare l’unità speciale dell’esercito accusata di repressioni e uccisioni nelle proteste di un anno fa. Si erano riaperte le inchieste sull'omicidio del giovane ex presidente Sankara.
Poi i militari della guardia presidenziale di Diendéré sono passati all'azione.
Contro il colpo di mano, il dissenso popolare è stato forte ma nelle strade si sono contate poche centinaia di dimostranti.
L'ASSASSINO DI SANKARA. Si è protestato chiudendo i negozi e con altri boicottaggi: nella capitale Ouagadougou i soldati hanno aperto il fuoco sulla folla, seminando la paura e solo quando l'esercito ha ripreso forza i giovani desiderosi di cambiamento sono tornati sulle barricate.
Per ora la guerra civile è stata sventata, ma sul generale Diendéré non c'è da illudersi: 55 anni, è un consigliere militare di lunga data di Compaoré.
Il capo dell'intelligence che, nel 1987, partecipò al colpo di Stato che (con il via libera di Stati Uniti e Francia) che uccise l'ideologo socialista africano Sankara e i suoi stretti ufficiali, mandando al potere l'ex compagno d'armi comunista Compaoré.

Diendéré, numero due del regime vicino alle potenze colonialiste

Un milione di persone in piazza per opporsi al progetto di riforma costituzionale che consentirebbe a Blaise Compaoré di rimanere al potere per altri 15 anni.

Diendéré è tuttora il militare più organico al regime e anche il più odiato, dopo l'ex presidente, dalla società civile.
Uno che,a capo dell'Rsp, il corpo dei ricchi 1.500 guardiani del regime militare, ha ordinato per decenni torture e uccisioni. Sospettato anche di aver capeggiato il commando che sparò al «Che Guevara africano».
Dopo la rivoluzione del 2014, era stato rimosso dalle autorità di transizione dai vertici militari, ma non era fuggito all'estero e sotto la regia di Compaoré è riuscito è riemergere con la forza della violenza.
REGIME RIABILITATO. Ai burkinabé (uomini «onesti, dritti», il nuovo nome che Sanskara scelse per il popolo) promette ora «elezioni inclusive» che pongano «fine al regime deviante della transizione».
Diendéré ha anche negato ogni contatto con Compaoré, ma la verità è che il Paese - poverissimo, la metà dei burkinabé vive con meno di un dollaro al giorno - è tornato in pugno all'Rsp, Compaoré potrebbe anche rientrare nella capitale.
VICINO AI FRANCESI. Stati Uniti e Francia hanno condannato scandalizzati il colpo di Stato, ma 30 anni fa furono loro a mandare al potere il dittatore e i suoi alleati sanguinari, per fermare Sankara che voleva «decolonizzare la mentalità» dei burkinabé.
Accusato anche di traffico di armi, Diendéré è un interlocutore fidato delle potenze occidentali, ha mediato per le crisi in Mali e in Costa d'Avorio, era tra l'altro considerato vicino all'ex comandante del contingente francese nel Paese e ambasciatore in Burkina Faso, Emmanuel Beth, ed è stato recentemente decorato con la Legione d'Onore da François Sarkozy.

Twitter @BarbaraCiolli

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