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SCENARI 9 Ottobre Ott 2015 2109 09 ottobre 2015

Roma, ora Marino vuole proporsi come l'anti-Renzi

Piace a società civile, Sel e Civati. Ecco perché Marino punta a sfidare il premier. Nel 2017, al Congresso Pd. E Matteo per il Campidoglio ripensa a Franceschini.

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La sala del Consiglio comunale romano.

Chi si aspettava un Ignazio Marino stanco e demotivato deve cambiare rapidamente i programmi.
Il sindaco dimissionario di Roma non ha nessuna intenzione di aprire le pagine dei suoi famigerati quaderni, quelli in cui appunta tutto ciò che gli accade da due anni a questa parte, ma da quei testi è pronto a partire per la prossima vita politica.
MOLTE STRETTE DI MANO. Venerdì 9 si è presentato in Campidoglio per fare il suo lavoro e celebrare le unioni civili.
Poche battute con i cronisti, qualche contatto con i cittadini (anche se sono stati in molti a stringergli la mano) e tanta voglia di mettersi in moto per reagire al fuoco di fila degli ultimi giorni.
E ORA UN PO' DI RIPOSO. Non prima di essersi preso il tempo necessario per la decompressione, come ha riferito anche la sua storica collaboratrice, e assessore del Comune di Roma, Alessandra Cattoi: «Ci ha detto 'devo prendermi un po' di tempo perché ho bisogno di staccare', e potrebbe voler dire semplicemente riposare nel weekend in questi 20 giorni».
VOGLIA DI RIVALSA COL PD. Marino ha incontrato la sua giunta: il confronto è stato diretto e franco, a volte anche aspro, soprattutto sulla scelta del Partito democratico di staccargli la corrente, di fatto costringendolo a rassegnare le dimissioni.
Ed è proprio da questo particolare estremamente rilevante che l'ex chirurgo potrebbe ricominciare.

Il mite Ignazio è pronto a sfidare il 'nemico' Renzi

Matteo Renzi e Ignazio Marino.

Stando alle fonti vicine al Campidoglio e al Nazareno, il primo cittadino proprio non ha digerito il trattamento di Matteo Renzi, che sin da giugno lo aveva messo nel mirino pubblicamente, dopo mesi e mesi di retroscena con virgolettati a volte smussati, ma mai del tutto smentiti.
In una ormai famosa intervista a La Stampa, il premier disse che se fosse tornato il «Renzi 1» Marino non avrebbe dovuto restare tranquillo. Detto, fatto.
DUELLO AL CONGRESSO. Dopo la pausa estiva il leader del Pd è infatti tornato alla carica e il sindaco di Roma si è dovuto dimettere. «Credo che al punto in cui eravamo non ci fossero più alternative», ha commentato il primo ministro dalle pagine dell'Unità, dopo un silenzio di 24 ore.
Ecco perché secondo indiscrezioni raccolte da Lettera43.it, il mite Ignazio starebbe covando in cuor suo l'idea di sfidare apertamente Renzi.
Nel 2017, al Congresso nazionale del Partito democratico.
ELOGI DA EX DEM E CIVATI. In effetti - è questo il ragionamento delle varie voci interpellate - su Marino si è concentrata una pioggia di elogi di buona parte della società civile (fioccano le petizioni online per convincerlo a restare), ma anche di un pezzo di Pd o ex Pd (vedi alla voce Pippo Civati).
L'APPOGGIO DI PEZZI DA 90. Pubblicamente e privatamente gli hanno voluto tributare il loro appoggio pezzi da novanta romani, come l'ex segretario cittadino Marco Miccoli (non da ora suo strenuo sostenitore) e i 15 mini-sindaci dei Municipi capitolini, con relative Giunte e consiglieri di maggioranza. Una buona base di partenza sui cui lavorare per i prossimi 24 mesi.

L'opzione B: restituire la tessera e insegnare all'estero

Il sindaco di New York Bill De Blasio con Ignazio Marino.

Ma c'è anche un altro rumor che circola, e che vedrebbe Marino riconsegnare la sua tessera e abbandonare il Pd per tornare all'insegnamento.
FRANCIA O AMERICA. Magari in Francia, dove il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, ha detto che «rimarrà per me il sindaco che ha osato affrontare la mafia».
Oppure proprio in quell'America che nonostante sia stata la causa di mille polemiche non gli ha mai fatto mancare gli apprezzamenti, come dimostra l'ennesimo attestato di stima del primo cittadino di New York, Bill De Blasio, che dell'amico e collega Ignazio ha detto: «È uno dei leader italiani che mi ha ispirato».
CHIRURGO STIMATO. Per il chirurgo dem ci sarebbe l'imbarazzo della scelta, visto che diversi atenei d'Oltremanica farebbero carte false per far insegnare ai propri studenti le sue innovative tecniche di trapianto di fegato.
Prima, però, devono passare i 20 giorni che la legge concede ai sindaci dimissionari per ripensarci.
LA RIAPERTURA DI SEL. Difficile che Marino torni sui suoi passi, anche perché sa bene che a sbarrargli la porta del Campidoglio ci troverebbe ancora Renzi.
E che Sel, prima favorevole al suo addio e poi invece possibilista sulla conferma, ha molta poca forza contrattuale con questo Pd romano e nazionale, sebbene Paolo Cento e il capogruppo in Campidoglio, Gianluca Peciola, abbiano pubblicamente dichiarato di voler «andare avanti con il programma elettorale, è giusto chiedere al sindaco un cambio di rotta, la verità, il rispetto del mandato. Altrimenti può anche confermare le sue dimissioni».
NIENTE VERIFICA DELL'AULA. Non ci sarà la verifica dell'aula Giulio Cesare, dunque.
A confermarlo è sempre Alessandra Cattoi, che ai cronisti ha riferito solo poche parole: «Non è all'ordine del giorno».
L'INCHIESTA-SCONTRINI PROSEGUE. Però sui media si è già diffusa l'indiscrezione che lunedì 12 ottobre al Palazzo Senatorio potrebbero bussare i pm del procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, per acquisire i documenti degli ormai famosi scontrini di Marino, per poi procedere con la possibile, formale iscrizione nel registro degli indagati del (quasi ex) primo cittadino per peculato.

Per il Campidoglio torna di moda un nome: Franceschini

Il ministro della Cultura Dario Franceschini stringe la mano al premier Renzi.

A meno di clamorose sorprese, dunque, può considerarsi definitivamente chiusa l'esperienza di Ignazio Marino in Campidoglio.
Difficilmente si ripresenterà con una propria lista nella primavera 2016, quando con molta probabilità i cittadini romani torneranno alle urne per un mega election day assieme ad altre grandi città, come Milano, Napoli, Bologna e Torino.
IL GIUBILEO, POI I NOMI. Ora, però, tocca capire chi vuole schierare in campo il centrosinistra.
Matteo Renzi per ora è impegnato sul commissariamento (Gabrielli è in pole, con l'attuale assessore alla Legalità, Alfonso Sabella) e solo dopo aver portato a casa il Giubileo si può occupare di candidature.
Anche se, come anticipato da Lettera43.it il 17 giugno, il nome che continua a ronzargli per la testa è sempre lo stesso: Dario Franceschini.
È IL PROFILO GIUSTO. Avrebbe il giusto profilo per il ruolo: è una figura autorevole - ministro dei Beni culturali - ha esperienza, non è romano ma conosce Roma (con le sue “paludi” e le sue “trappole”) come le sue tasche.
E con Marino proprio non ha nulla in comune. Ma questo, viste le reazioni del day after, potrebbe anche non essere esattamente un vantaggio.

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