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BASSA MAREA 8 Ottobre Ott 2015 0800 08 ottobre 2015

Forte questo Bernie Sanders: sarà lui l'outsider Usa?

Socialista, 74enne, piace ai giovani, insidia Hillary Clinton alle primarie americane. Ma non deve sgonfiarsi prima del 2016.

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Bernie Sanders, senatore democratico classe 1941.

Hillary Clinton si è presentata come l’outsider: «La gente vuole un outsider, in queste elezioni. E chi più potrebbe esserlo di una donna presidente?», ha detto il 5 ottobre.
Non la pensa così l’elettore americano, che fa fatica a considerare volto nuovo per la candidatura democratica del novembre 2016 chi è da quasi 25 anni sotto i riflettori, è stato otto anni alla Casa Bianca (come coniuge), otto anni al Senato e quattro al Dipartimento di Stato.
HILLARY? NON È 'IL NUOVO'. Professa idee del tutto mainstream, ortodosse nella versione “new democrat”, cioè di un partito democratico amico insieme delle minoranze e di Wall Street - la prima amicizia conclamata e la seconda, nei momenti cruciali, confermata.
La candidatura di Hillary, per quanto ben piazzata, non è per ora una marcia trionfale.
Ma il giudizio di Hillary è esatto: l’elettore cerca qualcosa di nuovo, di autentico, cosa che Hillary non è.
Qualcuno che parli come mangia.
Questo outsider c’è: si chiama Bernie Sanders.
IL FENOMENO DEL MOMENTO. Anche se le sue chance presidenziali sono oggi (e forse anche domani) assai inferiori a quelle di Hillary Clinton, è lui il fenomeno del momento nella lunga corsa presidenziale americana.
Ed è a lui che occorre guardare, sul lato democratico, per capire che cosa si agita nel gran ventre della più potente nazione della Terra.
Bernie Sanders, 74 anni, fisionomia alla Peter Sellers, rappresenta il Vermont dei laghi e dei boschi nordatlantici, ma è un puro prodotto della Brooklyn degli immigrati dell’Est Europa, ebrei, e che in genere sono rimasti nei grandi centri urbani.
INNAMORATO DEL GRANDE NORD. Lui dopo l’università e l’attività politica di sinistra a Chicago, 50 anni fa, si è innamorato invece del Grande Nord, è diventato quasi per caso nel 1981 sindaco di Burlington, a 150 chilometri a Sud di Montreal.
Città che con quasi 50 mila persone (200 mila nell’area metropolitana) è la più popolosa di uno Stato di appena 600 mila abitanti.
Sanders è rimasto sindaco per tre mandati, poi nel 1991 è stato eletto alla Camera federale come unico deputato del Vermont, (sette Stati poco popolosi hanno un solo deputato federale) sempre rieletto, e dal 2007 è uno dei due senatori dello Stato.
SOCIALDEMOCRATICO ANNI 30. È un indipendente, socialdemocratico dichiarato, l’unico socialista al Congresso, in genere alleato dei democratici alla Camera.
«È un po’ un socialdemocratico come lo erano negli Anni 30», dice un suo amico del Vermont, Garrison Nelson.
Il modello è vagamente scandinavo. E il programma è su vari punti conseguente.

Vuole un vero servizio sanitario e limiti a Wall Street

Bernie Sanders in uno dei suoi (seguitissimi) comizi elettorali.

