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POLITICA 2 Ottobre Ott 2015 1351 02 ottobre 2015

Riforma del Senato, articolo 2 sotto esame

Palazzo Madama deve sciogliere il nodo dell'elettività. Le senatrici contro Lucio Barani (Ala): avrebbe mimato un gesto sessista nei confronti di Barbara Lezzi (M5s). Bocciato l'emendamento Calderoli, su cui c'è stato il voto segreto.

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Il senatore Lucio Barani.

Il Senato ha ripreso l'esame del disegno di legge Boschi e si prepara a sciogliere il nodo della sua futura elettività votando l'articolo 2.
Anche se l'attenzione generale ha finito per concentrarsi sui presunti gestacci del senatore Lucio Barani, che hanno momentaneamente rubato la scena ai contenuti della riforma costituzionale.
BOCCIATO EMENDAMENTO CALDEROLI. L'emendamento firmato Roberto Calderoli a tutela delle minoranze linguistiche, l'unico su cui si è votato a scrutinio segreto, è stato bocciato con 116 sì, 160 no e 3 astenuti (al Senato l'astensione equivale al voto contrario). La strada sembra a questo punto spianata per l'approvazione dell'intero articolo.
Sulle modalità d'elezione dei senatori l'accordo trovato nella maggioranza, dopo mesi di mediazione, apre all'introduzione di un listino da votare alle regionali, per consentire ai cittadini di indicare i consiglieri destinati a Palazzo Madama e rendere così meno indiretta la loro designazione da parte dei Consigli regionali stessi.
La futura assemblea, in base alla riforma, sarà composta da 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali, più altri 5 nominati dal Capo dello Stato.
RIVOLTA DELLE DONNE CONTRO BARANI. In Aula, attorno alle 18, è esplosa la rivolta delle senatrici contro il verdiniano Lucio Barani (Ala), accusato di aver mimato un gestaccio nei confronti della senatrice Barbara Lezzi del Movimento 5 stelle: «Un gesto volgare e scurrile. L'ho ricevuto io, sono solo io a poter accettare le scuse del senatore Barani. Barani deve chiedere scusa!», ha urlato la senatrice Lezzi. La collega Paola Taverna ha rincarato la dose, dando a Barani del «porco maiale».

SEDUTA SOSPESA PER DIECI MINUTI. Il presidente Grasso ha quindi deciso di sospendere la seduta, per accertare cosa sia accaduto con l'ausilio delle riprese video. Si ipotizza un gesto sessista, che molte altre senatrici di tutti gli schieramenti politici hanno affermato di aver visto. Barani, da parte sua, ha negato ogni addebito: «Sono stato male interpretato», si è limitato a dire il senatore.

BARANI FUORI DALL'AULA. Alla ripresa della seduta il senatore Lucio Barani non risulta essere presente in Aula. Ma l'argomento continua a tenere banco negli interventi degli onorevoli. Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia in Senato, ha porposto un «patto di garbo istituzionale», consigliando al senatore Barani di rimanere volontariamente fuori dall'Aula per il resto della giornata, e di porgere le sue scuse alla senatrice Lezzi. Luigi Zanda, capogruppo al Senato del Pd, si è associato all'invito di Romani. Il presidente del Senato Pietro Grasso ha deciso di convocare l'Ufficio di presidenza per lunedì 5 ottobre alle 13, «con riprese audiovisive e relazioni di supporto», al fine di valutare «in maniera rigorosa» i comportamenti 'incriminati'.

  • La diretta da Palazzo Madama.

UN SOLO VOTO SEGRETO. Delle sei votazioni segrete annunciate dal presidente del Senato, di fatto si è proceduto soltanto con una. L'emendamento respinto dall'Aula, a firma del leghista Roberto Calderoli, riassumeva due proposte di modifica sottoscritte dal collega Stefano Candiani. Una delle due ripristinava l'elezione diretta dei senatori, e aveva messo in agitazione la maggioranza. L'emendamento ammesso, tuttavia, su cui si è votato a scrutinio segreto, riguardava la tutela delle minoranze linguistiche. In Senato possono essere discusse solo le proposte di modifica relative al comma 5, come richiesto dalla maggioranza. Il testo dell’articolo 2, infatti, è stato già approvato dal Senato in prima lettura e poi dalla Camera, che ha modificato solo tale passaggio. Sull'emendamento Calderoli, e sul relativo voto segreto, il governo si era rimesso all'Aula, come dichiarato dal ministro delle Riforme Maria Elena Boschi.
COSA PREVEDE IL COMPROMESSO DI MAGGIORANZA. Sul nodo dell'elettività dei senatori le diverse anime del Partito democratico hanno trovato un accordo con la presentazione di un emendamento firmato da Anna Finocchiaro, che aggiunge al testo approvato alla Camera («La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti») un’altra frase: «in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge».
L'ARTICOLO 2 RESISTE. L'Aula ha intanto respinto un emendamento dell'opposizione che mirava a sopprimere l'articolo 2, con con 176 no, 120 sì e 4 astenuti. Firmato da Andrea Marcucci del partito democratico, il testo era stato ritirato, ma il Movimento 5 stelle lo ha ripescato facendolo proprio.
Il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, ha invece espresso parere favorevole alla proposta di modifica presentata dalla senatrice Anna Finocchiaro, che contiene appunto l'accordo raggiunto nel Pd e nella maggioranza parlamentare sull'elettività dei senatori.
GRASSO SI DIFENDE IN AULA. Il presidente del Senato Pietro Grasso si è difeso in Aula dalle accuse delle opposizioni, ribadendo la propria imparzialità: «Io sono imparziale e resto arbitro», ha detto all'indirizzo del senatore Alberto Airola (M5s), che lo aveva accusato una gestione scoretta dell'esame del disegno di legge Boschi.
Anche il senatore Roberto Cociancich è intervenuto per risolvere il presunto giallo sul suo emendamento all'articolo 1, approvato giovedì 1 ottobre.
CALDEROLI ACCUSA COCIANCICH. Il leghista Roberto Calderoli aveva scagliato la prima pietra: «Voglio sapere chi ha portato quell’emendamento, voglio vedere se la firma è a prova di perizia calligrafica», insinuando il dubbio che l'autore della proposta di modifica non fosse il senatore Cociancich, ma un tecnico di Palazzo Chigi. Miguel Gotor, della minoranza Pd, ha anche fatto un nome: «È stato Paolo Aquilanti, lo stesso che ha fatto il canguro sull’Italicum». Aquilanti ricopre attualmente la carica di segretario generale di Palazzo Chigi. È stato capo dipartimento del ministero delle Riforme e per quindici anni ha lavorato al Senato come funzionario. Cociancich ha però rivendicato la paternità dell'emendamento: «Assumo la totale paternità dell'emendamento. E ne ho presentati anche altri alla riforma», ha detto in Aula il senatore.
Cocicancich, 54 anni, avvocato civilista milanese, venti anni fa è stato capo scout di Matteo Renzi.

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