Gb protesta con Ecuador per Assange
PERSONAGGIO 12 Ottobre Ott 2015 1830 12 ottobre 2015

Assange, la polizia inglese cessa la sorveglianza

Tre anni di protezione e 12 milioni di sterline. La polizia metropolitana smobilita il presidio davanti all'ambasciata dell'Ecuador dove è rifugiato il fondatore di Wikileaks.

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Scotland Yard non ha più intenzione di spendere una sterlina per fare la guardia a uno dei più grandi 'spioni' della storia recente: il fondatore e leader di Wikileaks, Julian Assange.
Lunedì 12 ottobre la polizia britannica ha tolto il presidio davanti all'ambasciata dell'Ecuador a Londra, nella quale Assange è rifugiato dal 2012 per sfuggire a una richiesta di estradizione in Svezia (suo Paese natale).
Il super hacker è accusato di molestie sessuali, e non si è mai consegnato alle autorità svedesi.
La decisione è arrivata anche come conseguenza delle pressioni esercitate sul governo per lo spreco di denaro pubblico.
12 MILIONI IN SORVEGLIANZA. Agenti della polizia di Londra presidiano l'ambasciata da tre anni, con una spesa che, secondo il Guardian, ammonterebbe a 12 milioni di sterline.
Le autorità inglesi hanno dichiarato che intendono ancora arrestare Assange nel caso entrasse in territorio inglese, ma che «con così tanti criminali in circolazione, non si reputa che l'attuale dispiegamento di forze per una persona sola sia proporzionato».
Ciononostante, le autorità hanno fatto sapere di aver mantenuto misure di sorveglianza sull'ambasciata «per arrivare comunque all'arresto».
LE ACCUSE DI MOLESTIE SESSUALI. Nel 2010 due donne accusarono Assange di molestie sessuali, appellandosi a una legge in vigore in Svezia secondo la quale è reato avere rapporti non protetti con il rischio di trasmettere malattie.
Dopo un breve periodo in carcere a Londra, Assange venne rilasciato su cauzione. Quando però, nel 2012, l'appello presentato dall'imputato contro la richiesta di estradizione in Svezia venne rigettato, il fondatore di Wikileaks chiese e ottenne rifugio nell'ambasciata dell'Ecuador.

La facciata dell'ambasciata dell'Ecuador a Londra.

LA PAURA DELLA GIUSTIZIA USA. Julian Assange ha sempre sostenuto di non volersi consegnare alle autorità svedesi non per paura di essere condannato per stupro, ma per timore di essere successivamente estradato in America, dove dovrebbe fronteggiare le accuse di spionaggio relative alla vicenda Wikileaks.
Come leader dell'organizzazione di raccolta e ridistribuzione di informazioni riservate, Assange è nel mirino della giustizia statunitense a partire dal 2010, anno dello scandalo provocato dalla diffusione di documenti ufficiali riservati del Dipartimento di Stato americano sulle guerre in Iraq e Afghanistan e di centinaia di migliaia di rapporti inviati da molte delle ambasciate Usa nel mondo a Washington.
Nella vicenda ci rimesse la libertà Chelsea Manning, l'ufficiale americano che fornì decine di migliaia di documenti ad Assange e alla sua organizzazione, e per questo sta scontando 35 anni di carcere.
Il leader di Wikileaks ha dichiarato Manning un “eroe”, senza voler però condividere la sua tragica fine.
LE SIMPATIE DELL'ECUADOR. Quando il pericolo di estradizione si fece vicino, Assange si rifugiò prontamente nell'ambasciata dell'Ecuador.
Ma come mai questa scelta? L'ipotesi più probabile è l'unità di interessi che collega il fondatore di Wikileaks al presidente della repubblica ecuadorena Rafael Correa.
Presidente dell'Ecuador dal 2007, Correa ha sempre mostrato simpatie verso la sinistra latinoamericana alla Hugo Chavez con le conseguenti idiosincrasie verso gli Stati Uniti.
Correndo in aiuto del difensore della libertà d'informazione, il presidente dell'Ecuador segue coerentemente la sua linea politica anti-americana.
Dal 2012 la casa di Assange è stata un ufficio convertito in appartamento, equipaggiato con letto, telefono, computer, doccia e cucinino.
Secondo alcune indiscrezioni dei quotidiani online Focus Ecuador e Buzzfeed Uk, autorità dell'Ecuador hanno ripetutamente considerato di far uscire Assad dall'ambasciata tramite camuffamenti, facendolo passare dai tetti di Kensington (dove si trova la residenza), o facendolo disperdere nella folla di Harrods.

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