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INTERVISTA 13 Ottobre Ott 2015 0700 13 ottobre 2015

Turchia, Surme: «C'è odore di servizi segreti»

L'esperto Shorsh Surme sulla strage: «Qui è in atto una strategia della tensione». Di Erdogan dice: «Ha la mente contorta, fa paura». E sul voto: «Zero trasparenza».

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L’attentato ai pacifisti di Ankara del 10 ottobre è il peggiore nella storia della Turchia moderna, almeno 128 morti e più di 500 i feriti, diversi in gravi condizioni: per molti turchi, un passato buio che si ripete.
«Strage di Stato», «Erdogan assassino», accusano i manifestanti in ricordo e in difesa delle vittime, in mesi di incertezza istituzionale molto pericolosa per il Paese.
AMBIGUITÀ CON L'ISIS. Archiviati i generali dei colpi di Stato, la Turchia doveva svoltare verso la democrazia. Invece da quando il presidente e tre volte premier islamista Recep Tayyip Erdogan cerca insistentemente di accentrare su di sé i poteri, con mosse sempre più spericolate come le ambiguità con l’Isis e l’avvicinamento alla destra nazionalista e oscura dei Lupi grigi, la Turchia è ripiombata in una sanguinosa strategia della tensione.
LA STRATEGIA DELLA TENSIONE. «C’è odore di servizi segreti in queste stragi, non sappiamo cosa ha in testa Erdogan e questo ci fa paura. Alle elezioni di giugno ha perso la maggioranza perché una parte dei suoi elettori dell’Akp aveva scelto i filocurdi di Selahattin Demirtas», spiega a Lettera43.it l’esperto curdo Shorsh Surme, «da allora Erdogan tenta di spingere il più possibile al voto anticipato, puntando a non far rivotare l’Hdp di Demirtas, la sinistra nuova e democratica che attrae consensi anche tra i curdi conservatori e tra i turchi».

Lo scrittore curdo Shorsh Surme (Tv7).


DOMANDA. Si torna alle urne il primo novembre. Che elettori cerca Erdogan?
RISPOSTA. Vuole recuperare quella percentuale persa, attingendo tra gli estremisti di destra dell’Mhp, che odiano i curdi. E vuole anche impaurire l’opinione pubblica, ricompattare l’elettorato anticurdo e destabilizzare il Paese. Così si blocca il processo di democratizzazione.
D. Ma la popolazione turca è così manipolabile? È sotto choc per gli attentati, ma si è proclamato lo sciopero generale e montano le proteste, anche tra gli altri partiti di sinistra, soprattutto verso Erdogan.
R. Infatti speriamo che Erdogan sia fermato dalla parte del suo partito che gli è contraria. L’ex presidente Gül e altri esponenti dell’Akp non condividono le sue scelte. A sinistra intellettuali come il sociologo turco Ismail Besikci e lo scrittore e Nobel Orhan Pamuk, che fanno presa sull’opinione pubblica, lo contestano. Ma non è facile capire cosa si muova nella mente contorta di Erdogan.
D. Un paio di anni fa flirtava con i curdi, aveva anche aperto un negoziato con il capo del Pkk Abdullah Öcalan.
R. Poi si è reso conto di non avere dai curdi il sì in parlamento per manipolare la Costituzione a suo vantaggio, accentrando cioè i poteri sul presidente, in senso anti-democratico. Ora cerca altri alleati per raggiungere un obiettivo che ci spaventa.
D. Demirtas, lo Tsipras curdo vero vincitore delle Legislative, grida al complotto. Lei è d'accordo?
R. Prima della strage di Ankara, a un suo raduno a Diyarbakır, capitale del Kurdistan turco, a giugno due bombe fecero due morti e 150 feriti. Poi la strage nel centro culturale di Suruc, altre 33 vittime tra i giovani in partenza come volontari per Kobane, in Siria, quasi tutti curdi. Tutto questo all'indomani e dopo il risultato storico del 7 giugno, cioè dopo gli 80 seggi in parlamento ai filocurdi di Demirtas.
D. Ma in Turchia è ancora così diffuso il sentimento contro i 15 milioni di curdi nel Paese?
R. Gli autori delle stragi sono indicati come kamikaze affiliati o vicini all’Isis e certamente il Califfato odia i curdi, che combattiamo in Siria e in Iraq. Ma anche nazionalisti e kemalisti, in Turchia, sono contrari alle richieste di autonomia, non più di indipendenza, dei curdi. E dal suo dietrofront, anche Erdogan rema contro.

Le proteste in Turchia per la strage del 10 ottobre (Getty).


D. Perché Öcalan tace sugli ultimi fatti gravissimi?
R. È recluso sull’isola di Imrali, sorvegliato da 700 soldati. La sorella che lo visitava è morta e ora sembra che anche il fratello rimasto nel Pkk - l’altro è uscito dal movimento e fa l’opinionista in tivù - non riesca più a vederlo. Per Öcalan parlano comunque i suoi sostituti ai vertici nel Pkk, che hanno sbagliato a uccidere i due poliziotti turchi, in reazione alla strage di Suruc. E certamente non sono personaggi morbidi. Ma dopo i 100 morti di Ankara, per favorire la descalation, hanno dichiarato sospesa la loro lotta armata.
D. Dunque Erdogan ha isolato Öcalan dopo aver lui stesso aperto, nel 2013, un canale diplomatico?
R. Da parte di Erdogan e del governo turco si susseguono le ambiguità. Dalla fondazione del Califfato hanno permesso il passaggio di migliaia di jiahdisti e chiuso gli occhi verso i curdi che combattevano l’Isis. Iniziata la campagna elettorale, hanno arrestato diversi esponenti del partito di Demirtas, con l’accusa di collusione con il Pkk, classificato gruppo terroristico.
D. Che margine di controllo ha Erdogan sul prossimo voto?
R. Non c’è trasparenza: anche per la strage di Ankara il governo ha censurato le riprese tivù sul luogo della carneficina, sono stati fermati altri giornalisti. E nelle regioni curde ha tentato di escludere diversi collegi dalle elezioni, con le accuse di vicinanza ai terroristi, ma l’Alto commissario per le elezioni lo ha bloccato.
D. Dall’estate nel Kurdistan turco è in corso un’offensiva dell’esercito contro le basi del Pkk.
R. Ormai è una guerra civile. Nel Bohtan, regione strategica tra Turchia, Iraq e Siria, vige il coprifuoco e i turchi colpiscono la popolazione civile, non il Pkk. Non cioè coloro che si posso difendere. La Nato, della quale la Turchia è membro, non dice niente, nonostante i curdi combattano e muoiano contro l’Isis.
D. In concomitanza con le stragi dell’Isis e la guerra al Pkk, alcuni attentati vengono rivendicati dal gruppo terroristico antimperialista Dhkp-c, una sorta di Br turche: che c’entrano loro?
R. Creare delle sigle nuove e manovrare questi gruppi terroristici è molto facile. È in atto una strategia della tensione, c’è odore di servizi segreti.
D. Erdogan pare controlli l’intelligence del Mit, molto attiva anche nei conflitti della Primavera araba.
R. Erdogan sembra riallinearsi a forze del passato con le quali si scontrava, durante le aperture ai curdi. Forze che curdi conoscono molto bene. Servizi segreti, probabilmente anche nazionalisti e kemalisti manovrano.

Twitter @BarbaraCiolli

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