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GEOPOLITICA 27 Settembre Set 2015 1150 27 settembre 2015

Stati Uniti-Russia, tensione sulle armi nucleari in Europa

Testate atomiche Usa dislocate in Germania. Il Cremlino minaccia contromosse. Crisi politica? No, gioco delle parti. Mosca fa la voce grossa in ottica siriana.

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Il Palazzo di Vetro, sede dell'Onu a New York.

La notizia che gli Stati Uniti hanno deciso di dislocare una ventina di testate nucleari in Germania ha suscitato l’ira della Russia, che ha denunciato la violazione dell’equilibrio strategico e minacciato contromosse.
Vigilia di una crisi atomica tra Mosca e Washington con l’Europa nel mezzo?
Allargamento di quel fosso tra già scavato con la guerra in Ucraina e i preparativi bellici russi in Siria?
O solo l’ennesima guerra di propaganda che serve più che altro ai falchi su entrambi i versanti e ai media internazionali a cui piace sempre soffiare sui venti di una Guerra fredda?
GIOCO DELLE PARTI. Alla vigilia della trasferta di Vladimir Putin a New York, dove il presidente russo è atteso alla 70esima Assemblea generale delle Nazioni unite con Barack Obama e deve probabilmente mettere sul piatto una road map per la pacificazione in Siria e la collaborazione nella lotta allo Stato islamico, la probabilità che si tratti del solito gioco delle parti è alta.
ATOMICHE SEMPRE PRESENTI. Basta andare a vedere in realtà cosa sta veramente succedendo: nella base tedesca di Büchel nella Renania-Palatinato le atomiche americane del tipo B61 ci sono da qualche decennio e nonostante il parlamento tedesco abbia deciso già nel 2010 a stragrande maggioranza di imporre agli Stati Uniti il divieto di stazionamento sul territorio tedesco, Berlino non ha fatto sostanzialmente nulla, richiamandosi al fatto che è all’interno della Nato che una decisione del genere dovrebbe essere presa e perseguita anche dagli altri Paesi membri dell’Alleanza che allo stesso modo ospitano armi nucleari americane. L’Italia è tra questi.

Non c'è il rischio di una nuova escalation

Vladimir Putin e Barack Obama, presidenti di Russia e Stati Uniti.

Il fatto che le vecchie B61 vengano sostituite ora dalle nuove B61-12 non muta le carte in tavola, se non dal punto di vista essenzialmente tecnico.
Le testate in Germania c’erano prima e ci sono anche adesso.
La reazione della Russia e l’accusa della rottura dell’equilibrio è quindi funzionale a quel duello che Mosca e Washington giocano su più tavoli.
QUADRO STABILE. Non si tratta del rischio di una nuova escalation, visto che è sufficiente dare un’occhiata alla lista delle basi americane sparpagliate per l’Europa per comprendere che le armi nucleari a stelle e strisce sono parte di un quadro ormai stabile che non si è modificato nemmeno dopo il crollo dell’Urss, ma di quello che accade sull’intera scacchiera geopolitica e che comprende tutti i dossier scottanti che coinvolgono Russia e Occidente, da quello siriano a quello ucraino.
DOPPIOGIOCO PUTIN. Putin come al solito ha anticipato tutti e come nel caso dell’annessione della Crimea nel 2014, adesso in Siria sta mettendo Stati Uniti ed Europa di fronte ai fatti compiuti.
Gli aiuti a Damasco e la militarizzazione della costa siriana tra Latakia e Tartus non sono certo solo diretti alla battaglia comune contro l’Isis e perseguono interessi russi ben precisi.
Vladimir Vladimirovich non ha nessuna intenzione di impelagarsi in una guerra in Medio Oriente come è stato per l’allora Unione sovietica in Afghanistan, non vuole però lasciare spazi aperti per l’estremismo islamico che prolifera per conto suo nelle periferie russe dal Caucaso all’Asia centrale e nemmeno perdere la possibilità di avere un ruolo nella regione.

La collaborazione Mosca-Washington è fondamentale in Siria

Miliziani dell'Isis.

Il piano russo di pace che Putin avrebbe intenzione di discutere a New York con Obama è ancora relativamente vago.
È sicuro però che la collaborazione con Washington è la chiave per tentare di salvare il salvabile in Siria.
Il modello è quello adottato nel caso dell’Iran, con gli accordi sul nucleare raggiunti grazie anche al supporto fondamentale di Mosca.
Senza la Russia è difficile uscire dal tunnel e raggiungere qualsiasi compromesso.
TREGUA UCRAINA. Stesso dicasi per la questione ucraina e non è un caso che dopo il summit con il presidente americano, Putin ha in programma all’inizio di ottobre un incontro con Petro Poroshenko, Angela Merkel e François Holland.
Il quartetto si riunisce per la prima volta dagli accordi di Minsk sotto il segno di una buona stella, quella che da settembre sta illuminando la tregua nel Donbass, finalmente stabile.
SERVE UN'AMPIA INTESA. Perché le speranze di pacificazione nel Sud-Est ucraino si concretizzino è necessario però un’intesa che comprenda non solo i separatisti filorussi e il governo di Kiev, ma anche Cremlino e Casa bianca.
Da questa prospettiva la questione delle testate nucleari americane Büchel è completamente irrilevante.

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