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STRATEGIE 24 Settembre Set 2015 1957 24 settembre 2015

Siria, gli Usa aprono alla Russia dopo i fallimenti

Prima l'addestramento dei ribelli. Poi i raid aerei. Il piano americano anti-Isis non ha funzionato. Ora Mosca può fornire mezzi terrestri. Le carte sul tavolo.

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Barack Obama e Vladimir Putin.

Il 28 settembre Barack Obama e Vladimir Putin hanno in agenda un incontro al Palazzo di vetro dell'Onu, in occasione dell'Assemblea generale delle Nazioni unite.
Dopo che voci di raid russi in Siria compiuti senza un accordo con gli Usa sono circolate sui media mondiali, le amministrazioni di Washington e Mosca hanno ufficializzato un vertice dei due presidenti a New York per rassicurare l'opinione pubblica sull'unità d'intenti dei due governi.
L'APERTURA DI BARACK. Dopo un biennio di contrasti sulla situazione in Ucraina, Obama sembra intenzionato ad aprire con Putin un tavolo sulla partita siriana.
In seguito al vistoso dispiegamento di forze russe nel porto di Tartus e nella base aerea di Latakia in Siria, gli Usa hanno deciso di iniziare un dialogo cercando in questo modo di trovare nuove soluzioni alla sin qui fallimentare strategia contro l'Isis.

Pace in Siria e piano anti-Isis: alla ricerca di strategie comuni

Bashar al-Assad, presidente della Siria.

L'obiettivo è quello di individuare strategie comuni, sia per porre fine a una sanguinosa guerra civile, sia per combattere la minaccia dell'Isis.
Ma se trovare il nemico comune è stato facile, diverse sono le posizioni sul ruolo del presidente siriano Bashar al Assad.
La Russia è in Siria proprio a supporto delle forze regolari di Assad, storico alleato di Mosca.
Secondo fonti dell'amministrazione Usa, Putin ha dispiegato nell'area 28 aerei da combattimento e droni da ricognizione.
Ci sarebbero inoltre sul territorio già 1.700 militari, oltre a carri armati e una piccola unità di elicotteri.
LINEA DURA AMERICANA. La linea diplomatica americana nei confronti del regime siriano è, al contrario, molto dura fin dall'autunno del 2013, quando Assad fu accusato di aver utilizzato gas contro la popolazione e gli Usa minacciarono l'intervento armato.
In quell'occasione evitato proprio grazie alla diplomazia russa.
Un'apertura in prospettiva di un colloquio con Mosca, tuttavia, c'è stata: il 19 settembre Kerry ha annunciato che i tempi per la deposizione di Assad possono essere stabiliti in base alle convenienze tattiche contro lo Stato Islamico.
CONVINTO PERSINO ERDOGAN. E se persino il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, storico e acerrimo nemico di Assad, ha dichiarato in seguito a un incontro con Putin che il presidente siriano potrebbe svolgere un ruolo nel processo di transizione nel Paese, significa che la Russia sta acquisendo una posizione di forza decisiva negli equilibri regionali.
L'incontro tra Barack Obama e Vladimir Putin potrebbe aprire ulteriori scenari per quel che riguarda la strategia russa, ma soprattutto americana, nella lotta contro l'Isis.
La Casa Bianca e il Pentagono stanno, infatti, cercando nuove opzioni alla campagna “Inherent resolve” contro il Califfato, annunciata nel 2014 e che non ha dato i risultati sperati: un accordo con la Russia potrebbe portare a risvolti interessanti.

I quattro punti di Obama anti-Califfato? Senza risultati

Quando il 10 settembre 2014 Barack Obama parlava alla nazione delineando la strategia americana in Siria e in Iraq, quattro risultavano essere le direttive per sconfiggere (ultimately destroy) l'Isis: raid aerei lanciati da una coalizione a guida americana, supporto e addestramento di forze presenti sul territorio, implemento delle operazioni d'intelligence e intensificazione degli aiuti umanitari alla popolazione.
NESSUNA FORZA RIBELLE. A un anno di distanza dal discorso, nessuno dei quattro punti ha portato grandi frutti al processo di pacificazione siriano e alla sconfitta degli uomini di al-Baghdadi, ma uno si è dimostrato più fallimentare degli altri.
La creazione e il finanziamento di una forza ribelle di stampo laico che combattesse l'Isis, unica alternativa ai cosiddetti 'boots on the ground', non si è mai realizzata.

  • Il video di Obama del 10 settembre 2014: i 4 punti della strategia anti-Isis.

