Maria Elena Boschi 151001215344
POLITICA 6 Ottobre Ott 2015 2155 06 ottobre 2015

La maggioranza tiene: via libera all'articolo 10

Ma sui voti segreti scende a quota 153. Opposizioni verso l'appello a Mattarella.

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Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi.

Tra il sì al delicato articolo 10 e il cartello delle opposizioni contro la maggioranza ritenuta anti-democratica, la riforma del Senato ha vissuto una giornata 'interlocutoria'. Il governo da un lato ha ottenuto un'accelerazione dei lavori in Aula, dall'altro deve fare i conti con la resistenza passiva delle opposizioni e con una maggioranza al Senato che sul voto segreto scende a quota 153, ben 8 unità al di sotto di quella assoluta.
Nella maggioranza del Pd si dicono comunque soddisfatti, reputando fisiologica la perdita di numeri sui due voti segreti: il primo respinto con 153 no e 131 sì (e 3 astenuti), il secondo con 154 no e 136 sì (e 5 astenuti). Una 'perdita' che, salvo le 2-3 eccezioni già registrate in questi giorni, la minoranza Pd non imputa ad un suo rinnovato malcontento mentre più di un esponente dem osserva come il balletto dei numeri (con una maggioranza che sul voto palese ha viaggiato su quota 165) potrebbe essere stato orchestrato dai verdiniani con l'obiettivo di 'far sentire' il loro peso.
OK AGLI ARTICOLI 7 E 10. Più alta, infatti, è stata l'asticella della maggioranza sui voti finali ai due articoli approvati il 6 ottobre: sul 7 i sì sono stati 166, i no 56 e gli astenuti laddove sul 10 i favorevoli sono stati 165, i contrari 107 e sempre 5 gli astenuti. Compatta, a parte Corradino Mineo e Walter Tocci, la minoranza Pd, impegnata nei contatti con governo e maggioranza per sciogliere i due nodi chiave ancora rimasti: l'adeguamento della norma transitoria alla modifica intervenuta sull'elettività dei senatori e la platea degli elettori del presidente della Repubblica.
APPELLO A MATTARELLA. Il presidente della Repubblica, intanto, potrebbe essere l'approdo del fronte comune delle opposizioni, che al termine di una lunga riunione hanno optato per una resistenza passiva in Aula sull'art.10 - non illustrando gli emendamenti né facendo ostruzionismo ma limitandosi a votare - ma che il 7 ottobre, in un nuovo incontro potrebbero, con buona probabilità, rivolgersi direttamente al presidente Sergio Mattarella. Al Quirinale, tuttavia, la linea non cambia e resta quella secondo la quale, finché il governo non va sotto, non si può dire che non ci sia una maggioranza. Non si tratterebbero perciò, come indicato da alcuni, di riforme di minoranze perché se il governo Renzi ponesse la fiducia, con tutta probabilità la otterrebbe. Quelle in atto, si osserva ancora, sono votazioni sulla riforma costituzionale che attengono, in ogni caso, al gioco parlamentare.
IPOTESI AVENTINO. Osservazioni, queste, che potrebbero far cadere nel vuoto un eventuale appello delle opposizioni (in concreto una richiesta di incontro su questo tema), le quali, allo stesso tempo, sono ancora divise su un eventuale Aventino: la Lega è tra le più convinte mentre Fi non è d'accordo.

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