CRISI POLITICA 8 Ottobre Ott 2015 0850 08 ottobre 2015

Roma, Marino si è dimesso

Il sindaco lascia, affossato dalle spese ingiustificate. Il Pd annuncia il commissariamento della città. Mafia Capitale, Giubileo, scontro col papa: la resa (con postilla) di Ignazio il "marziano".

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Il tempo è scaduto. Il sindaco di Roma Ignazio Marino si è dimesso.
Il vicesindaco dimissionario Marco Causi e l'assessore alla Legalità Alfonso Sabella si sono recati in Campidoglio dopo un incontro con il commissario del Pd di Roma, Matteo Orfini. I due hanno avuto il compito di comunicare al primo cittadino la necessità di arrendersi: «Ignazio, è finita. Ed è meglio dimettersi».
IL PD ANNUNCIA IL COMMISSARIAMENTO. «Esprimiamo apprezzamento per il gesto di responsabilità con cui Ignazio Marino ha ritenuto di presentare le proprie dimissioni da sindaco di Roma. È una scelta giusta che dimostra la sua volontà di mettere al primo posto l'interesse della città», ha commentato il Partito democratico con una nota ufficiale. Annunciando tra le righe il prossimo commissariamento della Capitale: «Il Partito Democratico assicura il massimo impegno per continuare ad affrontare i problemi di Roma e per garantire la piena riuscita dell'imminente Giubileo, occasione di rilancio della città, cui devono essere dedicate tutta l'attenzione e le energie possibili, mettendosi a disposizione del futuro commissario di Roma».

  • Il tweet con cui il Movimento 5 stelle chiede nuove elezioni amministrative a Roma dopo le dimissioni del sindaco Marino.

MARINO: «ME NE VADO PER L'INTERESSE DI ROMA». «Lo faccio per l'interesse di Roma, ma ho venti giorni di ripensarci», ha dichiarato il sindaco, che ha pubblicato un nuovo video su Facebook e ha scritto una lettera ai cittadini della Capitale: «Care romane e cari romani, ho molto riflettuto prima di assumere la mia decisione. L’ho fatto avendo come unica stella polare l’interesse della Capitale d’Italia, della mia città. Quando, poco più di due anni e mezzo fa, mi sono candidato a sindaco di Roma l’ho fatto per cambiare Roma, strappando il Campidoglio alla destra che lo aveva preso e per cinque anni maltrattato, infangato sino a consentire l’ingresso di attività criminali anche di tipo mafioso», ha detto il sindaco di Roma in una nota.
VENTI GIORNI PER RITIRARE LE DIMISSIONI. Presentando le sue dimissioni, Marino ha tuttavia lasciato aperta ancora un'ultima porta: «Presento le mie dimissioni sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro 20 giorni. Non è un'astuzia la mia, è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche. Non nascondo di nutrire un serio timore che tornino a governare le logiche del passato, quelle della speculazione, degli illeciti interessi privati, del consociativismo e del meccanismo corruttivo-mafioso che ha toccato anche parti del Pd e che senza di me avrebbe travolto non solo l'intero partito e il Campidoglio. Il sistema corruttivo è stato scoperchiato, i tentacoli oggi sono tagliati, le grandi riforme avviate, i bilanci non sono più in rosso, la città ha ripreso ad attrarre investimenti e a investire. I risultati, quindi, cominciano a vedersi. Tutto il mio impegno ha suscitato una furiosa reazione. Dall'inizio c'è stato un lavorio rumoroso nel tentativo di sovvertire il voto democratico. Questo ha avuto spettatori poco attenti, anche tra chi questa esperienza avrebbe dovuto sostenerla. Oggi quest'aggressione è al culmine. Ho intenzione di battere l'attacco».
IN AZIONE IL COMMISSARIO ORFINI. Tornare indietro sembra però difficile. Se le dimissioni di Marino non fossero arrivate, i vertici del Partito democratico e di Sel (che finora aveva garantito l'appoggio esterno al primo cittadino) erano pronti a prendere provvedimenti drastici. Tra le ipotesi più accreditate quella di una mozione di sfiducia da presentare in Aula. In alternativa, le dimissioni di massa dei consiglieri comunali dem dei vari municipi della Capitale.

I 7 scontrini delle cene 'contestate' al sindaco Marino: totale 915 euro.

GIUNTA SFALDATA: DIMISSIONARI 3 ASSESSORI. Marino, per tutta la giornata di giovedì 8 ottobre, ha cercato di resistere. Intorno al sindaco nel frattempo si è sfaldata la Giunta prodotta dall'ultimo rimpasto, che avrebbe dovuto rilanciare l'immagine e l'operato del Campidoglio.
Il responsabile dei Trasporti Stefano Esposito ha parlato di «fine inevitabile» e ha annunciato le sue dimissioni insieme al vicesindaco Marco Causi. Anche l'assessore al Turismo, Luigina Di Liegro, ha rassegnato le dimissioni.
L'ULTIMO CASO SULLE CENE. Da tempo opposizioni e una parte dei cittadini chiedevano al sindaco di restituire le chiavi della città. Ma l'unica cosa che Marino aveva deciso di restitutire sono, come ha spiegato lui stesso, «i 20 mila euro spesi con la carta di credito intestata al sindaco per rappresentanza».
Un «regalo», così scriveva il 7 ottobre sulla sua pagina Facebook, dopo le polemiche sulle spese ingiustificate fatte con i soldi del Comune.
«POLEMICHE INUTILI E SURREALI». Cene di lavoro «per motivi istituzionali», ha sempre sostenuto Marino.
«Spese con i parenti», insistono gli altri.
«Con questo gesto voglio mettere un punto alle polemiche inutili e surreali degli ultimi giorni, che non fanno bene a Roma», aveva detto il sindaco.

La difesa di Ignazio: «Vogliono sovvertire il voto popolare»

La lupa in Campidoglio.

«Vado avanti, da due anni si cerca di sovvertire il voto popolare», aveva dichiarato il sindaco di Roma con un video postato mercoledì 7 ottobre sulla sua pagina Facebook. «Io non lo pemetterò».
Intanto la procura di Roma prosegue la sua inchiesta, per ora senza indagati, dopo gli esposti presentati dal Movimento 5 stelle sulle presunte cene private che Marino avrebbe pagato con i soldi del Comune.
RESTITUZIONE SENZA EFFETTI. L'annunciata restituzione di 20 mila euro e della carta di credito del Comune, infatti, non ha effetti sulla valutazione della vicenda da parte dei pm. Almeno, questo è quanto è filtrato finora della stessa procura di Roma.
In sostanza si ribadisce il fatto che il peculato, reato ipotizzato nell'esposto finito nel fascicolo ancora contro ignoti, è di natura 'istantanea' e quindi la restituzione del denaro non lo estinguerebbe nel caso in cui venisse riscontrato.

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