Roma, card. Vallini serve una scossa
MAMBO 12 Ottobre Ott 2015 0935 12 ottobre 2015

La lenta morte di Roma, senza sindaco da 7 anni

Pd, destra e M5s ancora confusi sul dopo Marino. Così l'agonia della città continua.

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Marino si iscrive, con il suo coro di manifestanti, sociologi di fama, attrici importanti, al gruppo delle icone antimafia più recenti, penso a Ingroia e De Magistris.
Icone “inventate” dai media al netto degli errori da loro commessi nelle loro professioni precedenti ( e degli insuccessi successivi).
Marino vince a sorpresa, come ha ricordato Renzi, le primarie alle quali aveva fortissimamente voluto prender parte, protetto dall’uomo più forte della politica romana, Goffredo Bettini, altro che outsider, come aveva voluto fortissimamente diventare senatore, come volle fortissimamente diventare candidato alla segreteria del Pd e come fortissimamente creò una sua corrente, piccola e vorace.
Ho già detto quel che penso su queste icone della società civile che hanno invaso tutte le pieghe della politica - altro che Mastella - senza saper fare praticamente nulla del nuovo lavoro.
UN PESSIMO SINDACO E POLITICO DANNOSO. L'ormai ex primo cittadino di Roma è stato allontanato da una strana storia di scontrini. Non so se riuscirà a sottrarsi alle brutte accuse, glielo auguro di cuore, so però che è stato un pessimo sindaco. Solo che ormai il mondo, sempre più piccolo, che scende in politica, si muove per simboli, indipendentemente se sotto il vestito vi sia qualcosa o, come accade il più delle volte, niente.
Marino, da quando ha capito che stava perdendo, si è “narrato” come vittima dei poteri forti, della mafia, delle burocrazie. I suoi sostenitori lo vivono anche come icona laicista contro l’invadenza della Chiesa, aggiungendo ai tanti nemici reazionari del povero papa Francesco anche i gruppi anti-cattolici professionali.
Riassumendo, ha governato male, ha descritto i suoi critici come sostenitori di Mafia capitale, ha fatto arretrare il rapporto fra città e Vaticano come se fossimo alla vigilia di Porta pia oppure ai tempi di Pio XII. Ai miei occhi un uomo politico dannoso.
Il Pd paga il prezzo del suo opportunistico compromesso interno. Renzi per fronteggiare la sinistra ha convinto uno dei suoi giovani leader a passare dalla sua parte. Come tutti gli anticomunisti, il segretario Pd sopravvaluta i comunisti e gli ex comunisti, ormai povera cosa. Era convinto che Orfini, figlioccio di D’Alema , gli portasse in eredità il consenso dei dalemiani. Non c’era niente.
L'ERRORE DI RENZI: CREDERE IN ORFINI. Renzi se ne è accorto tardi, mentre Orfini ha sperato di guidare Marino per poi prendere il suo posto. Storielle, storiacce, cattiva politica. Nasce da qui la crisi di un Pd già segnato dal coinvolgimento di suoi dirigenti in Mafia capitale.
Il premier dice ora che si faranno le primarie. Ma fra chi? Non è meglio cercare fuori, fra personaggi, maschili e femminili, di temperamento, capacità amministrativa, forza morale, ambizione inscritta nel ruolo da svolgere?
La destra non sta meglio. Marchini se si mette con Salvini e Meloni perde ogni attrattiva verso quell’elettorato di sinistra che guarda a lui con una simpatia che nasce anche dalla sua storia famigliare.
I 5 Stelle non si devono illudere di poter portare un quisque de populo al Campidoglio.
L’ideale sarebbe una vera gara fra personaggi che abbiano in comune almeno poche caratteristiche: amino Roma, la conoscano, non pensino alla città come un trampolino di lancio.
La Capitale vuole un sindaco. Non ce l’ha da oltre sette anni. Così si uccide una città.

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