Civati, Renzi non come ma è Berlusconi
CAMPAGNE 25 Settembre Set 2015 1100 25 settembre 2015

I referendum di Possibile: corsa all'ultima firma

Scuola, ambiente, Italicum e Jobs Act. I referendum di Civati a quota 300 mila adesioni. Obiettivo: 500 mila. Aderiscono i governatori Pd Oliverio e Emiliano.

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Marco Pannella, che di referendum ignorati dai media se ne intende, dice di aver firmato prima ancora che per il contenuto dei singoli quesiti, per «i milioni di elettori che non hanno visto garantito il diritto alla conoscenza, a causa della violenta censura calata sulla campagna».
E in effetti, a differenza di quanto capitava con Pippo Civati ancora nel Pd, corteggiato da retroscenisti e tivù, la prima iniziativa politica di Possibile, la formazione nata dopo l'addio ai dem del deputato lombardo, non ha ricevuto dai media l'attenzione che i militanti forse speravano.

La campagna referendaria riguarda la scuola, il lavoro, l'ambiente, la legge elettorale. I quesiti sono otto – potete leggerli qui - e puntano a smontare un pezzo consistente del pacchetto di riforme fatto approvare fin qui dal governo Renzi.
I QUESITI E I TEMI. Sull'Italicum, il primo quesito chiede di abrogare «i capilista bloccati e le candidature plurime», il secondo punta a eliminare proprio tutta la nuova legge elettorale per tornare al Consultellum (il Porcellum post-sentenza della Corte costituzionale).
Al capitolo difesa dell'ambiente, invece, si chiede lo stop delle trivellazioni in mare e la cancellazione di alcune norme contenute nello Sblocca Italia relative alla realizzazione delle grandi opere.
Il sesto e il settimo quesito hanno per oggetto il Jobs Act: via il demansionamento e ritorno al reintegro del lavoratore in caso di licenziamenti illegittimi, anche economici, non solo discriminatori.
Nella riforma della scuola i civatiani vogliono che venga abolita la possibilità per i presidi di scegliere gli insegnanti a chiamata diretta.

500 mila firme per renderlo Possibile

Obiettivi raggiungibili? Entro il 30 settembre bisognerà raccogliere 500 mila firme e depositarle alla Corte Costituzionale che poi deciderà sulla ammissibilità dei referendum.
A lunedì 21 settembre, il contatore aveva toccato le 300 mila firme certificate, dicono dallo staff di Possibile. Una stima che non tiene però conto delle adesioni ricevute direttamente nei Comuni e non ai banchetti sorti in tutta Italia.
I comitati registrati finora nel nuovo movimento sono 200, 4 mila gli iscritti. Poche, pochissime, le alleanze.
LE DISTANZE DI SEL, I CALCOLI DI LANDINI. Sel si è sfilata dall'iniziativa civatiana, nell'attesa che l'area che va dai comunisti di Ferrero ai fuoriusciti dem alla Fassina agli ex grillini a pezzi di sindacato, si costituisca in costituente e dia vita a qualcosa di sinistra. Nicola Fratoianni ha firmato, ma solo a titolo personale.
I grillini sono tecnicamente impediti, causa regole della Casaleggio & co che vietano di aderire a iniziative promosse da altri partiti. Alessandro di Battista la firma ce l'ha messa, ma pure lui a titolo personale.
La Fiom pensa a un referendum sul Jobs Act in data ancora da destinarsi. A Landini l'idea di prestare voti e volto a una campagna di cui non avrebbe potuto rivendicare paternità ed esclusività, non piace proprio.
LE ADESIONI DEI GOVERNATORI DEM, EMILIANO E OLIVERIO. Un po' di adesioni sono arrivate invece dalla società civile: costituzionalisti, politologi come Gianfranco Pasquino, attori come Moni Ovadia, il regista Gabriele Muccino, il musicista Roy Paci. Ma soprattutto ci sono alcune sottoscrizioni politicamente rilevanti. Il governatore democratico della Puglia, Michele Emiliano, ha firmato per 'dire no' alle trivellazioni.
Lo stesso afflato no Triv ha spinto anche il presidente della Calabria, Mario Oliverio, a sottoscrivere i referendum, confermano dallo staff di Possibile. Non si sa invece cosa abbia deciso di fare Marcello Pittella, governatore della Basilicata, molto critico sulle norme che regolano le perforazioni in mare e le estrazioni in terra. Il fronte no Triv, referendum a parte, è comunque molto ampio e unisce Abruzzo, Molise, Puglia, Marche, Basilicata e Calabria. Un fatto di cui Renzi dovrà tener conto, se Possibile.

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