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CONFLITTO 27 Settembre Set 2015 1442 27 settembre 2015

Spianata delle moschee, offensiva israeliana

Via la moschea di al Aqsa. Netanyahu vuole il terzo Tempio. E vara leggi dure per penetrare. Tensione nel luogo di culto riconosciuto ai musulmani dal 1967.

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La tempesta non è passata con il capodanno ebraico, la tensione resta altissima a Gerusalemme e in tutta la Palestina.
Dopo la guerriglia alla Spianata delle moschee, Israele ha alzato la posta bombardando Gaza, in risposta ai soliti razzi a orologeria contro i coloni.
A un anno dai raid che hanno raso al suolo la Striscia, si è temuta una nuova ondata di bombe.
Invece i caccia si sono fermati: evidentemente si voleva dare “solo” una lezione ai palestinesi.
Ma lo stop non deve tranquillizzare.
Gli scontri alla moschea di al Aqsa di questa estate, a causa degli estremisti ebrei che violano gli accordi di spartizione, sono molto gravi.
BARRICATE AD AL AQSA. Per due volte si è paventata la Terza intifada (la seconda rivolta divampò per la passeggiata di Ariel Sharon, non ancora premier, alla Spianata delle moschee con la scorta armata).
L'ultra destra ebraica ha incitato i credenti a salire al complesso di al Aqsa e della Cupola della roccia il 26 luglio, per l'anniversario della distruzione del Tempio di Gerusalemme, e ci è riuscita il 13 settembre, nella settimana del capodanno, ottenendo legittimità politica.
Il parlamento israeliano ha in approvazione una legge che prevede 5 anni di carcere contro chi scaglia pietre e 10 per le molotov, il premier Benjamin Netanyahu ha anche dato agli agenti il mandato di aprire il fuoco, perché «sassi e bottiglie incendiarie possono uccidere».
L'OFFENSIVA ISRAELIANA. Così presto i musulmani non potranno più pregare senza gli ebrei nel loro luogo di culto - il terzo luogo sacro dell'Islam -, neanche sotto l'accesso rigidamente controllato dai soldati israeliani. Gli ebrei potranno invece pregare al loro Muro del pianto senza i musulmani e anche nella spianata, accedendo in pratica a tutto il monte dell'antico Tempio di Gerusalemme.
È il primo effetto di sostanza del nuovo governo dei coloni, la destra nazionalista di Netanyahu che getta la maschera.

Nella Guerra dei sei giorni (1967) si tentò di occupare la spianata

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Si giustificano sempre le violenze da «ambo le parti», ricordando che per gli ebrei la Spianata delle moschee è il Monte del tempio (e viceversa per i musulmani), e che sulla cima del monte Moriah si incontrano e si scontrano da sempre le tre religioni monoteiste, quasi che tutte le parti in causa avessero per legge gli stessi diritti.
In realtà sono gli ebrei ad aggredire i palestinesi.
Nel 1967, durante la guerra lampo dei sei giorni, gli israeliani occuparono la spianata e tutta Gerusalemme Est, ma prima, dalla proclamazione dello Stato di Israele nel 1948 e anche durante i conflitti del 1948 e del 1956, il Monte del tempio - vero obiettivo della contesa - era rimasto in mano agli arabi musulmani.
E anche dopo la Guerra dei sei giorni fu trovato un accordo per placare le rivendicazioni palestinesi e avviare un processo di pace.
LA SPARTIZIONE DAL 1967. L'amministrazione della Spianata che nel Medioevo era stata occupata dai crociati cristiani (ad al Aqsa si insediarono i Templari) e prima ancora dal Tempio di Gerusalemme, fu ceduta alla Giordania, la quale successivamente la cedette ai palestinesi.
Israele avrebbe mantenuto tuttavia il controllo dell'accesso del luogo religioso riconosciuto all'Islam, dove secondo il Corano Maometto è asceso al cielo, e agli ebrei sarebbe stato permesso di pregare al Muro del pianto, attraverso un diverso ingresso che conduce alla piazza dove le reclute dell'esercito giurano sulla Torah, e infine alla porzione esterna del muro originale del secondo tempio ebraico, distrutto dai romani.
MANI SU GERUSALEMME. Ora Netanyahu respinge le accuse dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) di voler cambiare lo status religioso sulla Spianata delle moschee, ma nel 2014, prima della crisi di governo e delle elezioni che hanno spostato ancora più a destra l'esecutivo, aveva approvato un progetto di legge su Israele come «Stato della nazione ebraica», in risposta al costituendo Stato della Palestina.
Ne va di Gerusalemme «capitale eterna», e contro le «provocazioni» ormai continue della destra radicale israeliana, scalata al potere, Ramallah ha dalla sua tutto il mondo arabo.

La Giordania difende la Palestina

Il re di Giordania Abdullah II.

Re Abdullah di Giordania, discendente di Maometto e custode dei luoghi sacri dell'Islam a Gerusalemme, ha ammonito che tali «provocazioni» avranno un «impatto sulle relazioni tra Giordania e Israele», ossia sul trattato di pace, chiedendo l'altolà degli Usa alle invasioni di campo di Netanyahu.
Del futuro della Spianata delle moschee si discuterà molto anche all'Assemblea annuale generale dell'Onu (dal 28 settembre al 6 ottobre).
Sul dossier il re giordano ha programmato un incontro il presidente palestinese Abu Mazen e quello egiziano Abdel Fattah al Sisi, e ha affrontato la questione anche con i parlamentari arabo-israeliani della Knesset.
A loro volta questi sono volati in Turchia per informare il capo di Stato turco Recep Tayyip Erdogan dei movimenti pericolosi di Netanyahu.
LE CHIESE CON L'ISLAM. La questione palestinese ricompatta tutti gli Stati musulmani divisi dalla Primavera araba.
E da quando gruppi di ebrei estremisti hanno iniziato a manifestare per il Terzo tempio di Gerusalemme, anche le Chiese di Gerusalemme stanno con il Consiglio islamico (Waaf).
I cristiani sono in allarme sin dai primi disordini del 2014 ad al Aqsa, vedono l'unilateralismo israeliano anche come una minaccia alla loro legge sullo statu quo, che dal 1852 regola i diritti di proprietà e di accesso sui tre luoghi santi cristiani in Palestina.
Con il quarto governo Netanyahu, l'esecutivo più a destra della storia israeliana, era prevista una radicalizzazione e infatti dal giuramento dei ministri, nella primavera 2015, sono stati sdoganati centinaia di nuovi alloggi «immediati» per coloni, è stato arso vivo un bambini palestinese, sono stati accoltellati dei gay e si sono impennate le violenze.
IL TERZO TEMPIO. I nazionalisti puntano a saldare gli ebrei ultra-ortodossi con i gruppi di estremisti sionisti, i dogmi religiosi alle mire territoriali.
Il progetto per il terzo Tempio al posto della moschea di al Aqsa non è più peregrino: «È un nostro dovere come ebrei, abbiamo 12 deputati alla Knesset», dicono i rabbini dell'Istituto del Tempio.
Con la destra religiosa, per il «ripristino» della sovranità totale sulla spianata ci sono i sionisti della Casa ebraica e anche alcuni esponenti del Likud di Netanyahu.
«Cosa vuole Netanyahu con queste azioni, provocare una rottura?», si chiede il re Abdullah e in tanti, con la bandiera palestinese per la prima volta issata all'Onu, si domandano a chi giovi una Terza intifada.

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