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PREVIDENZA 5 Ottobre Ott 2015 0700 05 ottobre 2015

Immigrati, il tesoro delle pensioni non incassate

Valgono 3 miliardi l'anno. Sono assegni non goduti dagli stranieri. Che lasciano l'Italia prima di aver maturato i requisiti minimi. Ossigeno per le casse dell'Inps.

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Matteo Salvini con alcuni esodati.

Non ditelo a Matteo Salvini.
Gli immigrati in Italia lavorano, pagano i contributi e spesso se ne vanno senza poter incassare la meritata pensione.
E sono talmente tanti - quasi 200 mila all’anno - che grazie a loro, ogni 365 giorni, l’Inps si ritrova in cassa un tesoretto da 3 miliardi di euro.
BUCO DI 9 MILIARDI. Non pochi spiccioli in un Paese dove il principale ente previdenziale ha un buco di oltre 9 miliardi ereditato dopo la fusione con l’Inpdap.
Dove ogni cinque lavoratori attivi c’è uno in quiescenza.
SISTEMA SQUILIBRATO. E dove, soprattutto, c’è una sproporzione del 25% tra agli assegni calcolati con il sistema retributivo (quelli dei padri, basati sull'ultimo stipendio percepito) e le erogazioni computate con il contributivo (quelle dei figli, risultato dei contributi versati nell'arco di tutta la vita lavorativa).
Il presidente dell’Inps Tito Boeri vorrebbe usare questi soldi per finanziare programmi di assistenza agli immigrati, ma intanto vengono utilizzati per riequilibrare un sistema tanto raffazzonato.
NUOVE ASIMMETRIE. Scatta così quello che gli anglosassoni chiamano free riding: una categoria non ottiene i servizi per i quali ha pagato, un’altra (in questo caso i pensionati in essere) ne approfitta, creando nuove asimmetrie nel sistema sociale.

Ogni anno se ne vanno in 198 mila senza aver maturato i requisiti

Pensionati in un ufficio Inps.

E i numeri, presenti nell’ultimo rapporto Inps 'Le pensioni all’estero', parlano chiaro: 198 mila stranieri nati dopo il 1949 e che hanno lavorato regolarmente in Italia e versato i contributi, finiscono per non poter incassare l’assegno.
Infatti non hanno requisiti minimi per la pensione di anzianità: che scatta a 66 anni e prevede una contribuzione minima continuativa di 20 anni.
Molti di loro, invece, a quella data o sono rientrati nel loro Paese d’origine oppure hanno deciso di trasferirsi in altri Paesi dove le condizioni di vita sono migliori.
TREND CHE CRESCE. Secondo l’Inps la tendenza è destinata ad acuirsi, anche considerando che tutti i Paesi europei tendono a rendere sempre più dispendiosi e burocratici i processi per la permanenza in Italia come i congiungimenti familiari.
CAPITALE DA 60 MILIARDI. Spalmando la media attuale dei migranti che vede evaporare i propri contributi (circa un quinto del totale) sul numero degli stranieri con regolare contratto di lavoro (sono 4,2 milioni di persone), allora si può calcolare che il tesoretto del montante che non darà luogo alle pensioni non può far altro che schizzare nei prossimi anni fino a 12 miliardi di euro.
Soldi che capitalizzati - investiti o comunque messi a garanzia patrimoniale dei conti dell’Istituto - valgano quasi 60 miliardi.
IL 70% PRENDE IL MINIMO. In quest’ottica si comprende perché il 70% dei 100 mila immigrati ai quali viene erogata una pensione prenda in media circa 500 euro.
Sono quelli previsti per gli assegni legati all’integrazione al minimo. Per ottenerli bastano “soltanto” 10 anni di residenza nel nostro Paese.

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