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INTERVISTA 6 Ottobre Ott 2015 1419 06 ottobre 2015

Raid italiani in Iraq, il generale Jean: «Guerra inevitabile»

Roma pronta a bombardare l'Isis. L'ex consigliere militare di Cossiga: «Non possiamo stare a guardare. Ce lo chiede Baghdad. L'intervento è costituzionale».

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L'Italia è sul piede di guerra.
I caccia Tornado sono pronti a volare sull'Iraq, e non più per delle semplici ricognizioni come avvenuto finora.
Il governo Renzi è a un passo dall'avvio dei raid contro l'Isis, come riferito dal Corriere della sera, anche se il ministero della Difesa ha frenato, parlando di «ipotesi da valutare con gli alleati e sottoporre al voto del parlamento».
E mentre a Roma tutto è pronto per accogliere il segretario della Difesa Usa Ash Carter, il cambio delle regole di ingaggio sembra un passo inevitabile.
«NON POSSIAMO STARE A GUARDARE». «L'Italia non può restare a metà del guado», spiega a Lettera43.it il generale Carlo Jean, ex consigliere militare del presidente della Repubblica Francesco Cossiga, esperto di geopolitica, docente di studi strategici alla facoltà di Scienze politiche della Luiss e alla Link campus.
«Non si poteva restare fermi a guardare mentre le potenze europee partecipavano attivamente».
Insomma, questi raid s'hanno da fare, a prescindere dall'esito di un voto parlamentare che, comunque, «non sarebbe necessario».

Il generale Carlo Jean, esperto di geopolitica. © Imagoeconomica

DOMANDA. Bombardamenti aerei: è questa la strategia migliore per combattere l'Isis?
RISPOSTA.
Non è certamente una strategia decisiva, ma combinata alle azioni via terra dei Peshmerga e delle milizie sciite può diventare vincente per respingere l'Isis dalle zone dell'Iraq che ha occupato. Il governo iracheno ha chiesto l'appoggio internazionale ed esplicitamente anche quello dell'Italia.
D. Spesso si dice che le azioni militari fanno il gioco del terrorismo aumentando le sue capacità di reclutamento.
R.
Non credo si stia facendo il gioco dei gruppi terroristici. Sono stati già bloccati e hanno consentito alle forze a terra dei governi di recuperare parte dei territori precedentemente occupati.
D. C'è poi il fattore diplomatico. Il segretario della Difesa Usa, Ash Carter, è in arrivo in Italia per chiedere un aumento dell'impegno militare di Roma.
R.
Non penso che questo sia uno dei motivi alla base dell'eventuale cambio delle regole di ingaggio. Una delle ragioni essenziali è che le altre nazioni europee come Francia, Gran Bretagna e Germania, pur non partecipando quest'ultima ai raid, si sono mosse. E l'Italia non vuole essere lasciata da parte.
D. Secondo la stampa, gli Usa hanno intenzione di chiedere un maggior impegno italiano, anche con un numero di mezzi schierati superiore a quello attuale.
R.
È molto probabile, sì.
D. Ora ci sono quattro caccia Tornado italiani in Iraq, impegnati in opere di ricognizione. Quanto costa mantenerne uno?
R.
Difficile dirlo. Dipende molto dal tipo di bombe che si usano, se bombe dumb o bombe guidate. Un'ora di volo di un Tornado, in ricognizione, dovrebbe costare tra i 7 e gli 8 mila euro.
D. Servirà il voto parlamentare per approvare le nuove regole di ingaggio o non è necessario?
R.
A mio avviso non è necessario perché il governo iracheno ha chiesto aiuto al governo italiano, e secondo l'articolo 51 della Carta Onu, l'Iraq è diventato alleato dell'Italia e in quanto alleato è legittimato a chiedere e ricevere aiuto. Poi un voto parlamentare renderebbe ancora più autorevole l'operazione.
D. Ma non è un rischio per il governo?
R.
Non credo proprio che il parlamento possa votare contro questo tipo di intervento militare. Ne andrebbe della credibilità stessa dell'Italia davanti ai suoi alleati.
D. In che senso?
R.
Nel senso che sono pienamente d'accordo con Venturini, che sul Corriere della sera sostiene che l'Italia non possa partecipare a metà. Se partecipa, bombarda.
D. In Iraq sì, in Siria no. Come mai?
R.
Perché il governo di Assad non ha chiesto aiuto all'Italia, ma solo alla Russia e all'Iran.
D. E quindi sarebbe un intervento incostituzionale?
R.
Esattamente. La Costituzione non vieta l'uso della forza tout-court, ma solo la guerra come strumento per colpire la libertà di altri popoli. Ma nel caso dell'Iraq è stata Baghdad stessa a chiedere l'intervento italiano.
D. E in Siria si può intervenire solo se a chiederlo è Damasco?
R.
Se ci si limita a una visione strettamente giuridica, servirebbe o la richiesta siriana o una missione internazionale.
D. E inoltre c'è di mezzo un governo, quello di Assad, quantomeno discutibile.
R.
L'Italia ha condannato il governo siriano per i 300 mila morti e la metà della popolazione scappata dalle persecuzioni. Ha perso di legittimità. Ma allo stesso tempo considera l'esercito siriano l'unica istituzione che possa mantenere unito il Paese, anche perché è abbastanza inter etnico e inter confessionale.
D. Cosa pensa dell'intervento russo?
R.
Credo che allungherà di un po' il conflitto.
D. E intanto Mosca non bombarda solo l'Isis.
R.
No, certo. La Russia è schierata con Assad, e la priorità di Assad non è l'Isis, ma gli altri gruppi ribelli. L'Isis lo preoccupa relativamente perché sa che non avrà mai l'appoggio internazionale.
D. C'è il rischio di una replica militare americana?
R.
No. Al massimo ci sarà qualche incidente al confine con la Turchia. Gli Usa hanno tutto l'interesse che la Russia si inguai sempre di più in Siria. Mosca non ha le forze per ribaltare una situazione in cui Assad ha contro l'80% della popolazione. Obama sembra perdente, ora, ma quella americana potrebbe benissimo essere una strategia molto più complessa.
D. Nessuno scontro tra potenze è in vista, dunque?
R.
La Russia non ha le forze per un'escalation. Ha mandato in Siria un po' di vecchi Suqoi 24, qualche Suqoi 25 che sono un po' più moderni, e solo quattro Suqoi 30 e quattro Suqoi 34, gli unici in grado di competere con i mezzi occidentali.
D. Però ha l'arsenale nucleare.
R.
Ma non lo userà mai. Persino se le affondassero la nave ammiraglia del Mar Nero, ancorata di fronte alle coste siriane, sarebbe una decisione veramente folle.

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