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RIVOLTA 14 Ottobre Ott 2015 1030 14 ottobre 2015

Gerusalemme, va in scena l'intifada dei bambini

Raffica di attentati a Gerusalemme Est e Tel Aviv. Lame nelle schiene e spari. Dilaga la rabbia anti-ebrei. E la metà degli arrestati palestinesi è minorenne.

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Gerusalemme come Tel Aviv, sangue e feriti in strada, terrore e morti.
Nella capitale contesa di Israele e Palestina gli assalti simultanei hanno fatto altre tre vittime israeliane e una ventina di feriti.
Nel quartiere ebraico di Amon Ha Natziv due aggressori, uno dei quali sarebbe stato abbattuto dalla polizia, sono saliti a bordo di un autobus e hanno iniziato a sparare e ad accoltellare i passeggeri, due di loro a morte.
ATTACCHI SIMULTANEI. Contemporaneamente un altro palestinese lanciava, sempre a Gerusalemme, la sua auto contro alcuni pedoni, scendendo e pugnalandoli con un'arma da taglio, fino a ucciderne uno.
Nell'hinterland di Tel Aviv nessuna vittima, ma la stessa violenza in due episodi contro altri due passanti ebrei.
Tre attacchi in pochi istanti, all'indomani dei tre ragazzi israeliani gravemente feriti e degli agenti aggrediti nella città vecchia.
A ottobre sono stati oltre 20 gli attacchi con i coltelli, 29 i morti palestinesi, cinque gli israeliani.


L'INTIFADA DEI COLTELLI. In parlamento l'ultra-destra di Benjamin Netanyahu ha deciso di schierare l'esercito nelle città e studia una legge per arrestare chi lancia sassi e aprire agli ebrei alla Spianata delle moschee.
Nel contesto di misure di emergenza c'è anche la scelta di non consegnare i cadaveri degli attentatori alle rispettive famiglie.
ANCHE I BIMBI AGGREDISCONO. I palestinesi rispondono affondando le lame nelle schiene degli ebrei: gli aggressori sono anche donne e anziani, tanti giovani, parecchi ragazzini, persino qualche bambino.
Gli esperti esitano a chiamare l'escalation Terza intifada, ma i coltelli hanno sostituito le pietre della rivolta del 2000. La reazione dei palestinesi è popolare: un'intifada dei coltelli e dei bambini, un'altra intifada della disperazione.

In strada il terrore come durante la Seconda intifada

Il sangue dell'attentato sull'autobus a Gerusalemme (Getty).


Almeno uno degli attentatori sulla linea 68 sarebbe stato un affiliato di Hamas.
I due terroristi erano armati di una pistola e di coltelli, gli estremisti di Hamas che governano a Gaza si sono complimentati dell'azione.
SONO AZIONI ''IN PROPRIO''. Ma il palestinese alla guida dell'auto che ha ucciso un religioso ebreo sembra aver agito in proprio.
Tutti gli attentatori degli ultimi quattro attacchi, a Tel Aviv e nella capitale contesa, sarebbero di Gerusalemme Est, almeno tre del quartiere arabo di Jamal Mukaber.
Come il 13enne che, il 12 ottobre, ha pugnalato un suo coetaneo ebreo in bicicletta, il più grave dei sei attacchi in un giorno.
I bambini vivono in quartieri vicini, ma anziché giocare insieme si accoltellano.


