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FACCIAMOCI SENTIRE 12 Ottobre Ott 2015 1212 12 ottobre 2015

C’era una volta la Grecia di Tsipras e Varoufakis

Dove sono finiti quelli che denunciavano che la democrazia di Atene era in pericolo?

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Alexis Tsipras, premier greco.

È incredibile come cambiano in fretta gli interessi dell’opinione pubblica grazie, naturalmente, alla complicità dei media.
Nel fine settimana ho cercato un qualche articolo che riguardasse la Grecia e l’evoluzione della sua situazione economica. O mi sono distratto oppure non ho trovato neanche una riga.
Ricordo invece che solo una manciata di settimane fa, tra giugno e luglio scorso, non si parlava d’altro, tra complotti tedeschi che volevano affossarla e la cosiddetta Troika che doveva gestirla al di là degli interessi dei greci.
Le Borse sembravano un bollettino di guerra per via della “devastazione” susseguente la situazione greca.
TUTTI I DIFENSORI DELLA GRECIA SONO SILENTI. L’opinione pubblica che dibatteva in modo vivace sulla figura di Tsipras definendolo, a seconda della propria idea, un eroe o un pazzo. Molti “romantici” che ricordavano la Grecia di una volta, la Grecia culla della civiltà e al contributo che aveva dato alla letteratura, alla filosofia all’arte e alla architettura. Gli stessi sostenevano che per tale ragione il mondo avrebbe dovuto perdonare ad Atene qualunque cosa: dall’elevato tasso di evasione fiscale, all'elevata spesa pubblica legata in modo particolare a un sistema pensionistico particolarmente vantaggioso, solo per semplificare. In un mondo abituato a non assumersi mai le proprie responsabilità la colpa di tutto questo veniva attribuita alla finanza, alle lobby bancarie e multinazionali, ai burattinai di Bruxelles.
Naturalmente in tutto questo la Merkel e la Germania venivano presentati nel ruolo di “carnefici”. È chiaro che in tutto questo la verità non sta da una sola parte ma credo sia interessante per il lettore recuperare la rassegna stampa dell’epoca e confrontarla con quanto sta succedendo adesso.
Questo gli darebbe la possibilità di giudicare anche alcuni commentatori o improvvisati economisti che, fedeli al loro ruolo, non ne azzeccano mai una. Va detto che “l’eroe” Tsipras sta intanto lavorando alla implementazione del programma concordato a suo tempo con l’Europa.
La Grecia non è uscita dall’euro e le riforme che i greci stanno facendo saranno propedeutiche a una ristrutturazione del debito che comunque va onorato.
TSIPRAS ORA È GARANTE PER L'EUROPA. Lo stesso Tsipras - che nel frattempo ha perso la collaborazione dell’ex amico Varoufakis e che aveva vinto le elezioni in quanto l’unico capace di contrapporsi allo strapotere della Troika, della Germania e dei burattinai di Bruxelles - è stato rivotato come garante degli impegni presi per conto del suo Paese con le stesse entità.
Intanto molti greci si sono abituati a pagare le tasse, a rinunciare a molte esenzioni dell’Iva e ad altri privilegi che erano a carico delle casse dello Stato. A chi sostiene che quanto sta avvenendo non sia in linea con i dettami della democrazia ricordo come nello spazio di qualche mese i greci siano andati alle elezioni due volte.
Non vorrei essere frainteso: non sto sottovalutando il sacrificio sociale di una vasta parte della popolazione per far fronte a una situazione simile. Il tema è diverso: tutti i Paesi che sono stati la culla della civiltà non possono immaginare di non far fronte agli impegni attuali solo per questo (Italia compresa). La Grecia lo sta dimostrando in modo concreto. Un conto è scrivere un articolo immaginando di far colpo sull’opinione pubblica con il proprio romantico approccio (che in termini di consenso paga sempre), un conto è la realtà con la quale bisogna confrontarsi fatta di numeri, cifre, e impegni da rispettare.
INTANTO ATENE È TORNATA A CRESCERE. Peraltro dai primi dati sembra che la cura greca stia anche iniziando a dare i suoi frutti se è vero che il Pil del Paese sta aumentando. Paradossalmente la situazione del giugno/luglio scorso si sta invertendo perché se è vero che la Grecia può solo migliorare (è l’augurio di tutti) la Germania, anche a causa del recente Dieselgate che ha coinvolto la Volkswagen, ovvero la loro più grande casa automobilistica, può invece solo andare nella direzione opposta.
Si potrebbe dire che i nodi vengono sempre al pettine qualunque ne sia la natura e ovunque si presentino. L’attuale situazione del globo richiama quindi tutti a una nuova responsabilità basata su un sistema di valori chiaro e condiviso in cui onestà, etica e trasparenza non siano solo parole da convegno o per attirare consenso.
Non si potranno affrontare i flussi migratori, i conflitti di cui sono la conseguenza ed i grandissimi problemi sociali che ne conseguono senza una ritrovata credibilità da parte di tutti.
E una parte dei profitti delle aziende, finanziari o meno che siano, dovranno essere investiti per la soluzione di questi problemi.
È finita l’era in cui si possono dare ad altri le responsabilità dei propri problemi (come invece sono abituati a fare i politici del nostro Paese).
La Grecia, culla di civiltà per il mondo intero, non sta certamente scrivendo una nuova Iliade o una nuova Odissea ma credo stia dando una indicazione importante anche in questi tempi moderni.

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