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INTERVISTA 29 Settembre Set 2015 1715 29 settembre 2015

Marco Lombardi: «Siria, Obama ha delegato Putin»

Il protagonismo di Mosca fa comodo a Obama. Che in Siria non vuole agire in prima persona. E lascia al Cremlino il lavoro sporco. L'esperto Lombardi a L43.

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Se nel resto del mondo l'incontro tra Barack Obama e Vladimir Putin viene interpretato come l'inizio di una guerra comune, e coordinata, contro l'Isis, negli Usa tra la Casa Bianca e il Cremlino restano «profonde divergenze» e «poche speranze» di risolvere la crisi siriana.
Le visioni divergenti di Stati Uniti e Russia si scontrano sul nodo di Bashar al Assad. Per Putin è il presidente siriano da rilegittimare nella comunità internazionale, per Obama il dittatore di un regime feroce che non può essere salvato per abbattere il Califfato.
OBAMA IN UN CUL DE SAC. Gli Stati Uniti non fanno marcia indietro ma sembrano senza alternative. «Non hanno concluso niente e adesso sono in una trappola», commenta a Lettera43.it Marco Lombardi, direttore del Centro sul terrorismo e sulla sicurezza Itstime dell'Università Cattolica di Milano.
Eppure, a suo avviso, qualcosa si muove, considerato che «quello che si fa non è sempre quello che si dichiara».
L'ASSE MOSCA-ISRAELE. «Gli accordi sottobanco tra Usa, Russia e anche Iran sicuramente vanno avanti», spiega l'esperto. E potranno accelerarsi, perché la «faccenda siriana si complica sempre di più. Si va verso una redde rationem, una resa dei conti finale».
Il protagonismo di Putin fa comodo a Obama che non vuole agire in prima persona, e persino a Israele.

L'esperto di terrorismo e direttore dell'Itstime Marco Lombardi (youtube).  

DOMANDA. La visita di Benjamin Netanyahu a Mosca, mentre Putin riforniva Assad di armi e uomini contro l'Isis, è significativa.
RISPOSTA. Ci dice tutto, molto più dell'incontro all'Onu tra Obama e Putin. Più realista del re, il premier israeliano scavalca gli Usa e va da chi vuole agire contro l'Isis, cioè la Russia e l'arcinemico iraniano. Ce ne rendiamo conto?
D. Quanto si è aggravata la situazione in Siria?
R. Molto. Il Califfato controlla tra il 30% e il 40% del territorio. Accerchia Damasco, punta alla costa della base russa di Tartus e della roccaforte di Assad, Latakia. La costa vicina al Mediterraneo e a Israele.
D. Come è stato possibile arrivare a questo punto e perché l'Isis è così invincibile?
R. Sono un interventista. Considero la guerra un male ma talvolta, purtroppo, una necessità. Se si fosse agito bene, con forza e incisività, nelle prime settimane dopo il 29 giugno 2014, cioè dopo la fondazione del Califfato, l'Isis sarebbe stato debellato molto rapidamente.
D. Qualche tempo dopo, in settembre, gli Usa hanno lanciato i raid, senza peraltro mai colpire Assad.
R. Ma quelli sono bombardamenti di facciata, non servono a niente. Obama è rimasto incerto, nel mezzo al guado, e la mia impressione è che neanche adesso ci dobbiamo aspettare gli Usa in primo piano in Siria. Per questo Netanyahu è andato da Putin.
D. Perché gli americani non sono capaci di intervenire nettamente, con forza?
R.
Sono in una coalizione di partner inaffidabili come il Qatar e l'Arabia saudita e, alla base di tutto, non c'è chiarezza sulla ridefinizione degli assetti del Medio Oriente. Con la Primavera araba è saltato tutto, ma non si può entrare in campo senza una visione per il dopo. Così si fa il gioco degli attori regionali: turchi, curdi, iraniani, gli emiri del Golfo... Ognuno con i suoi interessi.
D. Putin ha ben chiaro cosa fare, mantenere i vecchi regimi. È nobile per Obama rifiutare Assad, che fa scaricare barili bomba sui civili, ma delegando a Russia e Iran - alleati diretti di Damasco - la guerra all'Isis lo appoggia comunque. Non c'è soluzione, dovrà scegliere il campo, prima o poi.
R. Obama sa qual è il male minore. Ma non se la sente di legittimarlo, per questo il suo approccio è così pieno di contraddizioni. Ad ogni modo, la situazione in Medio Oriente sta precipitando verso una redde rationem.

Barack Obama e Vladmir Putin al termine dell'incontro all'Onu (Getty).


D. L'impasse finirà?
R. La Russia, presente da tempo in Siria anche con forze speciali, ha accelerato. Al protagonismo di Putin si aggiunge una crescente presenza cinese. Anche Pechino ha interesse a stabilizzare il Medio Oriente, suo cortile di casa. Se ne parla poco in Italia, ma un paio di navi cinesi sarebbero arrivate nella zona. La Francia ha sferrato i raid per mantenere un piede dentro.
D. Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel si è inserita nella partita.
R. Come leader europeo ha di fatto legittimato Assad. La Germania agisce con realpolitik, day by day però, in funzione dei propri interessi. Apre le frontiere ai siriani, poi quando si rende conto che sono troppi li frena. Ma in generale tutto l'Occidente, e anche l'Onu, hanno una visione limitata e a corto raggio dell'Isis e dei conflitti dell'area.
D. Che idea si è fatto sull'Isis, quali sono le sue menti?
R. Non credo ai complottismi e alle dietrologie. Certamente il Califfato è stato costruito e si è allargato dall'Iraq non solo grazie ad al Baghdadi, ma all'alleanza tra gli ex quadri di Saddam Hussein e i terroristi islamici di al Qaeda. Poi si sono aggiunti e si aggiungono foreign fighter qualificati.
D. Qualche esempio?
R. Il sedicente Stato islamico è una struttura concepita e mandata avanti, sempre di più, anche da quadri che hanno studiato nelle università occidentali. Conoscono la nostra cultura e talvolta ne sono permeati, l'Isis non è un corpo estraneo all'Occidente.
D. Ma gli occidentali sono spiazzati dall'Isis. Dai video, dalla crudeltà, dalla facilità con cui miete proseliti.
R. Perché non guardiamo con lenti nuove questa Terza guerra mondiale in corso, che gli Usa rifiutano di riconoscere come guerra ibrida. Interpretiamo gli eventi sempre in una chiave di continuità col passato, in base cioè a quello che è accaduto.
D. Il terrorismo islamico di al Qaeda (e quel che è venuto dopo) non è figlio dei mujaheddin armati dagli Usa contro i russi?
R. Anche. Ma con l'Isis c'è stato un salto creativo, di rottura con il passato. In altre parole, pensavamo impossibile arrivare a questo punto. Invece non c'è un limite al peggio, è questo che, seguendo le vecchie prospettive, non comprendiamo.

Twitter @BarbaraCiolli

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