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LEGISLATIVE 3 Ottobre Ott 2015 1800 03 ottobre 2015

Elezioni Portogallo, un Paese depresso dall'austerità

Si vota il 4 ottobre. Dopo anni di tagli, rigore e macelleria sociale. Passos Coelho, premier uscente, è favorito. L'Ue approva. Il popolo si prepara a disertare le urne.

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Il Portogallo va alle urne domenica 4 ottobre mentre l'Europa del rigore loda i risultati ottenuti e spinge per la conferma dell'austerity.
Tra gli elettori, i sondaggi indicano come maggioritaria la scelta del leader del centrodestra e premier uscente Pedro Passos Coelho, che dalla crisi del 2011 ha portato avanti le politiche dei tagli e delle riforme.
Il ministro falco tedesco Wolfgang Schäuble, architetto dell'euro a trazione tedesca, ha esibilito il «miracolo portoghese» come contraltare dell'ultima crisi greca, «la miglior prova» che l'austerità funziona.
TIMIDA RISALITA. Passos Coelho è l'anti-Tsipras: gli «sforzi», ha detto, «sono stati ripagati».
Senza dubbio il Portogallo è in leggera e stabile risalita: la disoccupazione è calata dal 16% al 13% e il Pil , da una contrazione del 6%, è aumentato timidamente per il terzo trimestre consecutivo: per il 2015 si stima l'1,7% di crescita.
Ma i costi sociali del programma di risparmi in cambio dei 78 miliardi di euro del Fondo monetario internazionale (Fmi) sono stati enormi.
GROSSA ASTENSIONE. Tra la gente che non vuol votare i socialisti di Antonio Costa, in caduta di consensi per aver difeso il premier ellenico Alexis Tsipras per non fare la fine dei greci di Syriza di fronte a Schäuble, la frustrazione resta alta.
I portoghesi non sono un popolo di rivoluzionari, si rassegnano al declino in silenzio: i sondaggi prevedono un'astensione superiore al 40%.
Passos Coelho è destinato a vincere le Legislative del 2015, ma non si preannuncia affatto facile formare una coalizione.

A Passos Coelho servono 116 seggi: maggioranza in bilico

Antonio Costa, leader del Partito socialista portoghese.

Il sistema proporzionale portoghese assegna un bonus ai partiti maggioritari nei 22 collegi ma, in base ai risultati prospettati, non è abbastanza per far avere al premier uscente la maggioranza assoluta: l'alleanza di centrodestra di 'Portogallo avanti' è data tra il 38% e il 40%, i socialisti (Ps) tra il 31% il 33%.
Passos Coelho avrebbe bisogno di 116 seggi all'Assemblea della Repubblica - il parlamento portoghese -, invece ha una forbice tra i 100 e i 117: dovrebbero insomma realizzarsi le migliori previsioni.
Costa oscilla tra gli 89 e i 102 seggi.
ALTRA GRANDE COALIZIONE. Di fronte a questi numeri, l'esito più realistico è una grande coalizione tra i due poli di Passos Coelho e il Ps (come in Germania e in Italia) che porti avanti il corso delle riforme.
In alternativa, c'è un governo di sinistra tra i socialisti, il parito comunista all'8,%, la Syriza portoghese del Blocco della sinistra (Fe) al 7% e altre formazioni radicali: di gran lunga il rassemblement che raccoglierebbe il maggior consenso.
LA SINISTRA LITIGA. Ma, come in Europa, la sinistra portoghese è frammentata e divisa.
Difficilmente si arriverà a un appoggio, anche esterno, di comunisti e radicali al Ps.
E i verdi hanno già anticipato di tenersi fuori da qualsiasi esecutivo con i socialisti.
Intervistati, giovani e anziani dicono di «non aspettarsi nulla».
Le pensioni più alte sono state decurtate di un terzo: assegni che restano dignitosi, ma che spesso vanno a mantenere figli disoccupati per la crisi e nipoti precari.

Deficit pubblico in rialzo, consumi fermi

Pedro Passos Coelho, premier del Portogallo.

Tra i ragazzi c'è chi fa tre lavori per portare a casa, a fine mese, 650 euro.
Una pensionata di 75 anni racconta di comprare «solo l'essenziale nei supermercati».
Tutto è diventato «troppo caro», «non possediamo più niente del nostro Paese» e «hanno tagliato ogni cosa», «sanità e istruzione in declino», «tutto va in rovina», a questo prezzo si spaccia il «miracolo portoghese».
DEBITO PRIVATO RECORD. Alcuni indici sono in leggera ripresa, ma il 90% dei posti di lavoro è temporaneo, la disoccupazione giovanile resta al 30%, oltre 200 mila dei 10 milioni e mezzo di portoghesi sono emigrati all'estero e il debito privato è al 250% del Pil.
Non ultimo, nel 2015 il deficit statale, anziché scendere, è in rialzo di quasi tre punti, dal 4,5 al 7,2%: un trend abbastanza preoccupante.
STIPENDI TROPPO BASSI. L'export ha ripreso un po' a girare, per l'abbattimento del costo del lavoro.
Ma gli stipendi bassi (la metà dei giovani laureati guadagna in media 900 euro al mese) comprimono i consumi, i prezzi sono gonfiati dall'Iva al 23%, e gli alberghi e i ristoranti restano vuoti.
UN VOTO DI DISERZIONE. Le agenzie non si aspettano scossoni da queste elezioni e alzano addirittura il rating al Portogallo, la Troika spera in un governo di grande coalizione.
Ma anche se Passos Coelho, a dispetto delle previsioni (come accadde con l'inglese David Cameron) dovesse conquistare la maggioranza assoluta, il Paese resta depresso: la Grecia del domani.
I sondaggisti stimano un'astensione in aumento tra il + 7% e il +13%, nel 2011 il tasso era al 41,9%.
Più che una vittoria, una diserzione di massa.

Twitter @BarbaraCiolli

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