«NON C'È NESSUN GRUPPO DIETRO». «Chiunque voglia davvero capire costa accade a Gerusalemme non può prescindere dal coinvolgimento di adolescenti, talvolta bambini, nella spirale di violenze», ha scritto in un commento il quotidiano israeliano Haaretz, «questa violenza omicida da parte dei bambini dovrebbe provare che nessun gruppo o organizzazione sta dietro questi atti e che le accuse del primo ministro Benjamin Netanyahu al presidente palestinese Mahmoud Abbas e ai parlamentari arabo-israeliani di diabolico incitamento sono totalmente infondate».
Dai dati della polizia israeliana 68 agenti sono stati feriti da pietre o bottiglie incendiarie nella guerriglia di al Aqsa, sulla Spianata delle moschee, delle ultime settimane, la metà dei 300 arrestati sono minorenni.
DILAGA L'ODIO POPOLARE. 1.300 i feriti palestinesi da pallottole vere o di gomme dall'inizio di ottobre, anche negli scontri in Cisgiordania.
Al sangue si risponde con il sangue, un odio diffuso si propaga da Gerusalemme a Tel Aviv. Nel week end le bombe israeliane in risposta a un razzo da Gaza hanno ucciso una madre incinta palestinese e la figlia di tre anni. È seguita l'offensiva di chi non ha niente da perdere.
«Dopo anni di calma, la paura divide Gerusalemme, una perdita del senso di sicurezza - sia per gli ebrei sia per gli arabi - di una gravità mai vista dalla Seconda intifada», commenta il quotidiano israeliano progressista.

Netanyahu sotto accusa: «Estremismo suicida»

Studenti palestinesi protestano contro Israele (Getty).


Gran parte degli attentatori palestinesi sono cittadini comune che si trasformano in terroristi contro gli israeliani e tentano di rubare le armi agli agenti.
Il pericolo è ovunque, anche se il primo ministro Netanyahu sostiene che «potrebbe andare peggio».
Guardie e soldati sono ovunque, un regime di coprifuoco è più sicuro.
AL VAGLIO MISURE DRASTICHE. Dopo aver bloccato in extremis l'accesso ai membri del parlamento e del suo governo alla Spianata delle moschee, dove nel 2000 la passeggiata dell'allora leader dell'opposizione (poi premier) Ariel Sharon scatenò la Seconda intifada, “Bibi” è stato costretto a una riunione d'emergenza del Consiglio di sicurezza e pensa misure drastiche come chiudere alcuni quartieri.
PALESTINESI IN SCIOPERO GENERALE. In tutto Israele il 13 ottobre gli arabi (il 20% della popolazione) hanno proclamato lo sciopero generale in solidarietà con le autorità palestinesi di Cisgiordania e Gaza sulla moschea di al Aqsa e contro il regime di sostanziale apartheid nel quale gli arabi sono confinati anche a Gerusalemme Est.
Altri scontri sono esplosi con le forze israeliane nei territori della West Bank, dove un palestinese è morto e 130 sono rimasti feriti a Betlemme. Sassaiole sono scoppiate anche al valico di Erez con la Striscia di Gaza.


I VIDEO CHOC ALIMENTANO IL TERRORE. La calma non può essere riportata con la militarizzazione, sparando a vista a ogni sospetto terrorista e agli assalitore: i video choc rimbalzano subito sui social network e sui media arabi, alimentando l'ondata di terrore.
Gli israeliani acquistano freneticamente spray accecanti e zainetti, per coprirsi le spalle dai terroristi.
E le autorità cittadine invitano «chiunque abbia il porto d’armi» a «uscire armato»: un clima di panico diffuso.
BIBI ATTACCATO POLITICAMENTE. E anche se Netanyahu nega l'intenzione di cambiare status alla Spianata delle moschee (per gli ebrei il Monte sacro del tempio), il dibattito alla Knesset è caldissimo.
Le sue rassicurazioni non convincono, sempre meno ebrei si fidano del suo governo, per l'opposizione «destinato a morire e senza visione».
A ogni festività religiosa ebraica, gli incidenti alla Spianata delle moschee si aggravano, allargandosi a tutto il tessuto urbano. Quindici anni fa, con la chiamata di Yasser Arafat all'Intifada di al Aqsa la rabbia esplosa uccise oltre 1.000 israeliani e 3.800 palestinesi.
Oltre 30 mila i feriti, spesso tra giovani e giovanissimi, in attacchi suicidi terroristici.

Twitter @BarbaraCiolli

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