Alla fine del 2014 il Congresso ha approvato un piano da 500 milioni di dollari per arruolare e addestrare circa 5.400 siriani entro la fine del 2015. Il progetto non è mai andato in porto.
SPESI 41 MILIONI DI ADDESTRAMENTO. La rivista americana Foreign Policy ha riportato mercoledì 16 settembre che «solo 'quattro o cinque' ribelli siriani addestrati dagli Usa sono rimasti sul campo contro lo Stato Islamico, dopo che il Dipartimento della Difesa ha speso più di 41 milioni di dollari dall'inizio dell'anno per formare ed equipaggiare un piccolo gruppo di 60 combattenti».
La débâcle per il manipolo di ribelli, conosciuto come Division 30, è arrivata a luglio, durante il battesimo sul campo. Al primo contatto con una forza ostile (il gruppo al Nusra affiliato ad al Qaeda) la gran parte dei 60 combattenti è stata uccisa o catturata.
CONTINGENTI TROPPO PICCOLI. Il Dipartimento della Difesa ha fatto sapere che altri 100-120 uomini addestrati sono pronti nei campi di addestramento al confine turco, ma molti analisti ritengono che contingenti così piccoli non abbiano alcuna chance sul campo di battaglia.
Domenica 20 settembre, l'Osservatorio siriano per i diritti umani ha riportato che circa 75 ribelli siriani addestrati dagli Usa sono entrati in Siria da venerdì.

Appoggiarsi su forze locali: un'idea di difficile realizzazione

Il califfo Abu Bakr al Baghdadi.

Che sconfiggere l'Isis dal cielo fosse impossibile era chiaro ai vertici americani fin dal principio.
Dopo le esperienze afghane e irachene, l'invio di truppe statunitensi in Siria non è mai stato, e tutt'ora non è, preso in considerazione.
L'unica alternativa valida, dato per improbabile che altri eserciti intervenissero sul terreno, era appoggiarsi su forze locali.
Quella che sulla carta sembrava l'idea migliore si è rivelata di difficile realizzazione.
MODERATI CONTRO ASSAD. Il problema principale nel formare una forza di siriani moderati è che la maggior parte dell'opposizione interna vuole combattere innanzitutto le forze regolari di Assad, e in secondo luogo lo Stato Islamico. L'obiettivo primario americano, al contrario, è proprio l'Isis.
Dal punto di vista tattico, gli uomini addestrati dagli Usa si sono dimostrati impreparati a fronteggiare milizie impegnate nello scenario siriano da tre anni e con una perfetta conoscenza del territorio.
Dal punto di vista strategico, la mancanza di intelligence e il ridotto numero del contingente si sono rivelati fatali.
COORDINARE LE BRIGATE. L'idea del Pentagono e della Casa Bianca, ora, è di rivedere il progetto iniziale di costruzione di una forza numerosa, e limitare gli uomini sul campo a piccoli gruppi di consiglieri addestrati da affiliare alle brigate già presenti nel Paese.
L'obiettivo è fornire informazioni il più dettagliate possibile alle forze aeree che eseguono i raid sui gruppi nemici.

I raid aerei della coalizione: l'unica arma che era rimasta

Il presidente Usa, Barack Obama.

Si torna così a quella che è rimasta l'unica arma in mano agli Usa e ai suoi alleati: i raid aerei.
Sull'onda dell'emergenza migranti in Europa, anche Regno Unito e Francia hanno dichiarato di volersi unire agli attacchi aerei sulle milizie dell'Isis in Siria.
I due governi vogliono mandare un messaggio politico forte in reazione dell'ondata di profughi che sta investendo l'Europa.
Non sembra, tuttavia, che i bombardamenti siano la soluzione al problema Isis.
Dopo un anno di attacchi dal cielo si è ottenuto il contenimento dello Stato Islamico, non certo la sua distruzione.
OLTRE 2 MILA ATTACCHI. Il Dipartimento della Difesa americano ha esposto i dati dei raid aggiornati apertamente sulla home page del sito ufficiale.
Al 15 settembre la coalizione ha effettuato 2.535 attacchi in Siria (2.409 degli Usa e 126 degli alleati) dall'inizio delle operazioni.
Nonostante gli alti numeri, per stesso riconoscimento del Dipartimento «l'area di influenza dell'Isis in Siria rimane largamente immutata (da agosto 2014, ndr)».
La revisione del progetto di una forza locale di stampo Usa, in favore del meno ambizioso piano di supporto ai raid da parte di consiglieri addestrati, dimostra che la strategia americana rimane basata sugli attacchi aerei.
FORZE DI TERRA DAI RUSSI. Mentre la Casa Bianca discute su come impiegare un modesto numero di combattenti con funzioni di intelligence, la Russia sta inviando mezzi terrestri, armi e forse truppe all'alleato Assad.
Mosca potrebbe, in questo modo, ritagliarsi una posizione di rilievo nel conflitto siriano.

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