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EMERGENZA 10 Ottobre Ott 2015 1500 10 ottobre 2015

Migranti, l'accoglienza tedesca già in crisi

Germania: il flusso di profughi non si arresta. E gli alleati incolpano la Merkel. Che perde consensi. Mentre nei cittadini si rifà largo il sentimento xenofobo. 

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da Berlino

Angela Merkel.

Neppure 30 giorni e la Germania si ritrova con l'acqua alla gola: sotto pressione, stressata e impaurita di fronte all'enorme afflusso di rifugiati.
La Willkommenskultur, la cultura dell'accoglienza con la quale buona parte del Paese aveva ricevuto nelle stazioni i progughi liberati dall'inferno della stazione Keleti di Budapest, non è certo scomparsa, ma è messa a dura prova dall'enormità del compito.
UNA SFIDA EPOCALE. Centri di accoglienza insufficienti, tendopoli, requisizioni improvvise di alloggi sfitti e palazzi pubblici (molte palestre e palazzetti dello sport).
Poi il risentimento di alcuni migranti di fronte a sistemazioni che contraddicono i sogni cullati nelle drammatiche settimane di fuga, i litigi e le risse nei centri sovraffollati di uomini e donne di etnie e religioni diverse, i comuni affannati e impreparati a gestire un'emergenza di proporzioni inattese.
Una sfida epocale, l'ha definita il presidente della Repubblica Joachim Gauck, nel nobile discorso pronunciato a Francoforte, in occasione dei 25 anni della riunificazione tedesca.
GAUCK INDICA LA VIA. Una sfida come quella di 25 anni fa, ma più difficile, «perché se allora doveva crescere assieme quel che si apparteneva», ha detto ricordando la frase storica di Willy Brandt, «ora deve crescere assieme quel che finora non si apparteneva».
Il discorso presidenziale di sabato 3 ottobre ha dato il via a una sorta di rincorsa delle istituzioni, un tentativo di riprendere almeno a livello mediatico il bandolo di una matassa che stava pericolosamente sfuggendo di mano.
MERKEL: «DUBLINO È SUPERATO». Le critiche nei confronti di Angela Merkel, accusata ora dai suoi stessi alleati di essere stata la causa dell'inarrestabile flusso di profughi, hanno moltiplicato il senso di insicurezza nei cittadini. I sondaggi segnalano per la prima volta un calo nel consenso alla cancelliera, di cui comincia a soffrire anche il suo partito, la Cdu.
Gli alleati bavaresi non trattengono più critiche feroci nei suoi confronti e anche l'Spd, pressata dai tanti sindaci e presidenti di Länder in prima fila sul fronte dell'emergenza pratica quotidiana, comincia a prendere le distanze, chiedendo almeno che Merkel ponga in qualche modo un limite alla capacità di accoglienza del Paese.
La cancelliera, da parte sua, parlando all'Europarlamento scandisce: «Dublino è stato ormai superato. Mi impegno a lavorare a una nuova procedura che ottemperi a equità e solidarietà».

La 'Germania illuminata' si scopre in affanno

Manifestanti di Pegida.

