Sciopero Sanita 130722112759
NUMERI 26 Settembre Set 2015 1708 26 settembre 2015

Sanità, i dati Ocse e i dubbi sul decreto taglia esami

L'Italia spende per la salute meno di Germania, Francia e Uk. Le cifre.

  • ...

Diceva a fine agosto l'ex commissario alla Spending review, Carlo Cottarelli, che dalla spesa sanitaria italiana si potevano risparmiare al massimo 5 miliardi di euro. «Una cifra possibile di risparmi senza stravolgere il sistema», spiegava al meeting di Rimini Mister 'mani di forbice', l'uomo incaricato da Enrico Letta di tagliare finalmente gli sprechi della macchina statale, «è tra i tre e i cinque miliardi di ulteriori risparmi rispetto a quanto è stato fatto». «L'importante», aggiungeva, «è procedere con un intervento mirato».
COTTARELLI: RISPARMI FINO A 5 MLD. Sono passati pochi mesi e mentre Cottarelli si occupa del dossier Grecia per il Fondo monetario internazionale, il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin vara un decreto contro gli esami inutili con l'obiettivo di risparmiare fino a 13 miliardi di euro. Otto miliardi in più di quanto previsto dall'ex commissario. Lorenzin ha assicurato che la minore spesa è destinata a tradursi in nuovi investimenti in oncologica, ma senza fornire ulteriori cifre.
I DATI OCSE NON GIUSTIFICANO I TAGLI. La domanda allora è: c'è davvero bisogno di tagli così ingenti? E è questo l'intervento mirato che serve al nostro sistema sanitario? I dati pubblicati dall'Ocse nel 2015 dicono che in Italia il rapporto tra la spesa sanitaria e il Pil è leggermente al di sotto della media dei Paesi Ocse. La spesa pubblica rappresenta il 77% del totale, una percentuale leggermente più alta rispetto alla media Ocse del 73%, ma inferiore alla quota di Germania, Francia, Belgio, Austria, persino della Gran Bretagna.
Sempre secondo i dati dell'organizzazione di Parigi, Roma ha tagliato gli investimenti nel servizio sanitario nazionale del 3% nel 2012, del 3,5% nel 2013 e dello 0,4 nel 2014.

Il problema evidenziato dall'Ocse sono piuttosto le persistenti differenze territoriali nella gestione delle risorse pubbliche che lasciano spazio agli sprechi. Abbiamo provato a consultare i dati Agenas (l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) che ha anche il compito di monitorare la spesa delle amministrazioni locali. Le ultime cifre disponibili sono relative al 2013. Ma sono degne di nota.

Confrontando la spesa per costi di beni e servizi (e quindi anche degli esami forniti dal sistema sanitario pubblico) delle tre regioni maggiori regioni di Centro, Nord e Sud, cioè Lazio (commissariata), Lombardia (in regola) e Sicilia (in piano di rientro), si scopre che sono tutte sotto la media italiana.

Ma se per esempio si confrontano i dati della spesa per i farmaci, solo la Lombardia spende meno della media, mentre il Lazio e soprattutto la Sicilia, nonostante la riduzione delle uscite, continuano a registrare la stessa distanza di spesa rispetto al trend medio.

Il dato che più colpisce è che tutte e tre le regioni spendono molto più della media per i servizi esterni.

Inoltre, sia la Lombardia che il Lazio spendono meno della media nazionale per pagare il personale. Mentre la Sicilia registra in questo capitolo uscite non giustificate.
Se è corretto in teoria eliminare le analisi inutili, viene da chiedersi se il decreto taglia esami appena varato sia una scorciatoia per non affrontare gli sprechi strutturali del servizio sanitario: quelli che si concentrano nella spesa per i servizi esterni e di cui sono responsabili i dirigenti regionali.

Correlati

Potresti esserti perso