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RIFORMA 29 Settembre Set 2015 0700 29 settembre 2015

Pensioni flessibili, ultima suggestione di Renzi: cosa sono

Lasciare il lavoro prima. Col sistema contributivo. Per favorire il turn over. Creando più equità padri/figli. Il Pd ci pensa. E il bacino è di 10 milioni di voti...

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Il presidente dell'Inps Tito Boeri.

Ha promesso ai dipendenti nuovi sgravi per le assunzioni.
Ha garantito agli statali l’aumento contrattuale fermo quasi da un lustro.
Si è impegnato a ritoccare (al ribasso) il forfait per gli autonomi.
E vuole cancellare l’Imu sulla prima casa, alzare gli investimenti al Sud e bloccare gli aumenti dell’Iva.
Un Matteo Renzi così generoso non può scontentare certamente i pensionati.
BACINO DA 10 MILIONI DI VOTI. Che sono 10 milioni, uno dei principali bacini elettorali del Partito democratico.
In un primo tempo il premier aveva desistito e dato retta al suo ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che anche nelle ultime ore ha ricordato che «la flessibilità», intesa come ritiro anticipato dal lavoro, «non è a costo zero».
FAVORIRE IL TURN OVER. Poi nel mondo renziano è passata una suggestione rafforzata dai ragionamenti del presidente dell’Inps, Tito Boeri: anticipare il pensionamento può garantire sia un maggior turn over nelle aziende tra lavoratori anziani e giovani sia l’accettazione del metodo di calcolo contributivo - assegno pensionistico basato esclusivamente sui contributi versati durante la vita lavorativa e non sull'ultimo stipendio - per chi vuole ritirarsi prima.
Creando una maggiore equità tra padri e figli.

Un intervento più generale costa 5 miliardi l'anno

Da sinistra, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, il premier Matteo Renzi e il titolare dell'Economia Pier Carlo Padoan.

Questo è lo stato dell’arte nel mondo politico, con la maggioranza riformista del Pd che si è unita alla minoranza più vicina alle istanze sindacali per superare la legge Fornero.
Ma le ricette sono diverse. Anche perché la norma che porta il nome dell’economista torinese, alzando l’asticella dell’età di ritiro verso i 67 anni, garantisce all’Italia di mantenere un avanzo superiore al 3%.
In quest’ottica un intervento più generale costa circa 5 miliardi all’anno, quanto l'Unione europea è pronta a scontare all'Italia in cambio delle riforme.
Che difficilmente potrebbero essere recuperati con le penalizzazioni previste dalla proposta Damiano-Baretta.
SERVE IL 'CONTRIBUTIVO'. Delle due l’una: o chi ottiene un pensionamento anticipato accetta di ricalcolare l’assegno con il metodo contributivo, oppure - nella prossima Legge di stabilità - ci sarà spazio soltanto per piccoli sprazzi di flessibilità.
In questo secondo scenario potrebbero ottenere un’uscita anticipata le donne con i figli e quei lavoratori che, perso il lavoro, non hanno altri redditi o ammortizzatori fiscali.
Parallelamente gli uomini del Tesoro e il ministero del Lavoro starebbero studiando un intervento più generale, che però non scatterebbe prima di un paio di anni.

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