Hebron 151006200808
CONFLITTO 7 Ottobre Ott 2015 0900 07 ottobre 2015

Un mese di violenze in Palestina: sull'orlo della Terza intifada

Divieti. Violenze. Uccisioni. Cronologia dell'escalation. Benjamin Netanyahu e Abu Mazen favorevoli al dialogo. Ma gli scontri non accennano a fermarsi.

  • ...

Un manifestante palestinese salta oltre un blocco di gomme bruciate a Hebron, Cisgiordania.

Giovedì 8 ottobre un altro cittadino israeliano è stato accoltellato vicino alla sede della polizia a Gerusalemme. È il quarto caso in due giorni di accoltellamenti. L'aggressore, un palestinese di 19 anni, è stato arrestato. Il ferito, un ebreo ortodosso, è stato ricoverato in condizioni serie. Il sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, ha fatto un appello ai cittadini «dotati di porto d'armi, addestrati e a conoscenza delle regole di apertura del fuoco» a portare con loro un'arma per difendersi.
AGGRESSIONI IN TUTTO IL PAESE. Mercoledì 7 ottobre è stato un giorno di sangue in Israele.
In mattinata, una palestinese di 18 anni ha accoltellato un passante ebreo a Gerusalemme , con la conseguente chiusura della Spianata delle moschee e il dispiegamento di centinaia di poliziotti nella Città Vecchia. La donna è stata ricoverata in condizioni gravi.
Intorno all'ora di pranzo è arrivata la notizia di un altro israeliano ferito in un accoltellamento avvenuto a Kyriat Gat, nel Negev. Si tratta di un soldato a cui un palestinese ha tentato di rubare il fucile.
«ONDATA DI TERRORISMO». «Siamo nel pieno di un'ondata di terrorismo», ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu al termine di una consultazione con i vertici della sicurezza a Gerusalemme. «La prima cosa da fare per sconfiggerlo», ha aggiunto, «è mostrare freddezza e forza di resistenza, a livello nazionale e personale».
Il primo ministro non aveva neanche finito di parlare che i media riportavano un altro attacco con il coltello, il terzo della giornata.
Alcuni passanti sono stati aggrediti in un centro commerciale a Petach Tikva, nella parte centrale di Israele. L'assalitore è stato 'neutralizzato'.
TUTTI GLI OCCHI SULLA SIRIA. La lotta all'Isis, la guerra civile siriana e i giochi strategici tra Vladimir Putin e Barack Obama hanno catturato negli ultimi mesi l'attenzione dei media e della comunità internazionale.
A fare le spese di questa inusuale concentrazione su questioni estere è stato il tema Medio Orientale per eccellenza: il conflitto israelo-palestinese.
Dopo decenni di guerre, intifade e violenze, gli avvenimenti a Gaza e in Cisgiordania non fanno più notizia e sono diventati poco attraenti per i media mondiali.
VIOLENZA BASSA INTENSITÀ. Eppure i fatti accaduti a partire dal 9 settembre a Gerusalemme formano una scia di sangue che secondo alcuni potrebbe addirittura portare a una Terza intifada, dopo quelle del 1987 e del 2000.
Se nell'autunno 2014 la situazione a Gaza era degenerata molto velocemente, a un anno di distanza le violenze in Cisgiordania e a Gerusalemme Est sono di più bassa intensità, ma montano di giorno in giorno.
«FATTI DI SANGUE COSTANTI». Secondo Anshel Pfeffer, del quotidiano israeliano di sinistra Haaretz, è proprio questo che ricorda le precedenti tensioni: «I fatti di sangue non sono isolati, ma iniziano a essere una costante. Siamo sicuri di non essere già in mezzo alla Terza intifada?».
Dopo un weekend di scontri e agitazioni con centinaia di feriti, domenica 4 ottobre un ragazzino di 13 anni è stato ucciso a Betlemme, in Cisgiordania, in scontri con l'esercito israeliano.
Altri tre palestinesi hanno perso la vita.
Nei giorni precedenti, quattro israeliani erano stati uccisi.
1.300 PALESTINESI FERITI. Sono circa 1.300 i palestinesi feriti, intossicati e contusi nel corso delle recenti violenze in Cisgiordania e a Gerusalemme est. Secondo le cifre divulgate dalla Mezzaluna Rossa (Croce rossa), i feriti da arma da fuoco sono finora 76. Hanno necessitato cure mediche 849 persone intossicate dai lacrimogeni e 344 colpite da proiettili rivestiti di gomma. Altri 20 palestinesi sono stati ricoverati dopo essere stati percossi.
MACCHINE PRESE A SASSATE. Sulle strade della Cisgiordania coloni israeliani e palestinesi prendono a sassate le macchine degli avversari. Checkpoint di soldati controllano veicoli e persone in tutta la zona.

