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BRACCIO DI FERRO 12 Ottobre Ott 2015 1758 12 ottobre 2015

Ambasciatore gay in Vaticano, il ministero francese non arretra

La diplomazia d'Oltralpe tira dritto su Stefanini. E a Lettera43.it dice: «Non c'è alcuna scadenza per l'approvazione del nome».

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Laurent Stefanini.

Mentre il sinodo dei vescovi Oltretevere si accapiglia sul nodo dell'omosessualità, dopo il coming out chiassoso di Monsignor Krzysztof Charamsa, fuori dalle mura vaticane c'è una sedia vuota che rischia di far saltare i nervi alla Curia e di svelarne anche l'ipocrisia: quella di Villa Bonaparte, l'ambasciata francese presso la Santa sede.
Da Parigi il presidente della Repubblica François Hollande, il presidente del mariage pour tous (la legge sui matrimoni gay), ha dichiarato di non avere intenzione di nominare un nuovo ambasciatore per la sede diplomatica in Vaticano fino al 2017, anno delle elezioni presidenziali.
Cioè non vuole rinunciare al nome di Laurent Stefanini, 55 anni, cattolico praticante, esperto di questioni religiose (per le quali è stato consulente e primo consigliere per lunghi anni proprio dell'ambasciata romana), ma dichiaratamente omosessuale.
«NESSUNA SCADENZA PER L'APPROVAZIONE». La posizione ufficiale del Quai d'Orsay, il ministero degli Esteri francese, è netta: «La procedura continua», spiegano a Lettera43.it dalla Direzione amministrazione.
Il quotidiano francese Libération, in un articolo del 9 ottobre, ha interpretato la scelta di non proporre un sostituto come una vittoria del papa su una rinunciataria Parigi.
Libé ha spiegato anche che l'ultima occasione per Stefanini è tra due settimane: il ministro degli Interni francese Cazeneuve, infatti, è atteso a Roma per la canonizzazione dei genitori di Santa Teresa di Lisieux.
LA FRANCIA NON VUOLE ARRETRARE. Ma se si tasta il polso della macchina diplomatica transalpina, la Francia non sembra alla ricerca di un appeasement: «Non c'è nessuna scadenza per l'approvazione del nome di un rappresentante diplomatico», precisano dal Quai d'Orsay. Come dire: andiamo avanti a oltranza.

Nel 2008 il gran rifiuto di un altro ambasciatore

Il presidente francese Hollande ha dichiarato che la Francia accoglierà 24 mila profughi e che bisogna «far fronte all'afflusso dei profughi con umanità e responsabilità».

La sede diplomatica francese è vacante da marzo 2015, da quando l'ex ambasciatore Bruno-Joubert ha lasciato dopo tre anni per prestare servizio alla Corte dei conti d'Oltralpe.
Il nome di Stefanini è stato proposto al Vaticano a inizio febbraio attraverso una lettera dell'arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois a papa Francesco.
Che, magnanimo a parole con gli omosessuali all'interno della Chiesa - «Chi sono io per giudicare?», fu il suo commento a proposito -, sembra invece prontissimo a giudicare il rappresentante diplomatico di uno Stato estero.
E solo in base all'orientamento sessuale. La pratica del resto non sarebbe una novità.
PER STEFANINI NIENTE ALTERNATIVA. Già nel 2008, la Santa Sede aveva rispedito al mittente la scelta di Parigi sull'ambasciatore: il diplomatico Jean-Loup Kuhn-Delforge, apertamente gay e pure con un compagno stabile, al quale era legato da un'unione civile, aveva dovuto ripiegare sulla Grecia.
Per Stefanini, però, non si profila nessuna seconda scelta.
E così in cima all'elenco dello staff di Villa Bonaparte restano due iniziali altisonanti - S.E., sua eccellenza - e uno spazio vuoto.
Lo stesso che il Vaticano ha lasciato nella parrocchia di Santa Teresa d'Avila dove, per coprire lo scandalo di un carmelitano omosessuale frequentatore di 'gigolò', la diocesi ha rimosso anche gli altri sacerdoti della basilica facendo infuriare i parrocchiani.
Ironia della sorte, la parrocchia si trova a meno di due chilometri dall'ambasciata francese.
Verrebbe da ricordare il Vangelo: «Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che è nel tuo?».

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