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IL SUMMIT 23 Settembre Set 2015 2312 23 settembre 2015

Migranti, Ue chiede più controlli e aiuti

Bruxelles cerca di superare lo strappo dei Paesi dell'Est sulle quote. Subito 1 mld per la Turchia.

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da Bruxelles

La polizia croata ha impedito a circa 2 mila migranti l'accesso al centro di accoglienza di Opatovac, al confine con la Serbia.

La calma dopo la tempesta. È questa l'immagine che i capi di Stato e di governo dell'Ue hanno voluto dare del summit straordinario del 23 settembre sulla crisi di rifugiati.
Il giorno dopo la decisione dei ministri del Consiglio Ue che con il voto a maggioranza qualificata hanno deciso il ricollocamento di 120 mila rifugiati, i leader dei 28 hanno cercato di ridimensionare e arginare la spaccatura resa ufficiale dal voto contrario di quattro Paesi.
«Ora serve coraggio», ha esortato il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, mentre l'Alto rappresentante Federica Mogherini ha lanciato l'allarme :«Le divisioni non danno credibilità alla Ue».
Un segnale di unità e responsabilità, quindi, per affrontare l'emergenza migranti. «Oggi il summit sarà basato sui fatti non sulle emozioni», ha detto Tusk all'inizio del vertice. Ed è sempre al presidente del Consiglio europeo che in mancanza di conclusioni ufficiali è stata affidata una dichiarazione finale.

Renzi: si va verso superamento del Trattato di Dublino

Poche parole e più fatti, è la conclusione a cui sono arrivati i leader Ue nel vertice che ha fissato per novembre il mese in cui saranno attivati gli hotspot per identificare i migranti appena arrivati.
Per risolvere la crisi dei rifugiati bisogna affrontare il problema alla radice, cioè la guerra in Siria, rafforzare le frontiere esterne, alimentare il dialogo e la cooperazione con i Paesi africani e gli Stati più colpiti dal conflitto siriano, tra questi i primi sono Turchia, Giordania, Libano e i Balcani occidentali. Paesi che hanno bisogno di una vera politica europea e soprattutto di risorse. E ne hanno bisogno ora.
Così, come ha sottolineato il presidente del Consiglio Matteo Renzi arrivando a Bruxelles: «Seppur con tre mesi di ritardo, ora tutti nella Ue sono sulle nostre posizioni. Si va verso il superamento del Trattato di Dublino. Non sono importanti i numeri (dei rifugiati) ma una politica comune europea nell'affrontare la crisi».
ORBAN ABBASSA LA GUARDIA. Ma a far scricchiolare proprio l'idea di una politica comune e l'immagine di unità è stato il premier ungherese Viktor Orban, l'uomo dei muri, che però a Bruxelles ha cercato di non alzare ulteriori barriere.
Orban ha infatti deciso di non sostenere l'iniziativa della Slovacchia di chiedere al vertice dei 28 di «rivedere» la decisione sulla distribuzione di quote di migranti da ricollocare.
L'Ungheria ha accettato in pratica la decisione del Consiglio dei ministri degli Interni di farsi carico dei profughi che in base al piano Ue le verranno assegnati. Ma a una condizione: che si rispetti Schengen perché «è un accordo firmato da tutti, che dice chiaramente come fare (a difendere i confini, ndr)», ha detto, «è un obbligo rispettare Schengen e ristabilire l'ordine. Se non seguiamo le regole, tutta l'Ue piomba nel caos».
INFRAZIONI CONTRO 19 PAESI. Ad arginare il caos e far rispettare le regole ci sta provando la Commissione europea. Il 23 settembre infatti il vertice informale dei leader Ue si è riunito dopo che Bruxelles ha aperto una quarantina di procedure di infrazione contro 19 Stati per non aver ancora recepito tutta la normativa in materia di diritto d'asilo contro 19 Stati, tra cui Germania, Francia, Austria, Spagna, Olanda e Ungheria.
Gli stati 'insolventi' riceveranno un'ammonizione scritta alla quale avranno tempo due mesi per rispondere. All'Italia non è arrivata nessuna procedura di infrazione, ma la Commissione ha inviato due lettere chiedendo informazioni sull'attuazione delle norme europee riguardo alla raccolta delle impronte digitali dei migranti in arrivo e della direttiva rimpatri.