Giovani manifestanti bruciano gomme a Hebron.

LA POLITICA TEME L'ESCALATION. Secondo alcuni commentatori, il governo israeliano e l'Anp (Associazione nazionale palestinese) non sembrano intenzionati a una escalation, quanto piuttosto a un contenimento degli eventi.
Domenica 4 ottobre il premier Benjamin Netanyahu ha annunciato alcune misure che dovrebbero garantire la sicurezza degli israeliani.
ATTACCHI DA DESTRA E SINISTRA. Il primo ministro, a complicare il tutto, si trova attaccato da destra e da sinistra, che chiedono da una parte il pugno duro e dall'altra le sue dimissioni.
Il quotidiano locale Times of Israel - che cita una fonte dell'Anp - ha rivelato che nelle ultime 24 ore il governo d'Israele e l'Anp sono stati in contatto nel tentativo di frenare l'ondata di tensione.
Martedì 6 ottobre, il leader palestinese Abu Mazen ha dichiarato di essere disposto a negoziare con il governo.
I PALESTINESI NON VOGLIONO ABU MAZEN. Un sondaggio del Palestinian Center for policy and survey, organizzazione con sede a Ramallah (in Cisgiordania) ha rilevato che, in realtà, è la figura stessa di Abu Mazen a essere messa in discussione.
Due terzi degli intervistati chiedono la rimozione del presidente dell'Autorità palestinese, che ha guadagnato popolarità a Gaza, ma ne ha persa molta in Cisgiordania.
IL 42% FAVOREVOLE ALLA LOTTA ARMATA. Preoccupano i numeri sulle opinioni dei palestinesi a proposito dello scontro con le autorità israeliane: il 42% dei rispondenti crede che solo la lotta armata porterà al riconoscimento della Palestina, e il 57% ha dichiarato che supporterebbe un ritorno all'intifada in assenza di negoziati di pace.

Un mese di scontri in Cisgiordania e a Gerusalemme: la cronologia

Ecco la cronologia dei fatti principali avvenuti nelle ultime settimane.

9 SETTEMBRE. Il governo israeliano ha vietato l’ingresso alla Spianata delle moschee, nella città vecchia di Gerusalemme, ai componenti del gruppo musulmano Murabitun, orbitanti intorno alla moschea di Al Aqsa.

13 SETTEMBRE. Scontri tra palestinesi e polizia israeliana sulla Spianata delle moschee, a qualche ora dalla celebrazione del capodanno ebraico.

18 SETTEMBRE. Negli scontri con l’esercito israeliano a Est di Nablus, in Cisgiordania, 50 palestinesi sono rimasti feriti.

22 SETTEMBRE. Nel Sud della Cisgiordania un ragazzo di 21 anni è stato ucciso nella notte.
Le autorità palestinesi hanno incolpato soldati israeliani.
L’esercito ha spiegato che, al contrario, il giovane è morto per l’esplosione di una bomba che stava per scagliare contro un veicolo.

27 SETTEMBRE. Nuove violenze sulla Spianata delle moschee durante l’ultimo giorno della festa musulmana di Eid al Adha.

PRIMO OTTOBRE. Il premier Netanyahu ha annunciato che è disposto a riprendere i negoziati con i palestinesi. Lo stesso giorno, una coppia di coloni ebrei è stata uccisa e i quattro figli sono stati feriti.

3 OTTOBRE. Un palestinese di 19 anni ha accoltellato due israeliani a Gerusalemme ed è stato poi ucciso dalla polizia. Nella notte, l’esercito israeliano ha fatto irruzione in un campo profughi a Jenin.
Negli scontri due palestinesi sono rimasti gravemente feriti.

4 OTTOBRE. Violenze tra polizia israeliana e gruppi di giovani palestinesi in diversi punti della Cisgiordania. Secondo la Croce rossa palestinese in 24 ore i militari israeliani hanno ferito circa 70 palestinesi con colpi di arma da fuoco.

Correlati

Potresti esserti perso