Colosseo: Garante, decreto è occasione
L'ULTIMO MARXIANO 22 Settembre Set 2015 1439 22 settembre 2015

E ora Matteo vuole farci amare le nostre catene

L'attacco ai sindacati ormai è sistematico. Lo scopo è toglierci un diritto alla volta.

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«Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l'Italia. Oggi decreto legge #colosseo #lavoltabuona»: queste le parole di Renzi a proposito della vicenda dei sindacati e del Colosseo di questi giorni.
Il linguaggio, come sempre, è quello postmoderno di Twitter. Il messaggio, come sempre, è quello coerente con il nuovo ordine neoliberista ovunque imperante. La strategia, come sempre, è facile e immediata, per chi sappia avventurarsi al di là del vitreo teatro della manipolazione mediatica: guadagnare il consenso dell’opinione pubblica, prepararla ad accettare i nuovi tagli che si stanno per effettuare e che già da tempo si è deciso di effettuare; prepararla ad accettare con favore la nuova ondata di rimozione di diritti, e dunque il rinsaldarsi del potere neoliberista.
«Non facciamo nessuna attentato al diritto di sciopero», ha spiegato il governo: excusatio non petita!
UN ATTACCO AL DIRITTO DI SCIOPERO. L’obiettivo, nemmeno troppo segreto, è invece proprio quello, andare a rimuovere, dopo l’articolo 18, anche il diritto di sciopero e il sindacato. Non ci tolgono tutto in una volta. No. Darebbe nell'occhio, e tutti capirebbero la gravità della situazione. Ci tolgono invece un diritto alla volta, un pezzo dopo l'altro, con lenta e solerte continuità. E passo dopo passo ci fanno arretrare di chilometri e chilometri: ci tolgono lentamente tutto quel che ci eravamo conquistati. E fanno apparire plausibile l’inimmaginabile.
Ecco raccontata la storia dal 1989 ad oggi, in due parole: senza che mai nasca il dissenso, ecco il punto. Ci fanno amare le nostre catene: riescono a fare sì che ci battiamo per difenderle. Riescono a fare sì che noi, servi volontari, amiamo la nostra schiavitù come se fosse la sola libertà possibile.
Come hanno magistralmente mostrato Chiapello e Boltanski in Il nuovo spirito del capitalismo, stiamo assistendo a un processo di «desindacalizzazione». Distruggere i sindacati è fondamentale per il capitale. SENZA SINDACATO RESTA SOLO IL CAPITALE. Il fatto che oggi anche gli ultimi odino ideologicamente il sindacato la dice lunga sul grado di “subalternità”, in senso gramsciano, a cui sono sottoposti i dominati oggi.
Quando c’è il sindacato, i dati e le analisi fornite dalle aziende possono essere verificate, trovare un’analisi contrastante, essere rivisti: senza il sindacato, resta solo la visione del capitale. Il lavoratore è solo, senza rappresentanza. Manca un punto di vista del lavoro, che non sia quello del profitto.
Certo, il sindacato ha le sue colpe (diventa un club di pochi eletti e privilegiati, lo sappiamo), ma il suo estinguersi graduale risponde a una strategia del potere. Il capitale sta vincendo, e gli offesi del pianeta lo stanno sostenendo. Questo il dato inquietante.
È l’analogo di quanto accaduto – ricordate? – a Roma a gennaio:

1) capodanno, l'83,5% dei vigili urbani si finge malato;

2) il circo mediatico e il clero giornalistico attaccano all'unisono i «fannulloni del pubblico impiego» (facendo, come sempre, di ogni erba un fascio);

3) abbondano le richieste di colpire duro il lavoro nell'ambito pubblico;

4) dulcis in fundo, il rottamatore postmoderno si trova la strada spianata e annuncia trionfalmente che il 2015 sarà l'anno del 'cambio di regole nel pubblico impiego'.

Il punto (5) lo troverete prossimamente su questi schermi: l'Italia come la Grecia, licenziamenti in tronco dal pubblico e privatizzazione di tutto il privatizzabile (aria compresa).
Et voilà, il gioco è fatto.
Che bisogno c'è di manganelli, lager e gulag se si può ottenere lo stesso agendo sulle coscienze e non suoi corpi?
Tagli lineari nel pubblico impiego, desindacalizzazione completa, divieto di sciopero: ecco le prossime frontiere della “libertà” neoliberale.

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