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MAMBO 7 Ottobre Ott 2015 1116 07 ottobre 2015

Questa destra senza capo né coda pare il Milan

Lega in crisi. Gli ex An si fanno la guerra. Fi crolla. Certo che Renzi ha un gran Fattore C.

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Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.

La destra e/o il centrodestra sembrano ancor più in affanno di prima.
La crescita, nei sondaggi, della Lega di Salvini aveva fatto pensare che, almeno nella parte più estrema le cose stavano andando meglio. Modesto risultato, visto che nel gruppone elettorale di destra la componente che definiamo “moderata” sembra ancora maggioritaria e il messaggio del leader del carroccio è troppo rivolto agli arrabbiati e ai militanti.
Ora anche i sondaggi dicono che la Lega si è fermata e spesso arretra.
SI AGGRAVANO LE DIVISIONI TRA ALLEATI. Intanto alcuni esponenti e intellettuali di destra hanno fatto due calcoli e messo assieme tutte le sigle hanno immaginato una destra, o un centrodestra se preferite, maggioritario elettoralmente.
Solo che questa destra federata non c’è e non si vede la possibilità che ci sia. Anzi, si aggravano le tensioni interne, gli spiriti scissionisti, i duelli, le rivalità.
Prendete gli ex An che avevano da spartirsi un tesoretto cospicuo della loro Fondazione e che si sono divisi in almeno tre tronconi con la vittoria di quello di Giorgia Meloni, talmente vicina a Salvini nei toni e argomenti da non poter in alcun modo rappresentare una ipotesi di destra autonoma.
Le altre componenti sono formate da sopravvissuti e da ex colonnelli ormai impauriti dalla fine ingloriosa di Fora Italia.
In tutto questo scambio di veleni e coltellate “fraterne”, le ferite maggiori le subisce Gianfranco Fini, leader sfortunato e incauto che è stato l’unico, tuttavia, a rappresentare l’immagine di una destra post-berlusconiana sul modello conservatore europeo e senza cedimenti alla xenofobia.
L’ultimo Fini è stato distrutto da una accorta campagna stampa berlusconiana dalla quale non ha saputo difendersi e da alcuni errori di valutazione quando fece nascere il suo partitino. Tuttavia l'ex leader di An è stato l’unico personaggio di rilievo di quell’area. Gli altri sono zero, praticamente zero.
SALVINI PARE UN TRONISTA DELLA DE FILIPPI. Forza Italia, intanto, perde punti a ogni sondaggio. Il furbissimo Verdini gli toglie deputati e senatori, utili per la sopravvivenza di Renzi ma dall’incerto destino. È impossibile che questi signori entrino nel Pd (almeno spero) ma fuori dal Pd avrebbero poco spazio, ovvero nessuno se la legge elettorale non cambia nel punto in cui rimette in auge le coalizioni.
Berlusconi, intanto, non si arrende, tratta con Salvini che non gli sta simpatico, si riprende la De Girolamo, cioè zero-voti, potrebbe fare ancora il king maker del centrodestra se solo sapesse dove andare.
La sua area politica è come il Milan, una tradizione, ma oggi ha una assoluta assenza di idee e guide inadeguate.
Uscirà l'ex Cav dal vicolo cieco? Dovrebbe trovare un personaggio. C’è Del Debbio, c’è Marchini, quasi più nessun altro. Ma non vuole mollare il primato e questo lo mette in una situazione di inutile futilità.
Salvini dovrebbe aver esaurito la sua forza propulsiva.
Ormai televisivamente è come gli ospiti fissi di Maria De Filippi, stesse facce stesse batture, se non ci fosse la Maria non li vorrebbe nessuno. Così accade a Salvini che una De Filippi però non ce l’ha. L’estremismo dei suoi discorsi ha perso appeal nel momento in cui il tema degli immigrati è diventato europeo. Il suo status di leader si scontra con l’immagine che offre di un malcresciuto giovanottone che non ha mai studiato nella vita e, oltre a dire chiacchiere, nulla sa fare.
Ora si sentono voci di rivolta fra i suoi vecchi supporter. Uno è Maroni. L’altro è Zaia, che Salvini blandisce ma tiene in cantina perché non sa ancora quale posto debba prendersi.
Il leader leghista, infatti, vorrebbe fare il sindaco di Milano, dicono. Se ci riuscisse per Milano il modello Roma, la Roma di oggi, sarebbe vicinissimo.
Insomma la destra è nel caos e sta peggio di alcuni mesi fa.
E poi dite che Renzi non ha un grande Fattore C.

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