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IMPOSTE 30 Settembre Set 2015 0700 30 settembre 2015

Tasse, il vero piano di Bruxelles: l'Unione tributaria

«Non togliete l'Imu». «Abbassate l'alto costo del lavoro». «Meno Irpef e più Iva». L'Ue bacchetta di continuo l'Italia. Lo scopo? Limitare la sovranità nazionale.

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Il premier Matteo Renzi a Bruxelles per il Consiglio europeo.

Sono almeno tre anni che da Bruxelles arrivano a Roma gli stessi messaggi sul versante fiscale.
«Trasferire la tassazione dalle persone (cioè l’Irpef, ndr) alle cose (l’Iva, ndr)».
Oppure: «Abbassate l'onere delle imposte sul lavoro».
E ancora: «Modificare la tassazione relativamente alta sulle compravendite immobiliari mentre le tasse annuali sulla proprietà non sono particolarmente alte».
Ed è da almeno lo stesso tempo che l’Unione europea si mostra abbastanza scettica sulle modalità con le quali l'Italia sta gestendo il capitolo Imu.
ADDIO ALLA SOVRANITÀ? Rientra tutto in una più sotterranea battaglia con la quale la Commissione sta provando a introdurre tra i 28 un’Unione tributaria - sulla falsa riga di quella fiscale/finanziaria e di quella bancaria - che sarebbe il canto del cigno della sovranità nazionale.
E che, soprattutto, non vuole nessun Stato membro.
RENZI INFURIATO CON L'UE. Leggendo il rapporto “Tax reforms in Eu Member States 2014 - Tax policy challenges for economic growth and fiscal sustainability”, Matteo Renzi è andato su tutte le furie.
«Confermo», ha fatto sapere a margine dai lavori dell’assemblea generale Onu, «che nella Legge di Stabilità ci sarà l'eliminazione della tassa sulla prima casa da ora e per sempre».
E soprattutto: «Ricordo alla Ue che il suo compito non è mettere bocca su quali scelte fiscali fa uno Stato. Non deve decidere al posto dei singoli governi quali scelte fiscali vanno fatte. Quali tasse ridurre lo decidiamo noi, non un euroburocrate».
BACCHETTATI DA BRUXELLES. Gli euroburocrati hanno spiegato che l’Italia, come la stessa Germania del resto, «ha la necessità di ridurre una relativamente elevata pressione fiscale sul lavoro e ha potenzialmente spazio per aumentare tasse meno distorsive, in particolare le imposte su consumi, proprietà immobiliare e ambiente».
E sul mattone «ha tasse relativamente alte sulle compravendite immobiliari mentre le tasse annuali sulla proprietà non sono particolarmente alte, per cui c'è spazio per migliorare l'efficacia modificando la struttura tributaria nell'ambito della tassazione sui beni immobiliari».
Ma questa posizione è soltanto in parte legata in parte ai tentativi di Renzi di cancellare l’Imu sulla prima casa e sugli imbullonati.

Anche a Senato e Corte dei conti nutrono dubbi su Renzi

Il modulo dell'Imu.

Sulla riforma della tassazione immobiliare Bruxelles nutre gli stessi dubbi espressi dai tecnici del Senato o dalla Corte dei conti: la poca chiarezza sulle coperture, la rinuncia ad almeno 4,5 miliardi di euro che servono per finanziare gli enti locali, la già alta evasione su una legge che vede evaporare il 28,8% (circa 5 miliardi) del gettito potenziale.
Ma per gli euroburocrati l’Italia è soltanto una casella in un piano più ampio: quello dell’armonizzazione fiscale.
In quest’ottica diventa prioritario abbassare il costo del lavoro.
IL MODELLO È LA SPAGNA. Il modello è la Spagna che tagliando gli oneri e liberalizzando le politiche del lavoro ha attratto così tanti investimenti stranieri da diventare il primo produttore di autoveicoli in Europa.
A Bruxelles hanno fatto notare che su questo fronte l’Europa parte svantaggiata rispetto all’America con il salario minimo o la Cina, che può contare sulle continue svalutazioni dello yuan.
Anche perché con l’invecchiamento della popolazione il costo del welfare diventa sempre più oneroso.
TAGLIARE IL COSTO DEL LAVORO. Da qui la necessità di tagliare gli oneri in busta paga, un po’ come chiede Confindustria nella dura querelle con il governo sul rifinanziamento del Jobs act.
Centrale poi, per un continente che vuole arrivare alla piena decarbonizzazione entro il 2040, caricare la tassazione per chi consuma e inquina di più.
TENTATIVO DI RIEQUILIBRIO. Questo modello, che chiaramente penalizzerebbe gli energivori e i consumatori di fonti fossili, riequilibrerebbe gli insuccessi del sistema delle quote inquinanti, che non hanno frenato l’aggressività produttiva dei Paesi dell’Est a scapito di tutti gli investimenti in materia ambientale realizzati dalle storiche economie manifatturiere (Germania e Italia in testa).

L'Iva è l'arma di Bruxelles per aprire i mercati interni

Bruxelles, il parlamento europeo.

Nella stessa ottica, quella dell’armonizzazione, l’Iva diventa per Bruxelles un’arma insostituibile nel tentativo di aprire i mercati interni e che vede contrari colossi come la Germania.
Non a caso, nel rapporto diffuso, l’Europa ha chiesto il taglio delle esenzioni destinate alle singole categorie.
Anche per questo è ormai vigente dall’inizio del 2015 una direttiva che prevede che l’imposizione Iva per tutte le prestazioni di servizi telematici - compresi il commercio elettronico e l’acquisto di app e programma via tablet e smartphone - «avvenga nel luogo in cui avviene effettivamente il consumo del servizio».
CASE, IL GUAIO 'INVENDUTO'. Non meno strategica la tassazione della casa, in un Vecchio Continente dove la Spagna paga ancora un’economia legata al mattone, la Germania è vicinissima allo scoppio di una bolla immobiliare e più in generale l’invenduto non riesce a essere assorbito dalla domanda di case.
Si è costruito troppo negli anni del denaro facile e adesso bisognerebbe vendere.
In questa logica il taglio dell’Imu viene visto come un regalo a chi già possiede quattro mura, mentre Bruxelles auspica facilitazioni e sconti per chi compra.
L'EUROPA INSISTE DAL 2011. Una scelta che ha un fortissimo impatto economico se Achille Colombo Clerici, storico numero uno di Assoedilizia (quella che raccoglie i piccoli proprietari), ha fatto notare in tempi non sospetti: «Dal 2011 a oggi l'Europa ha chiesto a gran voce l'aumento del prelievo fiscale sugli immobili italiani e ha ottenuto quasi la triplicazione del gettito (aliquote Imu - Imu beni storici - coefficienti moltiplicatori delle rendite catastali - addizionali - riduzione delle deduzioni forfetarie - eliminazione delle aliquote ridotte per le locazioni immobiliari - Tari e Tasi).
CHIESTA LA RIFORMA CATASTALE. Poi ha richiesto a gran voce e ottenuto la riforma catastale: «Che terrà col fiato sospeso per anni i risparmiatori immobiliari, i quali non sapranno che sorte toccherà loro quando la riforma sarà attuata e quindi oggi non spendono e non investono. Dove intende portarci l’Europa? Vuole per caso preparare il terreno ai fondi speculativi?».
I quali, a differenza dei piccoli proprietari, non votano. E Renzi lo sa bene.

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