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TASSE 28 Settembre Set 2015 1619 28 settembre 2015

Il rapporto Ue sulla fiscalità 2015 dice no all'abolizione di Tasi e Imu

Il premier: «Via la tassa sulla casa. Decidiamo noi, non un euroburocrate».

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Matteo Renzi.

Il 2 settembre su Twitter il premier Matteo Renzi dava l'annuncio della decisione del governo di tagliare le tasse sulla casa dal prossimo anno: «Il 16 dicembre ci sarà ultima rata del 2015 per Imu e Tasi. Segnatevela: sarà il funerale delle tasse sulla casa. Ultimo giorno».
Per ora però l'unico funerale è quella della sua proposta. A celebrarlo il 28 settembre è stata la Commissione europea. Proprio due settimane prima dall'approvazione della Legge di Stabilità (15 ottobre, ndr), che dovrebbe decretare ufficialmente l'abolizione delle tasse sulla prima casa, Bruxelles ha infatti ricordato alll'Italia quanto questa scelta sia infelice a quanto sarebbe più opportuno ridurre le tasse sul lavoro.
L'Italia come molti altri Stati membri ha «un peso fiscale relativamente alto sul lavoro, e ci sarebbe almeno un margine per spostare il peso fiscale a imposte meno distorsive, come quelle sui consumi, quelle ricorrenti sulla proprietà immobiliare e quelle sull'ambiente», si legge nel rapporto Ue sulla tassazione 2015.

Più tasse sulla proprietà immobiliare per consolidare le finanze pubbliche

Un suggerimento chiaro che è accompagnato da un'analisi ancora più mirata: l'Italia come altri stati membri «ha tasse relativamente alte sulle compravendite immobiliari mentre le tasse annuali sulla proprietà non sono particolarmente alte», per cui «c'è spazio per migliorare l'efficacia modificando la struttura tributaria nell'ambito della tassazione sui beni immobiliari».
RENZI: NON DECIDONO GLI EUROBUROCRATI. Un consiglio non gradito al premier Matteo Renzi, che da New York ha subito replicato: «Quali tasse ridurre lo decidiamo noi, non un euroburocrate a Bruxelles», aggiungendo che «compito dell'Ue non è mettere bocca su quali scelte fiscali fa uno Stato» e «non deve decidere al posto dei singoli governi».
Per questo, ha continuato Renzi a margine dell'Assemblea dell'Onu: «Confermo l'eliminazione nella legge di Stabilità della tassa sulla prima casa per tutti e per sempre».
«Ognuno deve fare il suo mestiere», ha concluso Renzi, «e noi lo stiamo facendo. Piuttosto la Ue si faccia sentire su questioni su cui dovrebbe farsi realmente sentire, come la crisi dei migranti».
Secondo il rapporto dei tecnici Ue, l'Italia non è la sola a soffrire questo squilibrio, anche Belgio, Francia, Austria, Portogallo, Romania, Repubblica ceca e, in misura minore, anche Germania, Olanda, Svezia, Finlandia, Estonia, Lituana e Croazia hanno un «potenziale bisogno di ridurre un peso fiscale relativamente alto sul lavoro». Questi Paesi hanno «il potenziale per finanziare lo slittamento aumentando quelle tasse che sono meno dannose per la crescita» e «hanno la portata potenziale per una riduzione parzialmente non finanziata delle tasse sul lavoro».
LE TASSE SUL LAVORO GIÀ RIDOTTE. Nel rapporto, gli economisti Ue indicano che in Italia come in Belgio, Bulgaria, Estonia, Francia, Croazia, Malta e Regno Unito, sono già state ridotte le tasse sul lavoro con misure mirate a particolari gruppi di lavoratori, inclusi quelli a basso reddito e ai lavoratori con figli. Nel merito per l'Italia viene segnalato il credito fiscale permanente per i bassi redditi, la piena deduzione dei costi del lavoro dall'Irap (tassa regionale sulla produzione) e i tre anni di sgravio per le imprese che assumono con contratti permanente. Inoltre il regime fiscale semplificato per i lavoratori autonomi e l'introduzione della cartella delle tasse precompilata accessibile online a 20 milioni di contribuenti.
PIÙ TASSE SULLA CASA: È L'UNICA VIA. Ma per quanto una detassazione sul lavoro ci sia stata, non basta. Per questo la Commissione europea ritorna sul tema dello spostamento delle tassazione sulla proprietà della casa come l'unica via per aumentare le entrate senza effetti collaterali negativi sulla crescita economica.
Una scelta fiscale, riconoscono gli economisti Ue, «che attualmente genera solo una proporzione relativamente piccola del totale delle entrate fiscali» per cui aumentare l'imposizione sulla proprietà immobiliare nelle sue varie forme «potrebbe essere una strategia potenziale per governi che devono consolidare le finanze pubbliche, devono finanziare lo spostamento del carico fiscale dal lavoro o ridurre le tasse sulle transazioni sulle proprietà, che sono più discorsive».

Problemi anche con l'Iva: gap significativo, limitare esenzioni

Bandiere europee davanti alla sede della Commissione a Bruxelles.

L'Italia, con alcuni altri paesi, ha «un gap sull'Iva significativamente più alto della media Ue», con bassi livelli di introiti e di rispetto delle norme amministrative. Così il rapporto Ue sulla fiscalità. C'è «particolare margine di manovra per migliorare l'efficienza del sistema Iva limitando l'uso di tassi ridotti e di esenzioni non obbligatorie».
L'Italia, evidenzia il rapporto dei tecnici di Bruxelles, insieme a Grecia, Spagna, Gran Bretagna e Polonia ha «una proporzione di gettito Iva significativamente al di sotto della media Ue», mentre «è anche molto basso il rapporto del tasso Iva medio per le famiglie rispetto a quello standard». Questo, sottolinea ancora il rapporto, suggerisce che «sia dovuto a una questione di politiche e non, o almeno non solo, a scarsa conformità alle norme», anche se l'Italia, insieme a Grecia e Spagna, «sembra avere anche un alto gap» in questo ambito.
LIMITARE TASSI RIDOTTI SU TLC. In particolare l'Italia, insieme a Grecia, Polonia e Gran Bretagna, applica «tassi ridotti e garantisce esenzioni a servizi specifici nel settore delle telecomunicazioni e potrebbe iniziare a considerare di limitarli». Gli stati membri come l'Italia che applicano tassi ridotti a gas, elettricità e riscaldamento, inoltre, suggerisce il rapporto, «potrebbero cominciare a prendere in considerazione di abolire i tassi ridotti per l'energia per migliorare la coerenza delle politiche tra la tassazione energetica e l'Iva, aumentando allo stesso tempo la base Iva e aumentando l'efficacia dell'Iva».

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