Catalogna 150925182428
CONSULTAZIONE 26 Settembre Set 2015 1800 26 settembre 2015

Catalogna, guida alle elezioni del 27 settembre 2015

Si vota per il parlamento regionale. Ma sembra un plebiscito sull'indipendenza. Partiti separatisti avanti. Madrid sta alla finestra. Il vademecum sul voto.

  • ...

Una manifestazione in Catalogna per l'indipendenza dalla Spagna.

La Catalogna è pronta a eleggere, domenica 27 ottobre, i 135 membri del suo parlamento.
Il voto è stato presentato all'opinione pubblica come un plebiscito sull'indipendenza e si annuncia come il più importante da quando l'assemblea catalana è stata istituita, per la prima volta, nel 1980.
ONDATA DAL 2012. Nel 2012, infatti, il Parlament de Catalunya ha approvato una risoluzione per affermare «il diritto del popolo catalano a determinare liberamente e democraticamente il proprio futuro collettivo attraverso un referendum».
Nelle successive elezioni dello stesso anno, i partiti favorevoli al referendum - Convergència i Unió (Ciu), Esquerra Republicana de Catalunya (Erc), Iniciativa per Catalunya Verds (Icv) e Candidatura d'Unitat Popular (Cup) - hanno conquistato il maggior numero di voti.
Ma il partito del presidente Artur Mas, Convergència i Unió, ha perso 12 seggi e ha dovuto aprire a Esquerra Repubbicana de Catalunya per formare un nuovo governo.

1. Referendum dichiarato incostituzionale: braccio di ferro con Madrid

Sull'onda del referendum scozzese, poi, il parlamento regionale della Catalogna ha approvato nel 2014 una legge per consentire al presidente Mas di indire un referendum sull'indipendenza.
L'iter, però, è stato subito bloccato dalla Corte costituzionale spagnola, che ha dichiarato incostituzionale la consultazione popolare.
L'80% SI ERA DETTO FAVOREVOLE. Mas, allora, ha ripiegato su un referendum consultivo: l'80,7% dei votanti ha detto sì. In tutto hanno votato 2,3 milioni persone, pari a un'affluenza del 36%.
Il braccio di ferro con il governo di Madrid ha condotto alle elezioni anticipate, le terze negli ultimi cinque anni, e a etichettare il voto di domenica come un plebiscito per l'indipendenza.

2. I catalani restano divisi sull'indipendenza: manca la maggioranza

Tuttavia, i sondaggi mostrano che il popolo catalano è equamente diviso sulla questione della piena indipendenza dalla Spagna.
I contrari, a loro volta, appaiono divisi al loro interno in due schieramenti.
Da una parte coloro che si dichiarano soddisfatti dallo status quo, dall'altra quanti desiderano invece che più poteri siano devoluti alla regione, per esempio attraverso un accordo federale.
L'ASSETTO ATTUALE NON PIACE. Tre tendenze emergono chiaramente: la prima è che i catalani sono divisi sulla questione dell'indipendenza.
Non c'è una maggioranza netta né per il sì, né per il no.
La seconda è che la maggioranza dei catalani non è contenta dall'attuale assetto costituzionale e del rapporto con il governo di Madrid.
La terza è che il supporto ai partiti pro-indipendenza e pro-referendum è aumentato notevolmente negli ultimi cinque anni.

3. Le forze in campo: Convergència i Unió non esiste più

Il panorama politico in Catalogna è profondamente cambiato dopo le ultime elezioni del 2012.
Quelle di domenica sono le prime elezioni regionali in cui la Convergència Democràtica de Catalunya (Cdc) e l'Unió Democràtica de Catalunya (Udc) corrono separatamente, dopo lo scioglimento di Convergència i Unió nel giugno del 2015.
L'Udc corre da sola, mentre la Cdc si è schierata con Esquerra Republicana de Catalunya, Demòcrates de Catalunya e il Moviment d'Esquerres, sotto la bandiera della coalizione Junts pel Sí (JxSí).
PROMESSA L'INDIPENDENZA. Il presidente uscente, Artur Mas, è il candidato della coalizione. Che ha promesso di proclamare l'indipendenza entro 18 mesi se dovesse ottenere la maggioranza in parlamento.
Anche Candidatura d'Unitat Popular (Cup) ha posizioni dichiaratamente indipendentiste, mentre Iniciativa per Catalunya Verds (Icv) è alleata di Podemos e di Equo in una coalizione chiamata Catalunya Sí que es Pot (Csqep), una piattaforma simile a Barcellona en Comú, quella che ha vinto le elezioni a Barcellona all'inizio del 2015.
Questa formazione non appoggia direttamente l'indipendenza, ma è a favore di una consultazione popolare sul rapporto tra Spagna e Catalogna.

4. Gli unionisti: popolari e socialisti

In campo unionista, sul fonte del centrodestra, c'è il Partit Popular Català (Pp), la filiale catalana del Partito popolare spagnolo del primo ministro Mariano Rajoy.
IN TUTTO 1.281 CANDIDATI. Mentre per quanto riguarda il centrosinistra, la filiale regionale del Psoe, il partito socialista.
In tutto, i candidati sono 1.281, il 47% dei quali sono donne.

5. Quattro distretti e 135 seggi: sistema proporzionale

I 135 membri del parlamento catalano sono eletti in quattro distretti con un sistema proporzionale: 85 nel distretto di Barcellona, 18 in quello di Tarragona, 17 in quello di Girona, 15 in quello di Lleida.
MAGGIORANZA A QUOTA 68. Per eleggere dei deputati, una lista deve ottenere almeno il 3% dei voti in ciascun distretto. Per avere la maggioranza servono 68 seggi.
Gli aventi diritto al voto sono in tutto 5,5 milioni, i seggi elettorali sono 2.697.

6. Junts pel Sí in testa: i sondaggi li premiano

Secondo i sondaggi i partiti secessionisti sono destinati a ottenere la maggioranza richiesta per promuovere la causa dell'indipendenza, che hanno promesso di proclamare entro 18 mesi.
VERSO IL 40% DEI CONSENSI. Junts pel Sí, in particolare, dovrebbe raccogliere attorno al 40% dei voti e 63 seggi, cui si aggiungerebbero quelli di Candidatura d'Unitat Popular, accreditata dai sondaggi al 6,9% con 8 seggi.
Insieme riuscirebbero a superare la fatidica 'soglia 68' e a conquistare il governo della regione.

Correlati

Potresti esserti perso