Cociancich Boschi 151001202222
POLITICA 1 Ottobre Ott 2015 1225 01 ottobre 2015

Riforma del Senato, in aula la conta decisiva

Sì dell'Aula al 'canguro': articolo 1 approvato con 172 sì, 108 no e tre astenuti. E spunta un Cociancich-bis sull'elezione del Capo dello Stato. Renzi: superato il passaggio più difficile.

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Avanti tutta con la riforma del Senato. Dopo il feroce scontro sull'emendamento Cociancich, la maggioranza ha incassato il via libera dell'Aula al cosiddetto 'canguro', che ha consentito di prosciugare il fiume di emendamenti all'articolo 1 del disegno di legge Boschi.
Il Senato ha quindi approvato l'articolo con 172 sì, 108 no e tre astenuti.
FINE DEL BICAMERALISMO. Funzioni e natura di Palazzo Madama sono state ridefinite (ecco cosa cambia).
La norma modifica radicalmente l'articolo 55 della Costituzione, e segna la fine del bicameralismo perfetto. Tuttavia, l’emendamento Cociancich ripristina alcune prerogative del Senato che erano state abolite nel passaggio della riforma alla Camera. L’Aula ha sospeso successivamente i lavori: l’esame del disegno di legge è ripreso alle 19 con l'articolo 2, quello che riguarda la spinosa questione dell'elettività dei senatori.

  • La diretta delle votazioni da Palazzo Madama.

INCONTRO TRA BOSCHI E GRASSO. Il presidente del Senato Pietro Grasso ha avuto un incontro con il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. Grasso avrebbe chiesto spiegazioni circa l'intenzione del governo di presentare un emendamento all'articolo 2 che consentirebbe di evitare i previsti voti segreti. Fonti di Palazzo Chigi, nel frattempo, hanno smentito: nessun emendamento all'articolo 2 sarà presentato da parte del'esecutivo.
Il presidente del Consiglio non nasconde la sua soddisfazione. Il passaggio più difficile, avrebbe detto Matteo Renzi ai suoi, è già stato superato.
GIALLO SULL'EMENDAMENTO COCIANCICH-BIS. Intanto però è spuntato un emendamento Cociancich-bis, che ha messo in fibrillazione la minoranza del Partito democratico. Il secondo 'canguro' firmato Cociancich riguarda l’articolo 21 del disegno di legge Boschi, quello relativo alla platea che elegge il Capo dello Stato. Riscrivendo l’intero articolo farebbe decadere tutti gli altri emendamenti, esattamente come accaduto con l'articolo 1. Il senatore della minoranza dem Vannino Chiti ha subito chiarito che un emendamento di questo genere «non è condivisibile, neanche come base di discussione. C'è da augurarsi che venga ritirato».
«NON VOGLIO 'CANGURARE' NESSUNO». Il senatore Cociancich, però, non molla: «I miei due emendamenti non hanno lo scopo di cangurare nessuno», spiega ai microfoni di Radio Monte Carlo. Le sue proposte di modifica all'articolo 21 non farebbero altro che riportare «l'elezione del capo dello Stato alla versione che era già stata approvata dal Senato. Voglio proprio vedere come faranno a votare contro», ha concluso Cociancich.

Le opposizioni contro il presidente Grasso: «Lei ha violato il regolamento»

SCONTRO GRASSO-OPPOSIZIONI. In Aula, prima dell'approvazione dell'articolo 1, si è acceso lo scontro tra il presidente Pietro Grasso e le opposizioni a colpi di regolamento. Grasso ha stoppato il tentato blitz dei 5 Stelle sull’emendamento Cociancich appena approvato. Vito Crimi, M5s, ha chieto ai sensi del regolamento di subemendarlo citando l’articolo 100 del testo. «Nel corso della seduta è ammessa la presentazione di ulteriori emendamenti soltanto quando siano sottoscritti da otto Senatori e si riferiscano ad altri emendamenti presentati o siano in correlazione con emendamenti già approvati dall’Assemblea. Il Presidente può tuttavia consentire, quando se ne manifesti l’opportunità, la presentazione di emendamenti al di fuori dei casi anzidetti», recita il comma 5 dell’articolo 100.
E dopo il rifiuto di Grasso i grillini sono tornati all’attacco: «Lei sta violando il regolamento che prevede la possibilità per otto senatori di presentare emendamenti, non sub emendamenti, che siano in relazione con altri emendamenti già approvati», ha osservato Vito Crimi.
FUOCO SI FILA DA LEGA E M5S. Prima del via libera il «canguro» era stato oggetto di un duro scontro dentro e fuori dall’aula. Il leghista Roberto Calderoli, che nei giorni scorsi aveva provato a presentare un blocco di 82 milioni di emendamenti poi giudicati irricevibili, ha adombrato il sospetto che lo stesso senatore Cociancich, firmatario dell’intervento, non fosse consapevole del contenuto. L’ex ministro delle Riforme del governo Berlusconi ha chiesto di acquisire l’originale dell’emendamento chiedendo la verifica dell’autenticità della firma in calce. E una perizia calligrafica è stata chiesta anche dal M5s.
Secondo Calderoli poi, Cociancich - da lui definito «un galantuomo e un ottimo senatore che lavora sempre» - «avrebbe detto a più persone che ignorava la portata del suo emendamento. Qui si è davanti a una truffa politica. Che quell’emendamento non sia sottoscritto dalla persona interessata si chiama falso in atto pubblico».
ORA TOCCA ALL'ART.2. All'esame di Palazzo Madama - superato lo scoglio dell'invenzione taglia emendamenti - c'è quell'articolo 2 del ddl che riforma il bicameralismo perfetto che si esprime su composizione ed elettività (diretta) dei futuri senatori e sul quale il Pd al suo interno ha trovato finalmente un'intesa dopo mesi di polemiche tra maggioranza e minoranza dem.

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