Nei giorni scorsi è dovuto intervenire l'equilibrato presidente del Bundestag, il conservatore Norbert Lammert, per provare a rimettere ordine almeno fra i ranghi del proprio partito, dicendo che il dibattito sui profughi stava diventando «spiacevole e inutile» e che il governo aveva reagito con rapidità, varando un pacchetto normativo complesso che entrerà in vigore già a novembre.
Insomma, quella che lo stesso Gauck aveva chiamato la Germania illuminata, la società capace di aprirsi alla sfida dello straniero, è in affanno e rischia di arretrare di fronte all'incalzare di chi non vede più alla guida del governo un leader in grado di gestire gli eventi.
PEGIDA RIPRENDE FORZA. È la Germania oscura, quella che prima degli applausi e dei cori di benvenuto alla stazione di Monaco aveva occupato le prime pagine dei giornali con gli attentati incendiari ai centri di accoglienza in allestimento e con gli assedi fisici a quelli già occupati.
Ora riprende vigore, torna allo scoperto e scende in piazza.
A Dresda, ad esempio, dove Pegida, il movimento anti-islamico, che dopo i trionfi dello scorso inverno si era disgregato cadendo nel dimenticatoio, è tornato a contare numeri crescenti alle tradizionali manifestazioni del lunedì: quasi 10 mila nell'ultima, tendenza in ascesa.
I CITTADINI HANNO PAURA. Sono comparse le violenze contro i giornalisti, gli slogan sono sempre più duri, la politica di immigrazione del governo è un alimentatore sicuro per i prossimi appuntamenti.
Il suo leader Lutz Bachmann, il cuoco plurindagato, potrebbe collezionare un'altra medaglia: la procura di Dresda ha aperto un fascicolo nei suoi confronti per incitamento all'odio razziale attraverso proclami su Facebook.
Ma ai cittadini impauriti e arrabbiati non interessa, loro sfilano dietro lo striscione di Pegida, sempre più numerosi e ascoltano Bachmann che urla contro «l'invasione degli stranieri».

Scende la cancelliera, sale Afd: i sondaggi immortalano la situazione

Manifestanti a Baghdad mostrano immagini di Angela Merkel.

Sempre in Sassonia, di nuovo epicentro delle proteste, nel piccolo centro di Sebnitz al confine con la Repubblica Ceca, 2.500 persone sono sfilate domenica 4 ottobre in corteo fino alla frontiera: si sono prese per mano formando una catena umana e hanno inscenato un confine vivente.
C'erano giovani e anziani, donne e bambini, tedeschi e cechi. E c'erano le bandiere rosse con la croce oro e nera (nella composizione simili a quelle della Norvegia, con l'oro al posto del bianco) adottate da Pegida. Un simbolo della resistenza anti-nazista, inventato da Josef Wirmer, un cattolico di sinistra, per una Germania dopo Hitler. Ma anche questo non interessa: c'è la croce e i militanti di Pegida sventolano convinti.
XENOFOBI IN ASCESA. E poi ci sono i sondaggi. Quelli politici, che vedono la Cdu di Merkel (al 39%) cedere terreno agli xenofobi di Alternative für Deutschland, che dopo la scissione dei professori liberali si è spostato sempre più a destra adottando le parole d'ordine del populismo estremista europeo.
Se si votasse oggi in Germania, stando alle rilevazioni Forsa pubblicate il 7 ottobre, Afd entrerebbe nel Bundestag con il 7% dei consensi. Se si votasse in Sassonia, Afd entrerebbe nel parlamentino regionale con gli stessi seggi dell'Spd e con percentuali a due cifre. E ci entrerebbero anche i neonazisti dell'Npd, che al momento ne sono fuori.
UN CAMBIO RADICALE DI UMORE. Secondo un'indagine dell'istituto Iniziativa per il mercato e la ricerca sociale, il 59% dei tedeschi ritiene che la cancelliera abbia sbagliato aprendo le porte ai profughi. Solo un mese fa, in un analogo sondaggio della rete pubblica Zdf, il 66% si era dichiarato a favore.
Un cambio radicale di umore che ha molto a che fare con l'affanno del mondo politico.
Non aiuta a rasserenare gli animi la continua fuga di notizie sul numero di rifugiati che arriveranno nel Paese.
1,5 MILIONI DI RIFUGIATI. La Bild ha lanciato l'ultima bomba, citando presunti documenti segreti del governo secondo cui alla fine il numero totale sarà di 1,5 milioni. Funzionari del ministero dell'Interno hanno smentito, ma dire che lo abbiano fatto con convinzione è un eufemismo.
Se queste nuove stime fossero invece realistiche, con i ricongiungimenti familiari previsti dal diritto all'asilo in poco tempo la Germania dovrebbe assorbire dai 7 agli 8 milioni di nuovi cittadini. Una slavina demografica che cambierà alla radice il volto del Paese. Bisognerà vedere se i tedeschi sono davvero pronti a questo.

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