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CONTRADDIZIONI 24 Settembre Set 2015 1713 24 settembre 2015

Francia, Hollande contro Riad: «Nessuno tocchi Ali al-Nimr»

Nonostante i rapporti fitti con gli sceicchi, Parigi si schiera contro l'Arabia Saudita per salvare il 21enne condannato a morte. 

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Il solo governo che ha preso ufficialmente posizione è quello francese. Il presidente della République François Hollande ha deciso di rivolgersi direttamente al regno saudita, pronto a decapitare e crocifiggere in piazza Ali Mohammad Al Nimr, 21enne, incarcerato dall'età di 17 anni per aver partecipato a manifestazioni anti governative e diventato il nuovo simbolo delle violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime di Re Salman.
LA PRESA DI POSIZIONE DI HOLLANDE. A margine del vertice europeo sui rifugiati, Hollande ha dichiarato: «Domando all'Arabia Saudita di rinuciare all'esecuzione (...) nel nome del principio essenziale che la pena di morte deve essere abolita».
«Questa posizione non cambia», ha proseguito Hollande «e non conosce alcuna eccezione (...) per noi, bisogna fare tutto per far cessare queste esecuzioni, dappertutto e in particolare in Arabia Saudita».
Prima di lui era stato il primo ministro Manuel Valls a schierarsi contro la condanna a morte, sostenendo la campagna di mobilitazione internazionale promossa da numerose organizzazioni non governative, Amnesty international in testa, e che in Francia ha avuto un'eco anche maggiore che nei Paesi anglosassoni.

 Ali al-Nimr, 21 anni, condannato a morte per 'banditismo' in una delle immagini rilanciate sui social network.


La notizia dell'esecuzione imminente – calendarizzata per questa settimana - ha avuto ancora più risonanza a causa dell'ufficializzazione, il 21 settembre, dell'ingresso dell'Arabia Saudita nel comitato Onu incaricato di designare gli esperti delle Nazioni unite in materia di diritti umani.
Un bel paradosso per un Paese che è tra i principali boia nel mondo: secondo Amnesty solo quest'anno sono state eseguite 184 condanne a morte. E dove la libertà di espressione è regolarmente calpestata e vige l'applicazione brutale della Sharia. Come ha sintetizzato efficacemente il quotidiano LeMonde: «Arabia Saudita, diritti umani il lunedì, decapitazione il giovedì».
GLI USA: «BUONI ALLEATI». L'indignazione finora si era tuttavia fermata al popolo delle Ong, agli articoli di stampa e alla mobilitazione di privati cittadini sui social network. A Washington il vice- portavoce del Dipartimento di Stato, Mark Toner, interpellato da un cronista dell'Ap sulla contraddizione tra l'esecuzione imminente di al Nimr e la nomina dell'Arabia nel panel Onu, aveva spiegato di non essere a conoscenza della prima e di felicitarsi per la seconda. «Siamo buoni alleati», la sua semplice constatazione. Nessun commento è arrivato dalla Casa Bianca. Né dal Congresso americano che il 24 settembre era impegnato ad ascoltare le parole di Papa Francesco contro la pena capitale.

  • Uno dei tanti appelli rivolti al presidente americano Barack Obama.

Del resto, l'opinione pubblica francese è ben più sensibile al tema dei diritti dell'uomo, creatura giuridica di cui Parigi rivendica con orgoglio la paternità storica. E anche ai rapporti con il regime saudita che, con abilità diplomatica e realpolitik, la presidenza socialista ha infittito, approfittando dell'incrinatura nelle relazioni con Washington causata dal disimpegno degli Usa in Medio Oriente. Un'occasione da non perdere, visti il ruolo giocato dai sauditi nell'area e la loro 'possibilità di spesa': l'Arabia è diventata nel 2014 il primo importatore di armi a livello mondiale (dati dell' Ihs Global Defence Trade Report). Una posizione destinata a rafforzarsi quest'anno quando secondo gli analisti gli sceicchi contribuiranno a un settimo degli acquisti sul mercato degli armamenti globale.
HOLLANDE, RECORD DI VISITE A RIAD. La potente macchina del Quai d'Orsay, il ministero degli Esteri francese, si è mossa per tempo. Dal 2012 Hollande si è recato ben quattro volte alla corte di Re Abdullah e del suo successore Salman. Nel 2013 Parigi ha messo a disposizione di Riad la sua intelligence militare e i servizi esteri per affrontare la sollevazione della minoranza Houthi nel vicino Yemen. In cambio il regime saudita si è impegnato a pagare 3 miliardi di dollari per la fornitura di armi francesi al Libano, deciso a rafforzare l'esercito per tamponare le fiammate di violenza che divampano dalla guerra civile siriana. A maggio il presidente francese ha anche segnato un primato diplomatico: è stato il primo capo di Stato occidentale invitato come ospite d'onore a un vertice dei Paesi del Golfo.
E quest'estate ha fatto infuriare i francesi concedendo a Re Salman, in vacanza in Costa Azzurra, l'uso privato di una spiaggia pubblica e altri svariati privilegi.
Facile comprendere perché per tre giorni la promozione dei sauditi nel comitato Onu ha occupato le pagine della stampa transalpina.
I SOLLECITI AL GOVERNO FRANCESE. Il 23 settembre, il segretario generale della commissione 'Etica e politica' della diocesi di Versailles ha scritto una lettera aperta a Hollande sul quotidiano conservatore Le Figaro per chiedergli di spendersi in prima persona per bloccare l'esecuzione di al Nimr. E l'esecutivo ha reagito. Solo parole, si dirà, ma che devono essere costate non poco a Monsieur Le Président. Improbabile che Parigi faccia seguire alle dichiarazioni fatti più concreti.
A marzo, dopo che la Lega Araba impedì al ministro degli Esteri svedese, Margot Wallström, di parlare alla conferenza dei Paesi del Golfo del Cairo perché l'intervento affrontava anche il tema dei diritti delle donne, Stoccolma bloccò un accordo di cooperazione e fornitura di armi che in tre anni aveva fatto incassare alle imprese svedesi 576 milioni di dollari. Restò isolata. E il copione oggi si ripete. Tra i francesi solerti a dichiarare e gli americani silenziosi, gli altri capi di Stato non sono pervenuti. L'Occidente ha difficoltà a criticare i suoi «buoni alleati», anche quando applicano la Sharia.

La France est fermement opposée à la peine de mort. Nous appelons à renoncer à l'exécution d'#AliMohammedAlNimr. #FreeNimr

— Manuel Valls (@manuelvalls) 24 Settembre 2015

  • Il tweet del primo ministro francese Manuel Valls.

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