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ESTERI 9 Ottobre Ott 2015 1440 09 ottobre 2015

Libia, gli ostacoli verso il governo d'unità nazionale

Accordo tra Tripoli e Tobruk: ma serve il sì dei parlamenti. E Haftar annuncia battaglia. Sullo sfondo la minaccia Isis. E l'Ue mette sul piatto aiuti per 100 milioni di euro.

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L'inviato Onu in Libia Bernardino Leon a Skhirat, Marocco, durante la conferenza stampa con cui ha annunciato l'accordo per la formazione di un governo d'unità nazionale in Libia.

Un premier, tre vice e due ministri.
Dopo mesi di colloqui tra i due esecutivi che si contendono il governo della Libia, l'inviato delle Nazioni Unite Bernardino Leon ha annunciato il raggiungimento di un accordo.
Un lista di nomi d'unità nazionale che, secondo Leon, «può funzionare».
Ma che deve essere approvata dai parlamenti di entrambe le parti, tanto da Tobruk quanto da Tripoli.
PREMIER DA TRIPOLI. La prima sorpresa riguarda proprio il candidato premier. Si tratta di Fayez Sarraj, membro del governo di Tripoli, quello non riconosciuto dalla comunità internazionale.
Per i posti di vicepremier ci sono invece Ahmed Maetiq (Misurata, parlamento di Tripoli), Moussa Kony (Sud, indipendente) e Fathi Majbari (Est, sostenuto da Tobruk).
Tra i ministri, infine, figurano Mohamed Ammari (Tripoli) e Omar Al Assuad (Zintan).
La scelta dei vicepremier, in modo particolare, evidenzia il tentativo di assicurare una rappresentanza bilanicata alle diverse regioni e quindi ai diversi interessi del Paese. «Tutti insieme lavoreranno come una squadra», ha precisato Leon.
UNITÀ NAZIONALE GIÀ CRITICATA. Una precisazione che suona anche come un auspicio, dal momento che la ricomposizione dell'unità nazionale in Libia è apparsa finora molto improbabile.
A poche ore dell'annuncio dell'intesa raggiunta Abdulsalam Bilashahir, parlamentare di Tripoli, ha detto alla Bbc che il prefigurato governo unitario «non significa nulla, non facciamo parte di questo governo e non siamo stati consultati».
Duro anche Ibrahim Alzaghiat, del parlamento di Tobruk: «Il governo proposto porterà divisioni. La scelta di Leon è insensata».
HAFTAR ANNUNCIA BATTAGLIA. Una seconda criticità deriva dal fatto che Tripoli e Tobruk non sono gli unici attori in campo.
Non a caso venerdì 9 ottobre il generale Khalifa Haftar, comandante in capo delle forze armate libiche, ha annunciato battaglia: «Bengasi sarà liberata in un periodo massimo di tre settimane», ha detto dal quartier generale della città di El Marg, rivendicando il ruolo dell'esercito nell'impedire che la Libia «diventasse come un altro Iraq».

Bengasi e Sirte nemici comuni

Il generale Khalifa Haftar.

Tuttavia a Bengasi, ad agosto 2014, i fondamentalisti islamici di Ansar al-Sharia hanno proclamato la nascita di un emirato, sconfiggendo dopo due mesi di battaglie proprio l'esercito di Haftar.
Da allora hanno continuato a controllare la città.
«La liberazione di Bengasi», ha detto ancora Haftar, «dovrà essere rapida».
LA MINACCIA DELL'ISIS. Ma la presenza ormai radicata di numerosi combattenti jihadisti, provenienti anche da Paesi stranieri, non sarà facile da debellare. Il futuro governo d'unità nazionale dovrà fare i conti anche con la minaccia dello Stato islamico, che ha preso piede a Sirte, città natale del defunto colonnello Gheddafi.
Naturalmente, se l'accordo tra Tripoli e Tobruk per un governo d'unità nazionale dovesse effettivamente consolidarsi, è immaginabile un attacco congiunto contro gli islamisti, che veda impegnate 'a tenaglia' sia le milizie di Misurata, quelle che hanno dato vita alla coalizione Alba libica prendendo il potere a Tripoli, sia le truppe di Haftar.
LA RIVALITÀ HA FAVORITO GLI ISLAMISTI. Del resto, proprio la rivalità tra Tripoli e Tobruk è stato uno dei fattori che hanno consentito l'affermazione dei jihadisti.
Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha accolto con favore la proposta di un governo d'unità nazionale in Libia, esortando le parti ad accettare e firmare l'accordo.
Ban ha esortato i leader libici «a non sprecare questa opportunità per mettere il Paese sulla strada della costruzione di uno Stato che rifletta lo spirito e le ambizioni della rivoluzione del 2011».
Anche l'Alto rappresentante della politica Estera dell'Unione europea, Federica Mogherini, s'è detta soddisfatta.
DALL'UE 100 MILIONI DI EURO. I confini porosi della Libia, e il mancato disarmo seguito all'intervento della Nato nel 2011 per rimuovere Gheddafi, hanno trasformato il Paese in un vero e proprio hub per i trafficanti di materiale bellico e di uomini, che approfittano dei rifugiati costretti a fuggire attraverso il Mediterraneo verso l'Europa e riescono ad autofinanziare le proprie organizzazioni criminali.
Anche per fronteggiare queste difficoltà, l'Unione europea è pronta a sostenere finanziariamente il nuovo governo d'unità nazionale libico.
Mogherini ha dichiarato che, date le sfide che si trova a dover affrontare la Libia, «non c'è tempo da perdere», mettendo sul piatto un pacchetto di aiuti «del valore di 100 milioni di euro per il nuovo governo».

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