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MAMBO 9 Ottobre Ott 2015 1139 09 ottobre 2015

A Roma serve un sindaco brutto, sporco e cattivo

Basta con  ego-mostri, chiacchieroni e prime donne: dopo Marino venga uno con la scure.

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La lupa in Campidoglio.

«Pur di cacciarmi mi avrebbero messo la cocaina in tasca», ha detto l’ex sindaco Marino a Massimo Gramellini.
In quasi tutti gli articoli di cronaca post-dimissioni compare la minaccia: «Ora farò i nomi». E Marino sembra rivolgersi a quanti gli avrebbero rivolto raccomandazioni di persone coinvolte anche con Mafia capitale.
Ha così tirato fuori il nome di Veltroni a proposito di Odevaine. È nello stile dell’uomo prendersela con chi oggi gli appare più debole e fuori dalla politica. Complimenti, ex sindaco!
Non c’è nella parabola di Marino un solo gesto che non si iscriva nel malcostume corrente della classe dirigente: ego ipertrofico, racconto al limite del fantastico delle proprie gesta, congiure di poteri forti, aria da vendicatore del popolo che in ogni caso si ripagava con qualche cenetta a spese dei contribuenti.
QUELLA FALSA VERGINITÀ POLITICA. Personaggi così ne abbiamo visti a centinaia. Marino ha però la prosopopea di quei tecnici che ritengono di dover intervenire in politica per le deficienze di questa ma che la praticano con gli stessi vizi e difetti di coloro che vogliono sostituire.
Tuttavia rifuggono dall’appellativo di “politico”. Ragionava così Berlusconi, ragiona così Emiliano. Non ha mai ragionato così, per fare un nome di un intellettuale che molto ha praticato la politica e la sana amministrazione, Massimo Cacciari.
Questi uomini nuovi, che trovano sempre pronta una corte di entusiasti cantori alla ricerca di simboli (si chiamino Ingroia, Di Pietro, persino Massimo Ciacimino perché non si va per il sottile), sono il segno delle degenerazione della Seconda Repubblica.
Si tratta spesso di persone che vengono da campi importanti, in cui sono stati messi professionalmente in discussione – come medici, come magistrati, come altro -, che nella politica hanno trovato il modo di proseguire una carriera e che dalla politica si aspettano riconoscenza.
C’è stato un tempo in cui soprattutto la sinistra si avvaleva di uomini di cultura per rafforzare la rappresentanza nelle assemblee elettive, per portare altre competenze e sensibilità, ma erano personaggi di assoluto valore. Oggi questi apporti sarebbero preziosi solo se fossero accompagnati da sobrietà, disinteresse e soprattutto capacità.
BASTA FINTI TECNICI PRESTATI ALLA COSA PUBBLICA. La prima stagione dei sindaci vide politici, funzionari di partito e professionisti cimentarsi con il governo delle nostre realtà con entusiasmo e voglia di capire e soprattutto con tanta voglia di lavorare. Oggi prevalentemente sono personaggi di non eccelso livello, attenti all’immagine, incompetenti nelle materie di cui si devono occupare.
Marino sta in questo cerchio.
Con lui, malgrado le sue minacce, si deve chiudere la stagione di questi finti tecnici prestati alla politica. Si deve scegliere sulla base di capacità vere, dimostrate, di rapporti politici limpidi.
La politica di oggi ha bisogno di combinare due fattori: una democrazia che sia sempre più coinvolgente per fermare l’assenteismo, leadership revocabili che sappiano fare cose.
Basta con le prime donne, con gli ego-mostri, con i chiacchieroni.
Ecco perché per Roma serve un candidato sindaco con la faccia feroce che dica ai cittadini: la ricreazione è finita, ora si lavora tutti per ridare decoro alla Capitale e si procede con la scure.
Chi ci sta, ci sta. Serve un uomo o una donna di coraggio. Non il protagonista di un interminabile talk show.
Renzi scelga il più cattivo dei suoi, o della sua area, dica con chiarezza ai romani che ha scelto un duro e vada avanti, avrà una barca di voti.

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