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PERSONAGGIO 19 Settembre Set 2015 1200 19 settembre 2015

Grecia, l'ombra delle tangenti su Meimarakis

Leader moderato di Nea Demokratia, Meimarakis è l'anti-Tsipras spinto dal Fmi. Ma le inchieste possono frenarlo. Kotzias: «È emblema di un sistema corrotto».

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Evangelos Meimarakis.

«Dobbiamo fare di più contro la corruzione, l'evasione e l'oligarchia», tuonò Evangelos Meimarakis, quando lo scorso 21 agosto il presidente Prokopis Pavlopoulos gli diede un mandato esplorativo (in ottica più formale che sostanziale, visto che le elezioni anticipate erano già nell'aria) per formare il governo dopo le dimissioni di Alexis Tsipras.
Ma a poche ore dal voto proprio un giro di mazzette, risalente a quando era ministro della Difesa, potrebbe impedire al leader di Nea Demokratia ad arrivare al potere.
Fino a un mese fa Meimarakis era soltanto un grigio politico, incapace di gestire il confronto con il predecessore Antonis Samaras, l'uomo che per primo si è piegato al rigore imposto dalla Troika, ma che aveva sempre mostrato coerenza.
TESTA A TESTA CON TSIPRAS. Adesso, invece, il 61enne avvocato sente davvero vicino lo sbarco al governo: i sondaggi lo danno alla pari con Tsipras, ma lui, a differenza dell'ex premier, è pronto a fare un governo di coalizione.
Avrebbe già l'appoggio degli Stati Uniti e del Fondo monetario, mentre la Ue non ha mai nascosto di sperare in un nuovo governo.
Gli elettori si stanno via via convincendo che il suo messaggio - «Aumentiamo la dimensione delle privatizzazioni per alleggerire i tagli imposti dall'austerity» - sia più credibile delle ennesime promesse di Tsipras di tagliare il debito e salvare le pensioni.
UNA CALAMITA PER I MODERATI. Il suo approccio centrista sta facendo recuperare al partito i moderati, che nelle ultime tornate elettorali si sono astenuti.
Ma la strada verso il successo è lastricata di incognite per il Forrest Gump della politica greca, quello che è a tutt'ora il leader ad interim di Nea Demokratia.
Sopra la sua testa, pendono una serie di inchieste per corruzione legate a commesse militari, quando il nostro era ministro della Difesa (dal 2006 al 2009).
Lo stesso Tsipras - anche se con molto tatto - ne ha fatto un accenno durante l'ultimo faccia a faccia elettorale. «Non posso fare alleanze con quel partito che ha ricevuto il 3% di percentuale di mazzette dalla tedesca Siemens», ha scandito, con Meimarakis che è rimasto in silenzio.

Un'inchiesta fa tremare il ministero della Difesa

Akis Tsochatzopoulos, ex ministro della Difesa greca.

Nei mesi scorsi la procura di Atene ha chiesto il rinvio a giudizio per 55 funzionari e brasseur d'affaire (19 di loro sono tedeschi) per tangenti pagate dalla multinazionale Siemens al sistema della difesa ellenico.
18 MILIONI DI MAZZETTE. L'ex numero uno della direzione armamenti del dicastero, Antonis Kantas, ha raccontato che da Berlino piovvero 18 milioni di euro ad altrettanti politici e funzionari greci per spingere sull’acquisto di sottomarini Poseidon e di oltre a 170 carri armati.
Lo stesso Kantas ha ammesso di avere intascato un totale di 1,7 milioni di euro da un intermediario greco.
Finora la magistratura, sul versante politico, si è soffermata soprattutto sul ministro della Difesa Akis Tsochatzopoulos (su quella poltrona dal 1996 al 2001) condannato a 20 anni di reclusione a ottobre 2013.
Ma non è riuscita a ricostruire e a estendere le responsabilità politiche in questa storiaccia di mazzette ad altri esponenti di Nd.
LA RINUNCIA DEL 2012. Quel che è certo, come confermano anche le inchieste sugli appalti alle Olimpiadi del 2004, è che era una prassi consolidata da parte tedesca corrompere gli apparatchik ellenici vicini al partito di destra.
Non c'è nulla che coinvolga direttamente Meimarakis. Ma l'equazione diventa quasi naturale visto che il politico era in quegli anni con Tsochatzopoulos il plenipotenziario di Nea Demokratia per la difesa.
Non a caso già nel 2012 ha dovuto rinunciare alla presidenza del parlamento, perché sfiorato da un'altra inchiesta. Quella che ha già visto il rinvio a giudizio di altri 32 funzionari, sotto processo con l'accusa di corruzione attiva e passiva e riciclaggio di denaro sporco nel caso dell'acquisto di quattro sottomarini dalla società tedesca Ferrostaal.
UN POLITICO RICATTABILE. Meimakaris è quindi altamente ricattabile. E la cosa può essere devastante e decisiva per lui in un Paese dove la difesa della sovranità sta diventando una categoria politica.
Lo ha fatto capire in un'intervista al Corriere l'ex ministro degli Esteri, Nikos Kotzias: «Cerca di presentarsi come un moderato innovatore, ma tutti sanno che è espressione di quel sistema politico che ha ridotto il Paese in queste condizioni e perfino lui, personalmente, ha grosse responsabilità forse anche penali nelle inchieste su numerosi esponenti delle forze armate accusati di corruzione proprio negli anni in cui era ministro».
Il sospetto giudiziario, l'Italia insegna, è un venticello capace di spazzare via le carriere politiche più consolidate.

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