Alexander Lukashenko 140528220257
URNE 10 Ottobre Ott 2015 1800 10 ottobre 2015

Bielorussia al voto, Lukashenko non ha rivali

In Bielorussia Lukashenko rieletto presidente con l'89% dei voti. Solido alleato di Putin. E unico autocrate rimasto in Europa. Il cui ruolo per Mosca rimane strategico.

  • ...

Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko.

Non c'è quattro senza cinque: Con una percentuale bulgara del 89% dei consensi (superiore perfino al 79.65% conquistato alle ultime elezioni) Alexander Grigorevic Lukashenko, 61enne padre padrone della Bielorussia, ha vinto domenica le elezioni presidenziali per l’ennesima volta. Confermando di essere l’ultimo e il più longevo dittatore d’Europa.
Alla guida dell’ex repubblica sovietica dal 1994, Lukashenko non ha rivali nell’appuntamento elettorale in cui oltre al baffuto capo di stato ci sono due candidati di facciata, Sergei Gaidukevich e Nikolai Ulakhovich, e per la prima volta una donna, Tatiana Korotkevich, che rappresenta la di per sé debole e frammentata opposizione.
VITTORIA SCONTATA. Vittoria facile e scontata dunque per Lukashenko, che anche i sondaggi indipendenti davano vicino al 50% della maggioranza assoluta mentre la giovane 38enne sfidante è solo al 7%.
Una distanza che allo spoglio ufficiale è stata ben più ampia stando al fulmineo quanto sospetto annuncio di Lidia Yermoshina, presidente della commissione elettorale centrale. «Sarebbe un brutto segno se ottenessi meno che nel 2010», aveva ammonito alla vigilia.
Dopo oltre quattro lustri sotto la medesima stella, le cose a Minsk quindi non cambieranno, almeno per i prossimi cinque anni e se non ci saranno cataclismi in un paese che fa parte del complicato mosaico post-sovietico in cui la Russia di Vladimir Putin gioca un ruolo fondamentale.
La Bielorussia è ancorata saldamente a Mosca per questioni economiche e per il fatto che Lukashenko l’ha allontanata dall’Occidente con la sua politica autoritaria.
L'INTESA PUTIN-LUKASHENKO. Dopo le elezioni presidenziali del 2010 e la dura repressione contro l’opposizione sono arrivate le sanzioni occidentali di cui però Alexander Gregorevic si è fatto letteralmente un baffo, ripiegando sempre più verso Mosca.
Tra Lukashenko e Putin l’intesa è sempre stata buona e la Bielorussia è entrata da subito nel progetto di Unione Euroasiatica lanciato dal Cremlino che comprende anche Kazakistan, Armenia e Kirghizistan.
Nonostante a Minsk si sostenga una certa indipendenza e autonomia, la sopravvivenza economica e politica del sistema dipende in larga parte da Mosca e con l’ingombrante vicino i rapporti non possono per forza di cose deteriorarsi, pena l’implosione.

Un alleato affidabile per il Cremlino

Da sinistra a destra i presidenti di Kazakistan, Bielorussia e Russia: Ruslan Nazarbayev, Aleksandr Lukashenko e Vladimir Putin.

La situazione economica non è delle più facili, sebbene la crisi di un paio di anni fa sia superata; le difficoltà russe si riflettono inevitabilmente anche in Bielorussia e anche per questo Lukashenko ha cercato di diversificare, cercando aiuti un po’ dappertutto, dal Fondo monetario internazionale alla Cina.
Il legame con la Russia è però dominante e fa il gioco di tutti: da un lato Alexander può continuare a regnare indiscusso senza che il Cremlino si immischi troppo nelle faccende di casa, dall’altro Vladimir ha un alleato affidabile e anche nel futuro prossimo non c’è da attendersi terremoti come quello in Ucraina.
L'ECONOMIA REGGE. Mosca vorrebbe stringere l’abbraccio piazzando anche un base militare in Bielorussia, Minsk ha però gentilmente rifiutato, almeno per ora.
La realtà è che a livello militare e d’intelligence i doppi fili tra i due paesi sono molteplici e se a Putin manca ancora le ciliegina sulla torta, il timore di una rivoluzione colorata in Bielorussia, sul modello di quelle pilotate in Georgia e in Ucraina, è ancora lontano.
Lukashenko si è preoccupato in vent’anni di presidenza di mantenere le distanze dall’Occidente alzando barriere sufficienti a garantire una buona impermeabilità e ha mantenuto sotto controllo i quasi 10 milioni di bielorussi su standard economici decenti, soprattutto paragonati a quelli dei vicini, prima di tutti gli ucraini.
L'ETICHETTA DI DITTATORE. I deficit democratici a Minsk sono stati ammorbiditi con stipendi e pensioni che a Kiev si sono sempre sognati ed è anche per questo che la protesta è rimasta in larga parte confinata.
In più negli ultimi tempi il presidente ha tentato di darsi una nuova immagine a livello internazionale proprio in qualità di mediatore nel conflitto tra Russia e Ucraina e il primo incontro tra Vladimir Putin e Petro Poroshenko che ha aperto la via all’intesa del settembre 2014 è stato organizzato non a caso nella capitale bielorussa.
Gli accordi di Minsk sono stati sfruttati per la solita propaganda interna, esattamente come la liberazione di alcuni prigionieri politici avvenuta all’inizio di settembre.
Le elezioni consacreranno insomma un’altra volta Lukashenko, ma la via per staccarsi di dosso l’etichetta di ultimo dittatore d’Europa è ancora lunga.

Correlati

Potresti esserti perso