Per trasformare le parole in azioni servono i soldi

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

Rafforzare il controllo delle frontiere esterne dell'Unione è un'esigenza richiesta a gran voce dagli Stati membri, in particolare Germania, Austria e Slovenia. Fondamentale è anche la creazione di guardie di frontiera europee, e dare sostegno economico ai Paesi del vicinato più esposti alla crisi in Iraq e Siria, a partire dalla Turchia. Questi i punti chiave sul tavolo del vertice da realizzare il più presto possibile.
LA RICHIESTA DI BRUXELLES. Ma per trasformare le parole in azioni concrete servono i fondi. Che sono quasi finiti. Per questo Bruxelles richiama i partner comunitari a mettere sul piatto 'denaro fresco', per mobilitare fino a 2 miliardi di euro a sostegno di Ankara e delle agenzie internazionali che si occupano di rifugiati.
«Intensificare la cooperazione con i paesi terzi» è la parola d'ordine, cioè lavorare sul campo con i paesi balcanici e la Turchia, paesi lungo i quali si snodano i flussi. L'obiettivo è quello di rendere disponibile fino a un miliardo di euro a sostegno dei rifugiati in Turchia, dove ci sono già 2 milioni di rifugiati solo dalla Siria.
Servono poi altri 17 milioni di euro per la Serbia e l'ex repubblica jugoslava di Macedonia.
ALTRI 500 MILIONI PER LA SIRIA. E ancora non basta. Si chiede agli Stati di sostenere il fondo fiduciario per la Siria con più di 500 milioni, da reperire tra budget comunitarie e contributi nazionali. Sono misure urgenti, su cui i leader possono trovare un accordo rapido per l'immediato e riprendere il dossier a metà ottobre, quando il Consiglio europeo si riunirà di nuovo.
Fare presto è la parola d'ordine. Bruxelles chiede «almeno 1 miliardo in più» per Unhcr, World Food Programme e altre agenzie che si occupano dei rifugiati. «Se gli Stati membri e l'Ue non mobiliteranno abbastanza fondi, rischiamo altri milioni di rifugiati in arrivo in Europa», avverte il presidente del Parlamento Ue Martin Schulz. «Dateci i fondi di cui abbiamo bisogno per combattere questa crisi», rilancia Juncker.
MERKEL: «SERVE UNA SOLUZIONE PER LA TURCHIA». La cancelliera tedesca Angela Merkel incita l'Europa a «impegnarsi di più con il fronte esterno», perché «sarebbe completamente sbagliato per l'Ue dire che non possiamo farcela». Per questo, ha detto: «Mi auguro che troveremo una soluzione comune per la Turchia» che da sola ospita «2 milioni di rifugiati».
Alla Siria rivolge un pensiero il premier Cameron assicurando che il Regno Unito «lavorerà con i partner Ue per mitigare il conflitto» in Siria e offre altri 100 milioni di sterline per la crisi dei profughi.
A dare una proporzione della magnitudo del fenomeno che l'Europa si potrebbe ritrovare ad affrontare nei prossimi mesi è il presidente del consiglio europeo Donald Tusk, che reduce da viaggi in Turchia e Giordania avverte: «Con 8 milioni di sfollati in Siria, oggi parliamo di milioni di potenziali rifugiati che cercano di raggiungere l'Europa. Abbiamo raggiunto un punto critico».
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (che il 5 ottobre sarà a Bruxelles per vedere Jean-Claude Juncker) da Mosca ammonisce: «La situazione dei profughi siriani e quello che succede sulle coste del Mediterraneo è una vergogna per tutto il mondo». Poi, citando Tolstoj, mette in guardia: «L'incendio doloso di una casa rischia di bruciare tutto il villaggio».
E a Bruxelles c'è già odore di bruciato.

Il piano della Commissione Ue: più aiuti e guardia costiera comune

La Commissione europea ha messo in campo il suo piano per i prossimi sei mesi. Dall'aumento degli aiuti, anche agli Stati membri più colpiti, alla creazione di una guardia costiera europea, di seguito i punti principali.
RICOLLOCAMENTI E PROTEZIONE CIVILE. Per essere operativo al più presto, lo schema di assegnazione dei migranti si avvarrà del supporto delle squadre europee che aiuteranno gli Stati più colpiti a identificare, registrare e organizzare i rimpatri. Il meccanismo di protezione civile europea è poi pronto a scattare per assistere i rifugiati all'interno degli Stati membri.
NORMALIZZARE SCHENGEN. L'obiettivo è eliminare i controlli alle frontiere che alcuni Stati hanno reintrodotto in via eccezionale. Per Bruxelles tali misure devono essere temporanee, o scatterà una valutazione e un possibile avvertimento agli Stati.
BLUE CARD E RIFORMA DUBLINO. Entro marzo prossimo la Commissione europea presenterà tre proposte legislative per un sistema di immigrazione legale (con la concessione delle cosiddette Blue Card), una riforma del regolamento di Dublino e un meccanismo permanente per la ricollocazione dei migranti.
GUARDIA COSTIERA E FRONTIERA COMUNI. Entro fine anno Bruxelles presenterà una proposta per estendere il mandato di Frontex e per la creazione di una guardia di frontiera e costiera operativa europea.
DUE MLD DI AIUTI. Un miliardo di euro in aiuti per i rifugiati siriani e un altro miliardo per la Turchia che ospita quasi 2 milioni di profughi. E 17 milioni a Serbia e Macedonia. Agli Stati membri più colpiti dal flusso, Bruxelles propone di aumentare di 100 milioni di euro i fondi per l'emergenza. Inoltre, gli aiuti umanitari per coprire i bisogni essenziali dei rifugiati salgono di 300 milioni per il 2016.

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