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CONFLITTO 13 Ottobre Ott 2015 1339 13 ottobre 2015

Siria, il rischio di una guerra per procura tra Usa e Russia

Da quando Mosca ha iniziato a bombardare in Siria, Washington ha incrementato i rifornimenti di armi ai ribelli. Pechino: 'mentalità da guerra fredda'.

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L'ultima cosa che serviva alla Siria era una guerra per procura tra due super-potenze. Il conflitto siriano è già da anni terreno di scontro tra attori esterni, con l'Iran che aiuta il regime di Damasco e i Paesi del Golfo che per vie traverse e ambigue alimentano le milizie sunnite, da quelle “moderate” ad Al Nusra fino all'Isis.
Senza l'inserimento di questa rivalità regionale (responsabile di molti dei guai medio-orientali), la questione siriana sarebbe sicuramente meno difficile da sgarbugliare.
RUSSIA E IRAN UNITI CON ASSAD. Il rischio oggi è che anche gli Usa e la Russia sfoghino le loro rivalità in quella che è forse la guerra più intricata del secolo.
Nonostante i buoni propositi di collaborazione annunciati tra le parti, sembra che Washington e Mosca stiano perseguendo obiettivi diversi, e forse opposti.
Putin si è mosso al fianco dell'alleato Assad con una velocità spiazzante, e sta facendo sul serio nell'aiutare Damasco a riguadagnare posizioni contro i ribelli.
Quello che dovrebbe essere il nemico in comune con gli Usa, lo Stato Islamico, viene bombardato una tantum più per facciata che per altro. La priorità per Assad (e quindi per Putin) sono gli oppositori al regime.

La russia ha bombardato anche dal Mar Caspio. Nella foto: lancio di missile cruise.

In tandem con la Russia sta agendo anche l'Iran, storico alleato di Damasco e secondo molti l'unico vero motivo della resistenza del regime di Assad.
Secondo il quotidiano libanese al Akhbar vicino all'Iran, una nuova ondata di militari iraniani è arrivata in Siria per sostenere l'avanzata delle truppe governative nelle regioni centro-settentrionali.
GLI USA FORNISCONO ARMI AI NUOVI NEMICI DEI RUSSI. Dall'altra parte abbiamo l'amministrazione Obama, che, dopo il fallimento del programma di addestramento dei ribelli siriani, ha bisogno di alleati presenti sul terreno, e fatica a trovarne di validi.
Secondo il New York Times, che cita alcuni capi dei gruppi che combattono il regime di Damasco, gli Stati Uniti starebbero fornendo ai ribelli siriani anti-Assad numerosi missili anticarro e forniture massicce come mai era accaduto finora.

  • Il video del lancio di un missile anti-carro Tow pubblicato da una brigata ribelle siriana.

MISSILI ANTICARRO AI RIBELLI. La fornitura di missili sarebbe ripresa e si sarebbe intensificata rispetto al passato dopo l'inizio dei raid russi in Siria.
Missili anticarro “made in Usa” erano cominciati ad arrivare già nel 2013 - spiega il Nyt - attraverso un programma segreto portato avanti da Stati Uniti, Arabia Saudita e altri alleati, per aiutare alcuni gruppi anti-Assad controllati ed addestrati dalla Cia.
Ora il flusso sarebbe ripreso in maniera importante.
Punti di contatto sono già avvenuti, perché i missili anticarro americani (i Tow: tube-launched, optically tracked, wire-guided missiles ) avrebbero già colpito mezzi in uso del esercito regolare di Assad forniti proprio dalla Russia. Nella mappa sottostante (fonte: New York Times) sono evidenziati in rosso gli attacchi registrati con i missili Tow Usa impiegati dai ribelli, e con le stelline i bombardamenti di jet russi (fino al 5 ottobre) in un'area nord-occidentale della Siria.

Le bombe russe colpiscono postazioni ribelli dove si usano missili Usa (New York Times).

Lo scontro, quello che sui media americani è già stato definito proxy-war, non farebbe che peggiorare la situazione nel Paese, e anche se le facciate delle amministrazioni americane e russe restano amichevoli, i segni di un conflitto in pieno stile guerra fredda sono evidenti.
IL MONITO CINESE. A mettere in evidenza il rischio è stata una voce solitamente silenziosa sulle questioni estere: il Partito Comunista Cinese.
Martedì13 ottobre sul giornale del Partito, il Quotidiano del Popolo, ha accusato gli Usa e la Russia di combattere una guerra per procura in Siria e li ha accusati di avere una «mentalità da guerra fredda».
La bacchettata è arrivata tramite un editoriale, dove si sosteneva che sola una soluzione politica può mettere fine al conflitto.
Secondo il giornale la concorrenza tra le due potenze per l'influenza sugli altri Paesi è «un modo di pensare che appartiene al secolo scorso».
Il mondo, aggiunge il QdP, «non può stare a guardare» mentre il conflitto si allarga e diventa in tutti i sensi una guerra per procura che «rischia di perpetuare la disastrosa situazione del popolo siriano».
Ecco una mappa aggiornata delle forze in campo in Siria (fonte: New York Times).

In blu il territorio controllato dal governo di Damasco, in giallo quello in mano ai ribelli, in rosso le zone dell'Isis e in verde quelle curde. (New York Times).

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