Guerini, Borsellino patrimonio del Paese
DIBATTITO 21 Settembre Set 2015 0931 21 settembre 2015

Senato, Guerini: «No all'elezione diretta»

Lo dice Guerini: «Così si stravolge la riforma». Per il resto si tratta.

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L'elezione diretta dei senatori non sarà inserita nella Costituzione: «Vorrebbe dire stravolgere la riforma che il Pd ha sempre immaginato, il Senato non sarebbe più la Camera delle autonomie».
A rimarcarlo è il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, in un'intervista a Repubblica, dove ribadisce, invece, «la massima disponibilità» a trattare sul resto.
DISTANZA CON LA MINORANZA DEM. La distanza con la minoranza dem è sulla modalità di coinvolgimento dei cittadini nell'indicazione dei senatori: «Le soluzioni tecniche si trovano». Ma, precisa, «una cosa deve essere chiara: quel che è stato oggetto di doppia lettura conforme non è modificabile. Assunto questo, se si vuole, ci sono gli spazi per discutere».
«Se c'è disponibilità vera, noi siamo a posto e per trovare l'accordo basta un millimetro», aveva detto Bersani domenica sera. «Non possiamo rompere il Pd su queste cose».
GUERINI: «PERCHÉ ORA SI CAMBIA IDEA?». Guerini, dal canto suo, sottolinea: «Stiamo dando compimento a un disegno istituzionale che porterà alla trasformazione del Senato in Camera delle autonomie, già presente in tanti Paesi europei. Introdurre elementi che negano questo principio vuol dire andare verso un altro tipo di riforma». E ricorda che quel che è stato definito nel ddl è una «costante» nelle proposte del centrosinistra, dall'Ulivo in poi: «Non a caso, a marzo, lo abbiamo votato tutti insieme alla Camera: perché adesso qualcuno cambia idea?».
Quindi aggiunge: «Io mi auguro che anche nelle prossime ore in direzione si possa arrivare a una intesa piena. La Base ce lo chiede, lo pretende».
BOSCHI FIDUCIOSA. Si dice fiduciosa Maria Elena Boschi che è convinta «si arriverà all'approvazione entro il 15 ottobre». E aggiunge che «al 90% il testo è condiviso» e c'è solo «qualche punto» da definire, nel confronto che ci sarà nei prossimi giorni.
Per il ministro «non ci sono veti da parte della maggioranza, a maggior ragione non devono essercene da parte della minoranza. Ridurre tutto il dibattito», ha aggiunto, «alla modalità di elezione dei senatori credo che svilisca il senso di una riforma storica». E se non prevale il «senso di responsabilità» e «il Pd perde questa sfida, il rischio è di consegnare il Paese a M5s e Lega».

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