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ESERCITO 7 Ottobre Ott 2015 0946 07 ottobre 2015

Italia in Iraq, la mappa dell'arsenale aeronautico

Gli Usa ci negano il kit per armare i droni Predator. I caccia di nuova generazione F35 e gli Eurofighter sono ancora in test. E così restano i Tornado. 

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La discussione sull'Iraq è «aperta». E ogni decisione su un possibile impiego dei caccia italiani per i bombardamenti contro l'Isis passerà dal parlamento. Mentre il governo studia la possibilità di un intervento aggressivo contro lo Stato islamico, i nostri tornado, già utilizzati nella prima guerra del Golfo, scaldano i motori e invece gli aerei di ultima generazione come gli Eurofighter e i droni Predator rimangono nelle basi militari. Il paradosso è dovuto a test ancora in corso, al mancato accordo con gli americani per armare i nostri droni e alla lunga attesa degli F35.



I Predator, velivoli senza pilota a cui manca il kit per essere armati. 


AEREI SENZA PILOTA INUTILIZZABILI. Da quasi 11 anni l'aeronautica italiana possiede i droni Predator, di stanza a Foggia, e chiede agli americani di poterli armare, ma finora gli States hanno fornito la tecnologia solo agli alleati inglesi.
Il risultato è che se si avviassero i raid sull'Iraq, dove l'Italia ha 530 militari impegnati in missioni di addestramento a Baghdad ed Ebril, i Predator senza pilota non sarebbero utilizzabili.
F35, SIAMO SOLO AL PRIMO VOLO. L'Italia ha già acquistato 10 caccia F35 (al costo di 150 milioni di euro a velivolo) dall'americana Lockheed Martin, all'interno del programma internazionale Joint Strike Fighter, in cui il nostro Paese è partner di secondo livello e Finmeccanica è responsabile dell'assemblaggio e della manutenzione per tutti i velivoli europei. Gli F35 dovrebbero andare a sostituire i Tornado, gli AM-X e gli AV8B della Marina, tutti acquistati tra gli Anni '80 e gli Anni 2000. Ma il progetto iniziato nel 1996, come è noto, ha subito pesanti ritardi, oltre che la lievitazione dei costi (nel 2001 il prezzo iniziale era di 70 milioni) e ancora nel 2013 la flotta americana aveva riscontrato problemi a motore, pompa e turbina.
Il 7 settembre 2015 nella base aeronautica di Cameri, in provincia di Novara, si è svolto il primo volo di un F35 assemblato in Italia, in seguito i piloti italiani sono destinati a volare negli Usa per l'addestramento, ma prima che l'utilizzo degli aerei da guerra entri a regime ci vorranno anni.
EUROFIGHTER BLOCCATI PER I TEST. Altri caccia di ultima generazione a disposizione dell'aeronautica sono gli Eurofighter 2000, in servizio a Grosseto, Trapani e a Gioia del Colle (Bari). Finora sono stati utilizzati per servizi di sorveglianza e difesa aerea. Ma anche per questi ci sono test tecnici ancora in corso. Infatti, dopo che i missili Mbda Storm Shadow sono risultati non imbarcabili sugli F35, i tecnici di Finmeccanica Alenia e Aermacchi e quelli della Bae Systems inglese stanno realizzando le prove tecniche per integrarli sugli Eurofighter.
I TORNADO IN PARTENZA DAL KUWAIT. Per colpire gli obiettivi dell'Isis, dunque, Roma si affiderebbe ai Tornado, in forza all'aeronautica dal 1982 e già impiegati nella prima guerra del Golfo, nei bombardamenti Nato in Kosovo, in Afghanistan e anche in Libia.
Nella base aeronautica di Ghedi, in provincia di Brescia, si trovano i modelli Ids (Interdiction strike) impiegabili sia come cacciabombardieri che come ricognitori. Mentre a Piacenza sono stanziati i Tornado Ecr, specializzati nella soppressione delle difese aeree nemiche. Quattro Tornado sono già di stanza in Kuwait, affiancati da un velivolo di rifornimento (un Kc 767) e due predator senza pilota, come detto, utilizzabili solo per la sorveglianza: in un mese potrebbero essere pronti per la missione irachena.



I caccia tornado che potrebbero essere utilizzati in Iraq.

Infine, secondo l'agenzia Adnkoronos, in Iraq potrebbero essere impiegati anche gli Amx, monomotori da attacco e ricognizione, attualmente schierati alla base di Amendola (Foggia) e di Istrana, in provincia di Treviso.
«I RAID COSTERANNO MILIONI DI EURO». «I raid potrebbero costare qualche centinaio di milioni di euro in tutto», ha spiegato a Lettera43.it, il generale Leonardo Tricarico, uno dei maggiori sostenitori della necessità di alzare la voce con gli alleati a stelle e strisce sul nodo dei velivoli senza pilota.
Il problema piuttosto è a monte, sottolinea Tricarico: « I tagli ai costi di esercizio in questi anni hanno diminuito le spese per esercitazioni, addestramento e manutenzione dei mezzi».

Gli Amx, velivoli da attacco e da ricognizione.

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