Un medico in corsia.
POLITICA 23 Settembre Set 2015 1517 23 settembre 2015

Sanità, lo scontro sul decreto in 4 punti

Esami «inutili» tagliati. Risparmi per 13 miliardi. Sanzioni ai medici. Ma è rischio sciopero. Il dibattito in sintesi.

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Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

È scontro sul decreto che prevede tagli alle prestazioni sanitarie considerate «inutili».
L’iniziativa, che rientra nel piano del governo contro gli sprechi, è stata presentata il 22 settembre dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin ai sindacati dei medici.
MINACCIA DI SCIOPERO. Ma questi ultimi, infuriati per le possibili sanzioni nei confronti di chi prescrive esami ritenuti inappropriati, hanno minacciato lo sciopero.
Ecco in sintesi i punti principali del dibattito.

1. Gli esami a rischio taglio sono 208: anche test allergici e colesterolo

Il ministero della Salute ha individuato 208 prestazioni a maggior rischio inappropriatezza, e quindi spreco.
Si va dalle risonanze magnetiche della colonna e delle articolazioni, alle tac, agli esami di laboratorio (come il colesterolo totale) e quelli genetici, fino ai test allergici, l’estrazione e la ricostruzione dei denti.
ECCEZIONI DI EROGABILITÀ. Il documento del ministero precisa, accanto a ogni prestazione citata, le «condizioni di erogabilità», ovvero i criteri in base ai quali il medico può prescrivere comunque al paziente quella determinata prestazione a carico del Servizio sanitario nazionale.
Se non ricorrono le condizioni elencate nel documento, il paziente deve pagare di tasca propria.

2. Previsti risparmi per 13 miliardi: da investire in oncologica

L'obiettivo del decreto è quello di garantire l'appropriatezza delle prestazioni sanitarie, al fine di evitare esami e viste inutili che costano ogni anno al Servizio sanitario nazionale circa 13 miliardi di euro.
RIDISTRIBUZIONE DELLE RISORSE. «In Italia l’eccesso di prestazioni costa allo Stato 13 miliardi di euro l’anno», ha detto Lorenzin, spiegando che si tratta di «soldi che potrebbero essere invece ridistribuiti nel Ssn per garantire un accesso migliore, per esempio, alla diagnostica oncologica», cioè lo studio e il trattamento dei tumori.

3. I medici a rischio sanzioni: pronti alla mobilitazione

I sindacati dei camici bianchi, dalla Fp-Cgil alla Federazione dei medici di famiglia Fimmg, si sono detti «nettamente contrari» alla previsione di sanzioni pecuniarie per i medici che non rispettano i criteri che saranno fissati dal ministero della Salute per l'erogabilità di esami e visite a carico del Ssn.
Secondo i medici si tratta di «una svalutazione del ruolo dei professionisti della Sanità».
Costantino Troise, segretario dell’Anaao, il maggior sindacato dei medici dirigenti, ha annunciato che «è già in atto una mobilitazione che potrebbe portare anche a uno sciopero di tutto il mondo della sanità italiana» a cui potrebbero aggiungersi associazioni di cittadini e pazienti.
CITTADINI COSTRETTI A PAGARE? Per il segretario Fp-Cgil Medici Massimo Cozza «si tratta di un meccanismo che rischia di rompere il rapporto tra medici e cittadini», con questi ultimi costretti a «pagare di tasca propria varie prestazioni in determinate situazioni».
Dubbi sono stati espressi anche in merito ai criteri in base ai quali le Regioni saranno chiamate a garantire un'applicazione omogenea delle regole di appropriatezza su tutto il territorio.

4. La difesa della Lorenzin: «Nessuna caccia al medico»

«Non stiamo facendo la caccia al medico», ha replicato Lorenzin.
«La sanzione scatta sulla parte accessoria dello stipendio dopo un contraddittorio, ma non parliamo di un singolo caso di errore, ma dopo una serie di casistiche che non sono dimostrabili. Grazie ai flussi diagnostici elettronici siamo in grado di valutare l'eccesso di prescrizioni ottemperate nel tempo, la sanzione viene inflitta se il medico non è in grado di motivare la scelta».
SI STUDIA UNA NORMA TUTELA-MEDICI. Inoltre, secondo fonti di Palazzo Chigi, il governo sta lavorando a norme da inserire nella legge di stabilità per aiutare i medici a difendersi dalle cause temerarie intentate da pazienti, ma che «sono per il 97% false».
PROPOSTE DI MODIFICA ENTRO IL 25 SETTEMBRE. Le proposte di modifica al provvedimento da parte dei sindacati devono essere inviate entro venerdì 25 settembre, stesso giorno in cui sono attesi ulteriori chiarimenti da parte del Consiglio superiore di sanità che ha già espresso parere favorevole.
Successivamente, secondo l'iter previsto, il provvedimento dovrebbe passare all'esame della Conferenza Stato Regioni.

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