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PASSIVO 10 Ottobre Ott 2015 1200 10 ottobre 2015

Roma, un debito monstre che inizia prima di Marino

Buco di 22 miliardi nel 2010. Finanza creativa. Il magna magna di Atac e Ama. Marino stava sistemando le casse comunali. Ora si è arreso. Chi paga il conto?

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Ignazio Marino.

Soltanto 5 miliardi di euro di debiti sono in capo al Comune di Roma.
Poi ce ne sono quasi altri 15 che lo Stato centrale ha alleggerito dai conti del Campidoglio e si è accollato nella più grande Bad Bank (l'ufficio del Commissario al debito) mai creata in Italia.
Numeri che ridimensionano i 20 mila euro che Ignazio Marino ha restituito dopo aver scaricato sul contribuente cene e ammennicoli vari.
ASSEDIATO E SOLO. Dopo un assedio durato quasi un anno Marino si è arreso al suo malgoverno e alla solitudine che ha acuito nel suo costante tentativo di prendere le distanze dai partiti.
Iniziando dal suo.
BUCO STRUTTURALE. Ma ora che se ne è andato il sindaco irriso anche dal papa, Matteo Renzi e il governo hanno un problema ancora più grande: come pagare i tanti debiti che gravano sul Campidoglio e che il famigerato Marino aveva provato a contenere a differenza di quanto fatto dai suoi predecessori.
Perché il buco nero nei conti di Roma sembra ormai un qualcosa di strutturale.

Nel 2010 Roma aveva accumulato un passivo di 22,4 miliardi

Gianni Alemanno, sconfitto al ballottaggio per il Campidoglio da Ignazio Marino.

Nel 2010 l'allora commissario per la gestione del debito Massimo Varazzani comunicò che la Città eterna aveva accumulato un passivo (finanziario e non) pari a 22,4 miliardi.
Di questi, 6,7 miliardi legati al cosiddetto «debito finanziario quota interessi a finire», cioè gli interessi passivi generati da mutui, linee di credito, strumenti derivati e prestiti flessibili, perché al Campidoglio si sono persino dati alla finanza creativa.
RIMBORSO AL 2033. Marco Causi, l'ex assessore alle Finanze della Giunta Veltroni poi mandato da Renzi a risanare i conti del Comune, nel 2003 lanciò un emissione bullet da 1,4 miliardi, con rimborso soltanto alla scadenza, prevista per il 2033, e con un un tasso del 5,37%.
Il primo di una serie di bond, agganciato a derivati per ammortizzare il ristorno.
CHI PAGA? I ROMANI. Varazzani ha fatto sapere di averne chiusi molti di contratti, portando nel 2013 questa parte di debito a 14,7 miliardi, Causi in più occasioni ha replicato che il corso dei mercati avrebbe reso favorevoli quelle operazioni.
I romani intanto pagano.

Macchina burocratica da 25 mila dipendenti e autobus scadenti

Passeggeri in attesa alle fermate degli autobus alla stazione Termini, Roma.

Proprio la situazione finanziaria della Capitale ha spinto il governo a costringere gli enti locali ad aumentare l'addizionale comunale di 0,9 punti, il livello più alto mai pagato in Italia.
70 MILA CAUSE CIVILI. Il tutto a fronte di una macchina burocratica con 25 mila dipendenti, servizi non all'avanguardia (il 40% degli autobus è fuori uso, alcuni quartieri traboccano a giorni alterni di immondizia come la Napoli dell'emergenza-rifiuti), strade trafficate e a mo' di gruviera, 70 mila cause civili e 5,7 miliardi di crediti arretrati che difficilmente verranno mai recuperati.
LA TATTICA DELLE MULTE. In quest'ottica non deve meravigliare che i neo assessori coopati da Renzi nella Giunta Marino - Causi e il paladino della Tav Stefano Esposito - tra i primi provvedimenti abbiano dato mandato a vigili e ausiliari del traffico di falcidiare i romani di multe. Che contribuiscono non poco alla causa.
ESERCIZIO QUASI IN PARI. Fino al 2014 il Comune di Roma bruciava 100 mila al mese.
Poi grazie a qualche piccola dimissione il passivo è destinato a risultare a conclusione del prossimo esercizio quasi in pari.

Il vero grande buco è nelle municipalizzate Atac e Ama

Mezzi dell'Atac parcheggiati nel deposito di Portonaccio a Roma.

Ma i maggiori buchi sono nelle municipalizzate.
Mediobanca ha calcolato che le due principali aziende capitoline, quella dei trasporti Atac e quella dei rifiuti Ama, hanno rispettivamente perdite nette per 1,2 miliardi e per 288 milioni.
La prima ha un buco di 1,6 miliardi, l'altra di 1,23 miliardi.
Soltanto Atac ha visto nell'ultimo periodo una ricapitalizzazione di 180 milioni.
SCIOPERI E CLIENTELE. Ma parliamo di due realtà ostaggio di scioperi selvaggi (soltanto in quella del trasporto pubblico locale operano 13 sigle grandi e micro) e al centro delle inchieste per le varie assunzioni clientelari fatte durante la gestione Alemanno.
SALARI 'A PIOGGIA'. Se non bastasse ancora, la Corte dei conti potrebbe chiedere al Comune la restituzione dei 350 milioni concessi in questi ultimi anni ai dipendenti comunali dal 2008 al 2013 (giunta Alemanno) come salario accessorio.
Secondo il ministero del Tesoro i bonus sarebbero stati concessi “a pioggia”, facendo paventare l'ipotesi di malversazione.
MARINO CI HA PROVATO. Marino aveva provato a metterci una pezza, i lavoratori - come dimostrano gli scioperi selvaggi dei vigili a Natale e a Capadanno - l'hanno fatto desistere dall'intervenire.

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