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MAMBO 2 Ottobre Ott 2015 1747 02 ottobre 2015

Cari anti-politici, perché fate politica da anni?

Dicono di essere tecnici, società civile. Ma costruiscono carriere grazie all'odiata Casta.

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Chi fa davvero parte della Casta? Quando si diventa “politici”, nell’accezione negativa del termine?
Le domande mi sono venute in mente durante la bella trasmissione di Myrta Merlino, L’aria che tira, su La7, dopo che un oncologo italiano che vive negli Usa, amico di Ignazio Marino, ha detto che il suo prediletto era stato costretto a scendere in politica per rimediare ai danni di politici incapaci.
Accanto a lui ha rincarato la dose Michele Emiliano, sindaco di Bari per 10 anni e ora presidente della Puglia, che ha insistito sul concetto che se i politici facessero bene il loro mestiere, i “tecnici” starebbe al loro posto. Accanto ai due il dottor Sabella, ex pm, capo della struttura di Bolzaneto nei giorni del G8 - domandone: chi era il suo referente nazionale? - si presentava nel ruolo puramente tecnico pur essendo assessore a Roma.
MARINO FA POLITICA DA ANNI. Sgombriamo il campo dalle sciocchezze e dalle falsità. Per quanto riguarda Ignazio Marino va detto che divenne senatore su proposta di Massimo D’Alema e che appena eletto si candidò alle primarie per fare il segretario dei Ds. Il cursus honorum è continuato con incarichi rilevanti al Senato, e poi, legatosi a Goffredo Bettini, ha chiesto e ottenuto la nomination per Roma.
Da anni fa politica, viaggia molto ma fa politica.
Michelle Emiliano fa attività pubblica da oltre 13 anni. Cambia i suoi alleati interni al partito (dalemiano, veltroniano, bersaniano, renziano e poi anti-dalemiano, anti-veltroniano, anti-bersaniano e anti-renziano), diventa, quando gli pare, segretario regionale del partito medesimo che controlla come quelli che lui demonizza, disfa le maggioranze amministrative come al tempo della Prima repubblica, ma dice di non essere un politico.
Agli occhi della pubblica opinione sono Casta e politici tutti quelli che svolgono attività pubblica, tranne i propri beniamini.
GLI ANTI-POLITICI CHE FANNO POLITICA DA ANNI. Ci sono politici come Berlusconi, Emiliano, Salvini e Grillo che fanno “solo” politica da decenni ma negano di essere politici.
Comincio a pensare che la qualifica di “politico” sia un fatto etnico, come essere di un paese piuttosto che di un altro, con una pigmentazione di pelle piuttosto che un’altra.
Come si vede siamo di fronte a un argomento serio che molti nuovi politici strumentalizzano con modalità e finalità populiste. Loro sono “fuori” per definizione, tutti 'Unti dal signore', tutti sottratti a viva forza ad altre attività a cui avrebbero volentieri continuato a dedicare energie.
Nella Prima repubblica molti uomini politici erano fior di professionisti, fra i migliori nei loro campi. Ad esempio nelle Università.
Altri avevano fatto l’università della strada e delle lotte di popolo, financo nella lotta armata per liberare l’Italia. Altri erano finissimi intellettuali. Non metto nomi.
Ma ce n’erano a destra, a sinistra, al centro. A nessuno di loro è mai venuto in mente di dichiararsi “società civile” con la protervia di chi si avvantaggia del ruolo politico ma al tempo stesso vuole evitare i gravami di immagine che ne derivano, in primo luogo i momenti, brevi o lunghi, di impopolarità.
GLI IMBUCATI DIETRO LA MASCHERA SOCIETÀ CIVILE. Se prendiamo la cosa dal lato più nobile senza farsi ricattare dal “miserabilismus” di politici a tempo pieno che negano di esserlo e da giornalisti anti-casta che difendono i propri beniamini (lo stesso termine Casta venne coniato per indirizzare l’odio popolare verso la politica distraendo l’attenzione dalle malefatte di molti uomini illustri dell’economia), scopriamo che la risposta a queste dissociazioni sta nella rivendicazione del ruolo di una élite diffusa e di una politica necessaria.
Non esistono Paesi governati a democrazia diretta, quando ci sono stati sono state dittature. Una categoria ampia e intermedia di specialisti, e la specializzazione riguarda anche il funzionamento della cosa pubblica e la capacità di comunicare con i propri concittadini, sono essenziali in una democrazia.
L’unico rimedio contro le degenerazioni endemiche sta nel ricambio, negli incarichi a termine, nel ricorso regolare o anche eccezionale al voto.
La democrazia richiede diverse funzioni da esercitare nelle forme della politica purché siano sempre sotto controllo e non siano eterne. Poi se Marino ed Emiliano vogliono partecipare rinunciando a fare il medico o il magistrato ben vengano, sennò ce ne faremo una ragione.
Per finire: prima o poi andranno raccontate alcune carriere della società civile, cioè di quanti hanno rotto l’anima a politici di carriera per farsi eleggere, chessò, sindaco di una grande città e poi raccontano tutt’altra storia.

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