Bernie Sanders vuole trovare freni alla polarizzazione dei redditi e all’impoverimento della classe media, chiede la creazione di un vero servizio sanitario nazionale (single payer, cioè alla fine una cassa unica finanziata dai prelievi fiscali, come in Canada e come in Europa, che non è la riforma Obama), congedi regolari per la nascita dei figli come in Europa e ferie all’europea, diritti civili per tutti.
UNIVERSITÀ GRATIS. Università pubbliche gratis per gli americani: un’idea molto ambiziosa, complicata, ma certamente popolare.
Vuole limiti all’influenza di Wall Street e del grande capitale sulla politica, e un cambio delle regole sui finanziamenti elettorali, a partire dalla sentenza Citizens United con cui la Corte suprema dal 2010 ha tolto i limiti imposti ai finanziamenti elettorali non individuali, alla fine anche delle corporation, grandi banche comprese.
OBAMA SOLO SLOGAN. È in parte il programma che Obama aveva promesso con il suo hope and change, e che i democratici promettono per quanto riguarda la sanità da quasi 30 anni, ma che poi non è stato affatto realizzato.
Un populismo democratico rimasto finora negli slogan elettorali.
I discorsi di Sanders sono un decalogo di tutto quanto non funziona. Per risolverlo fa appello in gran parte a nuove tasse per oltre 3 mila miliardi di dollari, su Wall Street, imprese e redditi oltre i 250 mila dollari, e su un’espansione del ruolo pubblico. Funzionerà con gli americani? Per ora la risposta positiva c’è.
COMIZI SEGUITISSIMI. Lo stesso Sanders si è più volte meravigliato della folla crescente che segue i suoi comizi, da tre o quattro mesi.
Nel novembre 2007 Obama tenne un comizio nel Boston Common, il più vecchio parco della città e d’America: c’erano 10 mila persone e così l’ancora poco conosciuto Obama mise insieme la folla più grande mai vista da vari decenni a un raduno politico nel Massachusetts.
Adesso sabato 3 ottobre per ascoltare Sanders al Boston Common c’erano 20 mila persone al coperto e altre 4 mila sui teleschermi, fuori.
Ad agosto a Portland e Los Angeles c’erano lunghe file in paziente attesa per potere entrare e ascoltarlo, non enormi come nell’estate e autunno 2008 per ascoltare Obama, ma siamo a un anno da quel culmine della campagna.

Piace ai giovani bianchi, ma deve riuscire a conquistare le minoranze

Bernie Sanders in tour elettorale: colpisce il grande seguito di pubblico che lo accompagna sempre.

Reggerà fino al 2016 l'effetto Bernie Sanders?
Il suo pubblico è fatto di giovani bianchi perché Bernie porta avanti soprattutto le preoccupazioni di chi sa che non sarà facile inserirsi nella società americana di oggi.
Proviene da un piccolo Stato quasi totalmente bianco, e non c’è dubbio che per vincere, o provare a vincere, dovrà riuscire a parlare anche alle minoranze etniche, non solo a quelle economiche.
Sanders ha parlato finora molto più di classe che non di razza e sta cercando di mettere meglio a fuoco il suo messaggio.
PARLA POCO DI ESTERI. Ha anche parlato poco finora di politica estera, a parte la sfiducia nelle operazioni militari americane in giro per il mondo.
Quello che è significativo nell’America di oggi è che una linea che si può definire para-socialista, in un Paese da sempre come noto refrattario al socialismo (ma non al populismo inteso come difesa dei diritti del common man), sta riscuotendo un buon successo.
Per ora, dicono i sondaggi, soprattutto nel Nord-Est.
I FONDI STANNO ARRIVANDO. La prova del fuoco viene quando Sanders deve andare a cercarsi le simpatie anche altrove. Ma i fondi stanno arrivando, tutti da piccole donazioni, avendo Sanders rifiutato i super Pac (Political Action Committees) che dal 2010 raccolgono fondi in teoria illimitati e possono dare altri tipi di sostegno.
Al primo ottobre c’era ancora una bella differenza tra lui e Hillary - 40 milioni contro 100 -, ma la raccolta nel periodo luglio-ottobre è stata quasi pari: 26 contro 28 milioni per Hillary.
Il clan Clinton ha una potenza di fuoco, quanto a finanziamenti, che Sanders non può eguagliare.
Tutto il big business, nonostante la retorica con cui Hillary cerca di accattivarsi la piccola gente, è per i Clinton o comunque si divide fra i repubblicani e i Clinton.
POTREBBE AVERE LE SUE CHANCE. A meno che Sanders, continuando così, non dimostri di essere un candidato credibile. A meno che l’elettore medio cioè non indichi - e si capirà con una crescente presenza ai comizi e con le primarie - che Sanders potrebbe farcela.
A quel punto il senatore del Vermont, che ha già ampiamente dimostrato di essere un deal maker senza troppa rigidità ideologica quando si tratta di risultati accettabili, potrebbe avere le sue chance.
Ma è una strada lunga, per un vecchio ebreo di Brooklyn di 74 anni. Per ora ai giovani piace, perché, ha scritto il New Yorker, «parla come un vecchio disco» e dice cose il cui tempo forse è arrivato anche in America.

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